Non stravolge il servizio sanitario né ambulatoriale lo sciopero nazionale del personale sanitario e veterinario, almeno non in Umbria. Nonostante l’adesione massiva di oggi, il servizio è stato garantito, dicono dai sindacati: dunque nessuna difformità nelle prestazioni ai cittadini, anche per quanto riguardo i medici di famiglia. Nel botta e risposta, il direttore generale Walter Orlandi replica: “non c’è nessuno a scioperare”. Ma i sindacati ribattono in conferenza stampa a Palazzo Cesaroni: tutte le sigle hanno aderito allo sciopero, al quale partecipano anche i dipendenti delle USL e degli Istituti zooprofilattici.
E’ soprattutto la precarietà dei giovani medici a preoccupare: con l’applicazione della legge Fornero, infatti, nei prossimi anni ci sarà un pensionamento di 13mila medici, senza che il “buco generazionale” che si creerà possa essere colmato. “E’ sempre più difficile assumere personale”, così come “stabilizzare i precari che da anni stanno lavorando per garantire il servizio”, dicono dai sindacati. Il dato a riguardo è indicativo: i medici più giovani in Umbria hanno tra i 45 e i 50 anni, mentre per quanto riguarda i veterinari sarà l’83% ad andare in pensione.
Il grido si alza anche da parte della rappresentanza della Cgil: posti di specializzazione ridotti, blocco del turn over, assenza di bandi e concorsi. Nel calderone del sistema welfaristico e dello sviluppo economico legato al mondo del lavoro, “la legge di stabilizzazione dei precari è una bufala, che provoca disuguaglianza generazionale”, dicono dai sindacati. E’ per questo che i medici chiedono di istituire un tavolo con Regione, Usl e Università per puntare sulle scuole di specializzazione per i nuovi medici. Tra le fila, ad ascoltare c’era, insieme a Sergio De Vincenzi (Ricci Presidente), Valerio Mancini (Lega Nord), Marco Squarta (FdI) e Andrea Liberati (M5S), anche Attilio Solinas (Pd), presidente della commissione regionale sanità della Regione Umbria, al quale i medici spiegano come la “riforma del sistema regionale sanitario del 2012 sia stata totalmente disattesa: non esiste un’integrazione ai servizi, ma solo tagli alla spesa e accorpamento dei servizi”.
Liste d’attesa – A discapito di un sistema che si avvicina alla stesura del nuovo piano sanitario regionale, a pendere come una spada sul futuro del sistema umbro c’è anche la legge regionale 18, che provvederà alla costituzione delle macroaree. Non solo. “Scioperiamo anche per difendere la nostra professionalità, dato che ci troviamo sotto un fuoco incrociato ormai da diversi anni”, dicono i sindacati. La questione delle risorse è ovviamente al centro: per i medici in sciopero, solo sciogliendo questi nodi si potrà poi passare a ridurre le liste di attesa, così come poter migliorare anche i tempi di attesa nei pronto soccorsi, o insistere sui servizi radiologici anche in città come Spoleto, Foligno e Città di Castello.
Tra pubblico e privato – Salvaguardare uno dei sistemi sanitari migliori al mondo, come appunto quello italiani, in particolare in termini di assistenzialismo, non significa però rinunciare ai finanziamenti privati: in Umbria circa il 40% delle prestazioni ambulatoriali non sono pubbliche, con 12 miliardi nelle casse della sanità che giungono proprio dal privato. Questo però, per i medici in sciopero, non significa dover “sconvolgere il welfare e puntare su una sanità buona per i ricchi, o per chi può permetterselo, e per un accesso residuale per i poveri”.
Accanto ai medici, anche i veterinari chiedono di rinnovare, seppur senza automatismi, il contratto dopo 6 anni di blocco, dove “ingiustamente” è stata ricompresa anche l’indennità legata all’esclusività di rapporto per scaglioni di 5 e 15 anni di anzianità per coloro che hanno raggiunto la posizione per averne diritto. Anche i veterinari lottano sulla stessa linea contro il limbo del precariato, per un piano di assunzioni anche per disoccupati, “visto che l’età media di molti colleghi si aggira intorno ai 60 anni”. Partita aperta anche sulla sicurezza alimentare, “per la quale per legge siamo Autorità Competente, attribuendo risorse certe nell’ambito del 5% delle risorse del FSN da destinare alla Prevenzione”. Ma i dipartimenti di prevenzione dell’Umbria non ne ricevono più del 2%.
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