A NORCIA IL CONVEGNO SUL TRENTENNALE DEL SISMA DEL 1979 - Tuttoggi.info

A NORCIA IL CONVEGNO SUL TRENTENNALE DEL SISMA DEL 1979

Redazione

A NORCIA IL CONVEGNO SUL TRENTENNALE DEL SISMA DEL 1979

Dom, 20/09/2009 - 14:45

Condividi su:


“Norcia si trova in una delle zone a più elevata pericolosità sismica in Italia e questo spiega la grande sensibilità di questa città a tematiche di questo genere”. Il convegno “La forza della natura, l'impegno dell'uomo. Norcia a trent'anni dal terremoto” che si è tenuto ieri mattina presso l'auditorium di San Francesco, proprio in occasione del trentennale dal sisma del 19 settembre 1979, è servito non solo a commemorare le cinque vittime di allora e a ricordare le ferite psicologiche e materiali, i numerosi disagi e i difficili momenti causati da quel rovinoso evento ma anche ad evidenziare come “tante sagge decisioni, pubbliche assunzioni di responsabilità e l'impegno dell'uomo – ha sottolineato il sindaco Gian Paolo Stefanelli – siano state autentiche e concrete risposte alla spaventosa calamità”.

Alla presenza dell'assessore regionale Vincenzo Riommi, della presidente della Comunità Montana Valnerina Agnese Benedetti e dell'assessore all'urbanistica Antonio Lucci, il sindaco, dopo aver passato in rassegna i momenti chiave dell'emergenza post terremoto e poi quelli della ricostruzione, ricordando anche la visita a Norcia di Sua Santità Giovanni Paolo II (23 marzo 1980), ha proseguito dicendo che “dal terremoto abbiamo imparato che, anche se i disastri naturali purtroppo accadono, continuano ad accadere e potrebbero ancora accadere, l'uomo può fare molto per incidere positivamente e impedire che gli effetti siano devastanti. Occorre approntare – ha esortato – tutti gli accorgimenti tecnici per evitare il ripetersi di tragedie ed applicare con onestà e rigore i parametri antisismici. I controlli su questo settore da parte delle Istituzioni competenti devono essere sempre costanti e stringenti, perché l'unica difesa è costruire bene, nel rispetto del bene comune e delle regole”. E su questo fronte Norcia può senz'altro vantare un primariato in Italia, dato che la prima legge antisismica per la ricostruzione, unica in Italia, venne emanata proprio nella città di San Benedetto nel 1859.

“Norcia – ha evidenziato l'ingegnere Fabio Iambrenghi – è stata la prima città in Italia a sentire la necessità di dotarsi di uno specifico regolamento per organizzare la ricostruzione. Le norme di questo primo regolamento edilizio, che porta la data del 15 maggio 1860 – ha proseguito – furono stilate da due studiosi inviati dallo Stato Pontificio, che all'indomani del terremoto vennero a fare le loro rilevazioni a Norcia, mettendo in rapporto i danni subiti dagli edifici con le loro caratteristiche architettoniche”. Da questo studio approfondito scaturirono una serie di prescrizioni come: l'obbligo di abbassare il baricentro degli edifici, diminuendo la loro altezza; la limitazione dell'uso delle volte nei piani superiori; il divieto di costruire su terreni di scarico e su pendii; l'adeguamento dello spessore dei muri esterni, mai inferiore ai 60 cm, e l'utilizzo di muri di scarpa esterni per l'attenuazione delle forze orizzontali; l'obbligo di collegare bene i muri esterni con i divisori; come pure l'obbligo di utilizzo di materiali di qualità. “Anche se quest'ultima norma è stata in parte disattesa, soprattutto a causa di carenze economiche – ha fatto notare Iambrenghi – la ricostruzione edilizia effettuata dopo il 1859 ha comunque permesso, durante il terremoto del '79, di salvare almeno le vite umane”.

E l'attività di prevenzione sismica continua ancora oggi a Norcia, basti pensare che lo stesso Comune, primo in Italia, ha promosso e commissionato studi paleosismologici per evitare di costruire in prossimità delle faglie e per costruire secondo criteri di sicurezza. “Lavoriamo a Norcia da più di dieci anni – ha detto Paolo Galli del dipartimento di protezione civile nazionale – e abbiamo accertato che in questa zona si verificano sia i terremoti di ‘stile abruzzese' sia quelli di ‘stile umbro'. Qui le due sismicità si sommano. Norcia è pertanto diventata una sorta di laboratorio dove, attraverso l'applicazione di precise metodologie, abbiamo cercato di far parlare le faglie. Questo studio ci ha portato a scavare 9 trincee paleosismologiche e, a parte il Fucino, non c'è altra zona in Italia più studiata”. Un inquadramento sismo tettonico dell'area nursina è stato dato da Fabrizio Galadini, dirigente dell'INGV di Milano, a cui ha fatto seguito la descrizione di uno dei piani di recupero del centro storico di Norcia da parte di Carlo La Torre, dell'Università Federico II di Napoli.

Uno spazio del convegno è stato riservato anche all'esperienza della ricostruzione da parte degli uffici comunali, in particolare dell'ufficio urbanistica e dell'ufficio ricostruzione e opere pubbliche che, per tramite dei loro attuali dirigenti Livio Angeletti e Maurizio Rotondi, hanno descritto le numerose attività di quegli anni. Testimonianze dell'attività amministrativa post sisma '79 sono venute anche da Franco Giustinelli, presidente ICSIM e allora assessore regionale. Mentre l'attuale assessore alla ricostruzione Riommi, oltre a ricordare come la Regione Umbria anche allora sia stata il motore del percorso di emergenza e della ricostruzione poi, ha fatto notare come anche oggi continui ad essere sempre presente e attiva su questo versante. “Prosegue la nostra attività presso lo Stato Centrale – ha promesso Riommi – al fine di ottenere le ultime risorse ancora necessarie per completare definitivamente sia la ricostruzione del '79 che quella del ‘97”.

TESTO INTEGRALE DEL DISCORSO DEL SINDACO GIAN PAOLO STEFANELLI

33 interminabili secondi di terrore con epicentro a Norcia: cinque morti, tre nello stesso Comune di Norcia (Monadi Antonio, di anni 86, e i coniugi Torrioni Benedetto di anni 40 e Berardi Ferminia di anni 35) e due in quello di Cascia (Attilio e Maria D'Ottavio di Chiavano, anche questi coniugi). Decine di feriti e contusi, intere frazioni come San Marco e Castel Santa Maria rase al suolo, edifici danneggiati gravemente, lesioni e crolli parziali nel capoluogo. Tutto questo accadde esattamente 30 anni fa. La forza devastante di quel terribile terremoto, di magnitudo 5.9 della scala Richter (IX grado della Mercalli), arrivò improvvisa alle 23,20 e sembrò annullare la vita di molti di noi, colpendo una vastissima area del nostro territorio. In poco più di mezzo minuto, quello che la gente aveva costruito con tanto sacrificio e il patrimonio storico di cui andavamo fieri (basti solo pensare al tempio trecentesco della Madonna delle Neve a Castel Santa Maria, crollato nella quasi totalità) vennero spazzati via. Dolore, disperazione, angoscia, sconforto e disorientamento in quegli attimi interminabili e nei momenti che seguirono immediatamente dopo quella terribile notte del 19 settembre presero il sopravvento ma, con grande saggezza, furono respinti da questa popolazione fiera, di grande capacità e immensa volontà, che da subito decise di risollevarsi dalle macerie materiali e morali.Impossibile dimenticare quella notte. Il forte boato che ha anticipato la prima scossa, il black out, i calcinacci e la polvere per le vie della città, la gente avvolta nelle coperte per strada o nelle proprie automobili, l'interruzione delle comunicazioni telefoniche, massi lungo le strade principali, alberi sradicati, …I soccorsi, come di recente in Abruzzo, anche allora furono immediati. Alle 2 di quella stessa notte venne ripristinata la linea elettrica e all'alba cominciarono ad arrivare i primi aiuti. Tutte le maggiori autorità politiche e militari si ritrovarono la mattina del 20 settembre a redigere un efficiente piano di emergenza. C'erano il Ministro dell'Interno Virginio Rognoni, il senatore Giancarlo De Carolis, il Prefetto Chialante, il Questore di Perugia Pariello, il colonnello della Legione dei Carabinieri di Perugia Tumminiello, il sindaco Alberto Novelli, il comandante dei carabinieri di Norcia Fanelli, il presidente della Giunta Regionale Germano Marri e gli amministratori regionali Alberto Provantini, Cecati e Roberto Abbondanza. Pure di fronte alla mancanza di un adeguato servizio statale di Protezione Civile, superati i primi momenti di incertezza e confusione, si intervenne con la massima tempestività, grazie alla collaborazione instauratasi con la Regione Umbria, la Prefettura di Perugia, il Genio Civile, le autorità militari tutte, i vigili del fuoco, gli Enti locali e molti volontari. Il comitato di coordinamento si mise subito al lavoro. La Giunta Regionale stanziò immediatamente mezzo miliardo per le prime operazioni dando ai sindaci delle zone colpite dal sisma disposizioni di spendere quella cifra a loro discrezione. Più di mille tende da campeggio e roulotte vennero sistemate nei giardini, nei cortili delle scuole, nel campo sportivo e nel foro Boario. I tecnici della SIP e dell'ENEL si misero subito al lavoro per riportare tutto alla regolarità. Lo sforzo di attutire i contraccolpi fisici e psicologici e di reagire alla spaventosa calamità fu enorme ma comune, di tutti. Venne allestito in Viale Lombrici il primo campo base, di raccordo tra le varie operazioni, e nel giro di poche settimane furono compiuti oltre 12 mila sopralluoghi che consentirono di ottenere un decreto legge per 18 miliardi e poi una legge organica di ricostruzione, la 115 del 3 aprile 1980. A pochi mesi dal terremoto, la Regione completò l'installazione di oltre 1.600 prefabbricati, più di cento destinati a servizi. E per disporre di quanto necessario, a cominciare dalle piazzole, dalle opere di urbanizzazione e dal montaggio dei moduli prefabbricati, si lavorò anche con temperature rigidissime. In pochi mesi vennero spesi circa 21 miliardi. Oggi siamo qui non solo per ricordare un anniversario e per commemorare le vittime di quel rovinoso evento sismico ma anche per evidenziare insieme come le decisioni sagge, le pubbliche assunzioni di responsabilità, l'impegno dell'uomo – di ciascuno di noi, siano l'unica autentica risposta alle catastrofi naturali. Il parallelo corre all'Abruzzo, Regione profondamente offesa e ferita dal terremoto di alcuni mesi fa. La straordinaria forza e il grande coraggio degli abruzzesi, la loro voglia di fare sono stati gli stessi sentimenti che animarono la popolazione di questo territorio che anche allora sperimentò l'importanza della solidarietà tra persone, la volontà di fare squadra in nome dell'operosità, a difesa del senso di appartenenza.Voglio ricordare brevemente, a questo riguardo, la visita di Giovanni Paolo II a Norcia, il 23 marzo 1980, anno successivo al terribile terremoto, in cui si celebrò il quindicesimo anniversario della nascita di san Benedetto. Quella visita fu non soltanto una testimonianza di solidarietà e di affetto per la popolazione della Valnerina ma un autentico segnale di speranza e di ripresa della vita economica e sociale della città così martoriata; sicuramente una delle pagine più belle della storia della nostra chiesa e della nostra memoria; “la ragione della fiducia con la quale vorremo guardare al futuro”, secondo l'allora arcivescovo Ottorino Pietro Alberti. L'arrivo di Sua Santità fu, come preannunciato, un avvenimento eccezionale. Si rivolse ai terremotati di Castel Santa Maria con queste parole: “.. Sono venuto per dirvi il mio apprezzamento per la dignità con cui avete saputo affrontare questa prova e per la generosità e la tenacia con cui mostrate di volerla superare; sono venuto per condividere la speranza che vi ha tutti sostenuti nella prova e per assicurarvi che il Papa vi è particolarmente vicino; sono venuto per incoraggiarvi a perseverare nelle tradizioni di fede, di onestà, di laboriosità, che hanno sempre distinto i vostri avi, consentendo loro di non soccombere anche nei momenti più avversi della loro storia”.E alle autorità Civili disse:”In questo vigoroso sforzo di rinascita e di ripresa economica, sociale e religiosa, invoco l'aiuto della bontà divina, mentre auspico di cuore l'impegno premuroso e fattivo da parte di tutti, sorretto dall'opera delle autorità civili, per una pronta ed adeguata soluzione dei problemi che assillano questa regione. … A tutti rivolgo il mio sincero augurio di ricostruzione e di progresso, in armonia di intenti; augurio di non perdersi d'animo in questo momento difficile; augurio di lavoro e di concordia, augurio di elevazione sociale e soprattutto di fedeltà alle loro tradizioni di fede, tanto profondamente radicate”. E ai giovani si rivolse così:”Cari giovani, gli ideali ed i valori prevalenti della testimonianza di san Benedetto voi li avete individuati e, con la grazia di Dio, vi siete impegnati a viverli; continuate ad interpretarli e ad incarnarli con coraggio, con generosità, con entusiasmo, convinti che il Signore stesso è il solo garante, come dice il salmista, di un edificio dalle solide fondamenta, di un avvenire quindi giusto ed umano, di una società pacifica e produttiva, di un ordine armonioso e fraterno”Quindi non solo dolore, ma da subito speranza, voglia di rialzarsi, tenacia e voglia di ricostruire. Dopo la sostituzione delle tende con i prefabbricati per attenuare i disagi dovuti alle avverse condizioni atmosferiche, subito dopo iniziò l'opera della ricostruzione con la prima gru che venne posizionata nel centro storico, presso il “Cinema Impero”. In quel terribile frangente, i nursini diedero prova di saper reagire, alzarono la testa ed iniziarono a fare, con il fermo convincimento che la ricostruzione avrebbe dovuto interessare gli stessi luoghi dove erano e come erano le loro abitazioni, le loro attività commerciali. La decisione della Regione Umbria e dell'allora assessore all'assetto del territorio Franco Giustinelli (decisione che venne sollecitata dagli amministratori locali) fu quella di puntare su un tipo di ricostruzione mirata, non separata ad una più generale strategia di rinascita e di sviluppo economico e sociale, attraverso la programmazione dei vari interventi, l'attribuzione dei poteri decisionali alle realtà territoriali, a cominciare dalla Comunità Montana e dai Comuni, e infine attraverso la definizione di precisi piani di recupero. La ricostruzione iniziò nel 1981 e si dotò dell'UMI, l'Unità Minima di Intervento, uno strumento urbanistico di intervento che è stato considerato un modello anche per la ricostruzione del 1997. La ricostruzione si realizzò dando priorità alla ricostruzione delle prime case: poi il recupero ed il restauro del patrimonio artistico ed architettonico. Oggi Norcia è un esempio da esportare. Case tutte realizzate con criteri antisismici; bellezze architettoniche non solo recuperate ma anche messe in sicurezza. Tutto questo è accaduto grazie alla volontà comune di superare i tanti ostacoli burocratici, grazie alle leggi della Regione, comprese quelle che hanno sostenuto l'attività agricola locale, e all'operatività delle istituzioni tutte. Grazie alla positiva opera di ricostruzione, oggi Norcia è uno dei “borghi più belli d'Italia”, meta indiscussa di migliaia di turisti, di diverso target. E qui giungo alle conclusioni.Dal terremoto abbiamo imparato che, anche se i disastri naturali purtroppo accadono, continuano ad accadere e potrebbero ancora accadere, l'uomo può fare molto per incidere positivamente e impedire che gli effetti siano devastanti. Occorre approntare tutti gli accorgimenti tecnici per evitare il ripetersi di tragedie ed applicare con onestà e rigore i parametri antisismici. I controlli su questo settore da parte delle Istituzioni competenti devono essere sempre costanti e stringenti, perché l'unica difesa è costruire bene, nel rispetto del bene comune e delle regole. Impegniamoci tutti in tal senso.


Condividi su:


ACCEDI ALLA COMMUNITY
Leggi le Notizie senza pubblicità
ABBONATI
Scopri le Opportunità riservate alla Community

L'associazione culturale TuttOggi è stata premiata con un importo di 25.000 euro dal Fondo a Supporto del Giornalismo Europeo - COVID-19, durante la crisi pandemica, a sostegno della realizzazione del progetto TO_3COMM

"Innovare
è inventare il domani
con quello che abbiamo oggi"

Lascia i tuoi dati per essere tra i primi ad avere accesso alla Nuova Versione più Facile da Leggere con Vantaggi e Opportunità esclusivi!


    trueCliccando sul pulsante dichiaro implicitamente di avere un’età non inferiore ai 16 anni, nonché di aver letto l’informativa sul trattamento dei dati personali come reperibile alla pagina Policy Privacy di questo sito.

    "Innovare
    è inventare il domani
    con quello che abbiamo oggi"

    Grazie per il tuo interesse.
    A breve ti invieremo una mail con maggiori informazioni per avere accesso alla nuova versione più facile da leggere con vantaggi e opportunità esclusivi!