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Vus, è il caos. Benedetti prende le distanze. Cda spaccato “pericolose le fughe in avanti”. Aggiornamenti: interviene Emili (nei commenti)

Redazione

Vus, è il caos. Benedetti prende le distanze. Cda spaccato “pericolose le fughe in avanti”. Aggiornamenti: interviene Emili (nei commenti)

Mar, 09/08/2011 - 22:15

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Carlo Ceraso
E’ stata un’altra giornata d’inferno per la Vus, finita nel ciclone delle polemiche dopo che si è scoperto che l’ipotesi di cedere la controllata Vus Com (gas metano) era in stato molto più avanzato di quanto si poteva sospettare. Ad aumentare lo scandalo la decisione del presidente Villa, anche questa tenuta gelosamente nascosta, di bloccare le attività fornite dalla holding a Vus Com. Non tutte però: solo quelle legate alle “attività direzionali, di acquisto gas, il rinnovo delle grandi utenze industriali, recupero e incremento delle utenze Retail, gestione legale del contenzioso” come aveva pubblicato TO® nell’edizione di ieri (qui). Resta un mistero invece (forse non più di tanto) l’ordine di proseguire nelle altre attività come la fatturazione, il recupero crediti e il back office. Misteri della strategia di Sergio Villa (nella foto) il presidente di Vus SpA che ieri, piccatosi delle critiche di sindacati, politici e quotidiani, ha annunciato una raffica di querele. In una strana coincidenza temporale, era sceso in suo soccorso il sindaco di Foligno Nando Mismetti il quale “oltre a ribadire la piena fiducia al presidente Villa, professionista che unisce esperienza e capacità” ha evidenziato che “su Vuscom non è stata presa alcuna decisione” in quanto è in atto “un confronto tra i soci” (qui). Peccato che i soci, almeno i 17 che non siedono nel Coordinamento del controllo analogo (Foligno, Spoleto, Trevi, Spello e Cascia in rappresentanza della Valnerina) nessuno ne sappia nulla. Ma forse non sono i soli.
Le distanze di Benedetti – di oggi la nota del sindaco di Spoleto e presidente dell’Ati3 Umbria che la dice lunga come sulla vicenda c’è chi ciurla nel manico. Non parla direttamente il primo cittadino ma, pur ricorrendo al politichese, forse per non “strappare” troppo con Foligno, si intuisce che le cose stanno diversamente da quanto asserisce Villa. “È vero che sul futuro della VUS COM non è stata presa alcuna decisione definitiva – scrive – e che si è ancora in una fase di studio, ma è altrettanto vero che su una proposta del Presidente Villa il Coordinamento del Controllo analogo, aveva dato chiare indicazioni al Presidente per esperire un’indagine esplorativa, con l’obiettivo di vagliare le varie ipotesi di cessione delle quote a percentuali diverse e di sondare più realtà del mercato per capire l’interesse all’eventuale acquisto”. Boom! Dunque il mandato assegnato a Villa non era di contattare solo Umbria Energy, la società ternana che, neanche a dirlo, aveva risposto favorevolmente alla chiamata della Vus, come dimostra la corrispondenza pubblicata da TO® (qui). “In sostanza i sindaci – conclude il primo cittadino – hanno chiesto un’analisi approfondita per poter ragionare e decidere sulla scorta di un quadro il più possibile esaustivo delle diverse opzioni in gioco. Solo con l’attuazione di questo percorso si possono ottenere le garanzie sufficienti per affrontare l’eventuale operazione di cessione di parte di VUS COM, senza compromettere il futuro dell’azienda, che attualmente a tutti gli effetti è una multiutility. Dopo questa prima fase il confronto dovrà coinvolgere tutti gli attori sociali”. Fase che dovrà necessariamente coinvolgere, prima delle parti sociali, gli altri 17 Comuni (da Campello a Montefalco, da Giano a Bevagna, da Norcia a Cannara), degni di pari diritti dei due che controllano la maggioranza del pacchetto azionario (Foligno e Spoleto). Benedetti ha messo comunque oggi un paletto fermo, mentre resta in religioso silenzio Gino Emili che del Controllo analogo è il presidente e che avrebbe magari avuto il dovere di dire la sua.
Le fughe in avanti – ad uscire allo scoperto sono anche gli altri 2 membri del Cda, l’ingegner Gianfranco Giancarlini e il dottor Giorgio Dionisi, che, pur non prendendo palesemente le distanze da Villa denunciano a Tuttoggi.info una certa insofferenza. “Il consiglio è uno strumento a disposizione della proprietà, ovvero dei sindaci – ci spiega al telefonino Giancarlini – ad oggi non mi pare ci sia stato dato mandato di vendere Vus Com. Nostro dovere è agire con cautela, ogni azione che vada al di là della cautela è una fuga in avanti che può risultare pericolosa”. Chiaro il riferimento all’ordine di sospendere le prestazioni in favore di Vus Com. “Non sapevamo nulla né della corrispondenza con Umbria Energy – aggiunge Dionisi – né della lettera alla controllata. Ovviamente opereremo nel rispetto di quanto stabiliranno i soci, ma non posso dimenticare che fino ad ora gli utili di Vus com sono serviti a mantenere basse le tariffe dei rifiuti e dell’acqua”: Più chiaro di così. E’ Giancarlini a svelare un passaggio che rischia (il condizionale è d’obbligo) di lasciare solo Mismetti se si dovesse procedere con la vendita: “qualche mese fa a Trevi c’è stato un incontro con diversi i consiglieri di maggioranza di Foligno (Spoleto non si è presentata, ad eccezione del segretario Pd Bartocci, n.d.r.) durante il quale si è dibattuto di questa ipotesi di vendita. Ho riscontrato molta passione nel difendere la proprietà pubblica dell’azienda….”. Come a dire, il consiglio comunale è contrario alla vendita.
Lo stop del Pd spoletino – Già, perché su questa partita i sindaci si giocheranno una buona fetta del loro consenso. E non potranno fare a meno di ascoltare e seguir ele indicazioni dei rispettivi partiti di coalizione e gruppi consigliari. Non a caso oggi Bartocci ha ricordato l’esito dei referendum di giugno scorso sull’affidamento a privati di servizi pubblici locali di rilevanza economica. “I cittadini del nostro territorio si sono espressi in maniera analoga al risultato nazionale, il 56% degli spoletini ed il 58% dei folignati si sono recati alle urne per dire SI. Il Pd di Spoleto non può fare a meno di notare che il governo nazionale, in maniera surrettizia ed impropria, sta cercando di bypassare i risultati referendari e la volontà degli italiani, approfittando delle attuali tensioni dei mercati finanziari, attraverso l’introduzione di un meccanismo contabile che avvantaggi gli enti locali che privatizzino i servizi pubblici. Alla faccia del popolo sovrano!”. Poi il primo, vero affondo a Villa: “In attesa degli sviluppi circa una eventuale vendita, non si può bloccare l’attività di Vus.Com”. “È indispensabile chiarire alcuni punti essenziali, prima di prendere una qualsiasi decisione, punti quali le modalità di ricerca di un acquirente, la determinazione del prezzo di vendita, la destinazione dei ricavi straordinari, le conseguenze sul costo e sulla qualità di tutti i servizi, sia quello privatizzato, che quelli che rimarrebbero nell’orbita pubblica. Ma è anche altrettanto indispensabile che vengano vagliate ipotesi alternative alla vendita e come chiedono i sindaci, proprietari di VUS S.p.a., che il percorso venga effettuato attraverso un sondaggio serio del mercato e un’analisi preventiva e puntuale di tutti gli scenari relativi alle varie ipotesi”.

L'opposizione – la minoranza consigliare di Foligno e di Spoleto sono sul piede di guerra e qualcuno, all'annuncio delle querele di Villa, sta già pensando ad un esposto alla procura regionale della corte dei conti. Stando ai rumor di queste ore sembra che il centrodestra delle due città – il Pdl non ha ancora fatto sentire la propria voce – possa studiare una strategia comune. Di sicuro i gruppi spoletini di Rinnovamento, Misto e Loretoni chiederanno nei prossimi giorni l'audizione del presidente Villa davanti al Consiglio comunale. “Si sta giocando con gli equivoci, è ora che ognuno si prenda le proprie responsabilità” dicono dalla sede di Via del Mercato.
Il dubbio – resta ancora da capire perché tutti i soggetti fin qui intervenuti continuino a parlare di una “eventuale cessione del 40% o 60% delle quote”. Che equivale a mantenere o perdere il controllo. Quale azienda privata di un certo 'peso' comprerebbe mai una quota del 40% di una società senza poterne vantarne il controllo? Forse solo nel caso in cui quest’ultima facesse utili: e allora perchè venderla quando questi aiutano a calmierare gli aumenti delle tariffe e a rimpinguare le scarne casse comunali? D’altro canto, che senso ha cedere il 60% perdendo comunque il controllo? Basta il 50.1 o, se c'è necessità di far cassa, ma questo Villa non l'ha mai detto, il 90%. O bisognerebbe forse dar credito alla voce che un disegno più alto vorrebbe far volare verso Perugia (Gesenu?) la gestione dei rifiuti e verso Terni la gestione del gas metano? Tanto a pagare poi è sempre Pantalone.
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