L’Umbria mantiene il primato in Italia per offerta di eventi culturali rapportati alla popolazione. Una ricchezza che però non muove sufficientemente l’economia.
E’ quanto rileva l’elaborazione della Camera di Commercio dell’Umbria sul Rapporto annuale SIAE 2026, relativo alle attività dell’anno precedente.
Con 66.710 appuntamenti e 3,57 milioni di presenze, l’Umbria conserva la rete di spettacoli più fitta d’Italia: 78,3 eventi ogni mille abitanti, contro i 56,7 della media nazionale. Con una flessione dell’offerta minima e quasi allineata a quella del Paese. Ma l’aspetto preoccupante è relativo alle ricadute economiche. Gli incassi scendono a 45,17 milioni di euro, il 2,2% in meno, mentre in Italia cresce del 7%.
Il primato dell’offerta
L’Umbria si conferma nel 2025 la regione italiana con il maggior numero di spettacoli in rapporto alla popolazione. Il Rapporto SIAE 2026 (relativo all’anno 2025) ne registra 78,3 ogni mille abitanti, quasi 22 in più rispetto alla media nazionale, ferma a 56,7. La densità dell’offerta umbra è superiore di circa il 38% al dato italiano.
Alle sue spalle si collocano Friuli-Venezia Giulia, con 76,4 spettacoli ogni mille abitanti, Lazio con 73,8, Valle d’Aosta con 73,6 e Marche con 69,2. In fondo alla graduatoria si trovano Molise, con 21,7, Calabria con 27,1, Campania con 37,9, Trentino-Alto Adige con 38,6 e Sicilia con 45,1.
Il perimetro della rilevazione della SIAE, Società Italiana degli Autori ed Editori, comprende cinema, teatro, concerti, mostre, discoteche e sale da ballo, parchi e attrazioni viaggianti, fiere e spettacoli sportivi.
In valori assoluti, gli appuntamenti umbri sono passati dai 67.297 del 2024 ai 66.710 del 2025: 587 in meno, pari allo 0,9%. È una contrazione sostanzialmente in linea con quella nazionale, dove gli spettacoli sono scesi da 3.370.090 a 3.343.656, il 0,78% in meno.
Solo cinque regioni aumentano il numero degli eventi: Sicilia, Basilicata, Campania, Calabria e Sardegna. Le diminuzioni più marcate riguardano invece Liguria e Valle d’Aosta.
Guidano Jazz e classica
Umbria Jazz e la musica classica del Festival di Spoleto ed altri eventi caratterizzano l’offerta cultura in Umbria.
Nel jazz registra la spesa media per spettatore più alta d’Italia, pari a 37,89 euro, e il maggiore introito medio per spettacolo, superiore a 11 mila euro.
Il Rapporto collega il risultato alla forza di Umbria Jazz, con 161 spettacoli, e indica Perugia tra le principali città italiane del settore, con circa 29 mila ingressi. La presenza si estende anche alla stagione invernale con Umbria Jazz Winter, a Orvieto, uno degli appuntamenti citati dalla SIAE nel calendario natalizio nazionale.
Nella musica classica l’Umbria raggiunge un altro primato: il 57% dei comuni ospita almeno un appuntamento, la quota più alta riportata tra le regioni italiane. La candidatura al patrimonio mondiale dell’Unesco, Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura, del sistema dei teatri condominiali all’italiana coinvolge, inoltre, strutture umbre insieme a quelle di Marche ed Emilia-Romagna.
Coinvolti anche i piccoli comuni
Il primato umbro non dipende dai numeri assoluti, inevitabilmente condizionati dalla dimensione demografica, ma dalla distribuzione territoriale dell’offerta. La SIAE colloca l’Umbria tra le poche regioni nelle quali il numero dei comuni con almeno uno spettacolo ha mostrato stabilità o una lieve crescita.
Il risultato assume maggiore peso in un anno nel quale la rete nazionale si è ristretta. I comuni attivi italiani, infatti, a differenza dell’Umbria sono passati da 6.740 a 6.629; sono diminuiti anche i locali e gli organizzatori (cosa invece non avvenuta in Umbria). Con quest’ultimo termine la SIAE indica il soggetto responsabile dell’evento: può essere un’impresa, un’associazione, una fondazione, un ente pubblico, una pro loco o anche una persona fisica.
La continuità territoriale distingue l’Umbria dalle regioni nelle quali la programmazione tende a concentrarsi nei capoluoghi e nei grandi poli. Qui lo spettacolo resta presente anche nei centri minori, sostenuto da teatri, festival, associazioni, amministrazioni locali e strutture private.
Il quadro regionale si è intanto arricchito della legge regionale 18 maggio 2026, n. 8, “Norme in materia di cultura e imprese culturali e creative”. Il testo riconosce alle imprese culturali e creative un ruolo strategico nella valorizzazione del patrimonio e nello sviluppo del territorio, introducendo strumenti di programmazione e sostegno. I dati SIAE costituiscono così una base concreta per misurare la fase attuativa: l’Umbria parte da una rete di spettacoli molto diffusa, ma da una dinamica della spesa che nel 2025 ha perso terreno.
Cala la spesa
Se l’offerta conserva il primato, la spesa segue una traiettoria diversa. Nel 2025 il pubblico ha speso in Umbria 45,17 milioni di euro, quasi un milione in meno rispetto all’anno precedente. La riduzione è del 2,2%, mentre in Italia la spesa complessiva sale del 7%, fino a 4,3 miliardi.
L’Umbria è l’unica regione del Centro in arretramento. Le Marche crescono del 6,2%, il Lazio del 5,3% e la Toscana del 2%. Nella graduatoria nazionale per andamento della spesa, la regione si colloca al diciassettesimo posto.
Il dettaglio dei comparti mostra un sistema della spesa a due velocità. Crescono le fiere del 17,2%, le mostre del 15,3%, il teatro del 7,9%, il cinema del 5,1%, lo sport del 2,2% e i parchi e le attrazioni viaggianti dell’1,9%. Calano invece i concerti, del 5,8%, e soprattutto le discoteche e sale da ballo, dell’11,7%.
Sono proprio questi due comparti a determinare il risultato complessivo: le discoteche perdono circa 1,84 milioni di euro, i concerti oltre mezzo milione. Gli aumenti registrati negli altri settori non riescono a compensare la flessione.
Molte presenze, un valore medio più basso
Nel linguaggio statistico della SIAE gli spettatori sono presenze (una stessa persona, nell’arco dell’anno, può partecipare a più eventi).
Nel 2025 in Umbria sono state registrate 3.569.146 presenze, a fronte di circa 852 mila residenti, equivalenti a 4,2 ingressi per abitante. Il dato comprende anche turisti, visitatori provenienti da altre regioni e persone presenti a più spettacoli.
La spesa media è stata di 12,66 euro per presenza, contro i 16,99 euro nazionali. L’Umbria è quindicesima tra le venti regioni e si colloca il 25,5%, sotto la media italiana. Nel Centro il Lazio raggiunge 19,02 euro, la Toscana 15,79 e le Marche 12,93.
Rapportando la spesa all’intera popolazione, il risultato in Umbria è di 53,02 euro per abitante, contro 72,96 euro in Italia. La regione occupa il dodicesimo posto nazionale ed è ultima nel Centro.
Il dato suggerisce una struttura dell’offerta caratterizzata da prezzi e dimensioni mediamente più contenuti rispetto alle regioni che concentrano grandi concerti, manifestazioni sportive e produzioni ad alto incasso. Non misura, tuttavia, l’intera ricaduta economica generata dagli eventi su alberghi, ristorazione, commercio, trasporti e altri servizi.ù
Mencaroni: trattenere una quota maggiore del valore prodotto
Dichiara Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria: “Il primato dell’Umbria non nasce da pochi eventi eccezionali, ma da una presenza dello spettacolo che raggiunge una parte molto ampia del territorio. È un vantaggio raro, perché alimenta partecipazione, attrattività e qualità della vita anche fuori dai centri maggiori. Il dato sulla spesa, però, invita a non fermarsi alla graduatoria: organizzare molti appuntamenti non basta se imprese, operatori e comunità locali non riescono a trattenere una quota maggiore del valore prodotto. La legge regionale n. 8 del 18 maggio 2026, che riconosce e sostiene le imprese culturali e creative, offre ora un quadro nuovo per consolidare questa rete e darle maggiore continuità. La Camera di Commercio è pronta a fare la sua parte, insieme alle istituzioni, al sistema delle imprese e al mondo degli eventi. L’Umbria dispone già di marchi internazionali e di un patrimonio diffuso: la sfida è trasformare questa ricchezza culturale in lavoro, investimenti e ricadute più stabili per i territori”.