di Spoleto 5 Stelle
Il giorno di Natale entrerà in vigore in Italia la Direttiva Comunitaria 98/2008/CE in materia di rifiuti (recepita con D.Lgs. 3 dicembre 2010, n. 205).
La Direttiva si propone di trasformare la Unione Europea in una “società del riciclo”. Gli Stati devono fissare norme per evitare la produzione di rifiuti (piani prevenzione), e per aumentare il riciclo.
Un elemento molto importante è la partecipazione dei cittadini nei piani di gestione e nei programmi di prevenzione. L'art. 31 della Direttiva prevede per la Pubblica Amministrazione un obbligo di co-decisione con i cittadini, per queste materie.
La partecipazione dei cittadini, dettata prima solo dal buon senso, è ora legge nazionale e comunitaria. La strada della partecipazione tracciata dalla direttiva può diventare un modello di gestione della pubblica amministrazione anche per altri settori.
I criteri, in ordine gerarchico, per i rifiuti saranno: 1. Prevenzione; 2. Preparazione per riutilizzo; 3. Riciclo; 4. Recupero di altro tipo; 5. Smaltimento. Del resto anche il Codice dell'Ambiente italiano stabilisce che le misure dirette al recupero dei rifiuti mediante riutilizzo, riciclo o ogni altra azione diretta ad ottenere da essi materia prima secondaria sono prioritarie (v. art. 179 2° comma).
La Direttiva stabilisce obiettivi minimi obbligatori per la raccolta differenziata. Purtroppo nel decreto di recepimento il governo italiano ha introdotto la possibilità di deroghe a questi obiettivi minimi: tali deroghe sono una sconfitta, e con ogni probabilità l'Italia verrà sanzionata dalla UE.
Il Piano Regionale dei Rifiuti dell'Umbria non prevede allo stato il raggiungimento degli obiettivi fissati dalla legge. Nel piano regionale si indica la possibilità di un inceneritore, che costerebbe 108 milioni di euro da ammortizzarsi in 20 anni. E si prevede che se l'ATO non riuscisse ad individuare un sito per l'inceneritore, si potranno utilizzare gli impianti industriali esistenti nella Regione. L'inceneritore non “chiuderebbe” in nessun modo il ciclo dei rifiuti, producendo polveri sottili e ceneri da smaltire in discarica.
La soluzione offerta dalla Direttiva Europea è quella del riciclo, l'unica moderna ed economica. La differenziata non costa di più. Nel Piano regionale lo “scenario 0”, cioè lasciare le cose come sono ora, costerebbe 74,1 milioni di euro all'anno. Lo “scenario obiettivo”, con il massimo di raccolta differenziata, costerebbe 80 milioni di euro all'anno. La differenza è limitata, e sarebbe compensata da innumerevoli altri vantaggi economici.
Nel “Rapporto annuale sul riciclo in Italia” pubblicato da FISE-UNIRE e Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, si calcola che ogni 10.000 tonnellate di rifiuti riciclati si creano 250 posti di lavoro.
Uno strumento per obbligare l'amministrazione all'adempimento delle Carte dei servizi in materia di rifiuti è la possibilità di azioni collettive (cd. class action) nei confronti della Pubblica Amministrazione di fronte al TAR (D.lgs. 198/09). Su ricorso delle associazioni di consumatori o cittadini il TAR può obbligare la pubblica amministrazione ad adempiere. Non vi è una forma di risarcimento ma il TAR può imputare la responsabilità ai funzionari addetti, trasmettendo gli atti anche per la responsabilità contabile.