VISIONINMUSICA, RAPHAEL GUALAZZI IN TOUR CONQUISTA TERNI. IL PUBBLICO CHIEDE 3 BIS - Tuttoggi.info

VISIONINMUSICA, RAPHAEL GUALAZZI IN TOUR CONQUISTA TERNI. IL PUBBLICO CHIEDE 3 BIS

Redazione

VISIONINMUSICA, RAPHAEL GUALAZZI IN TOUR CONQUISTA TERNI. IL PUBBLICO CHIEDE 3 BIS

Sab, 29/01/2011 - 17:50

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(Luca Biribanti) – “Un buon artigiano della musica”, così Raphael Gualazzi ama definirsi, ma la 'sua' Caterina Caselli, che lo ha scoperto e lanciato, dice di lui “un formidabile artista”. Raphael Gualazzi è entrambe le cose, grazie alla sua capacità di plasmare e fondere ritmi e all'innato e limpido talento d'interpretazione. Se ne se sono accorti tutti quelli che ieri sera erano presenti a Palazzo Gazzoli per il tour italiano dell'artista, che ha recentemente esordito col suo primo album”Raphael Gualazzi” per la Sugar. Applausi a scena aperta hanno richiamato per 3 bis l'artista nato ad Urbino nel 1981 e la sua formidabile band, composta da 3 fiati, un contrabbasso, una chitarra e una batteria. R&B,Jazz, Reggae, Soul, Swing, Raphael Gualazzi è tutto questo e molto altro, una voce dalle estensioni imprevedibili e che trova le sue tonalità più emozionanti nei passaggi di brani come “Georgia on my mind” o “Don't Stop”, celebre brano dei Fleetwood Mac che è stato reinterpretato da Rapahel Gualazzi e scelto come colonna sonora dello spot pubblicitario della”Eni”. Forse il segreto per capire la travolgente energia di Raphael Gualazzi è guardare sotto il pianoforte; una danza scatenata di piedi e gambe che si muovono quasi incontrollabili, all'inseguimento di un ritmo mai stanco o uguale a se stesso, sostenuto da una voce a volte scontrosa, a volte opaca, ma sempre in ascesa in un climax di suggestioni lasciate in sospeso e completate, in un secondo momento, dalla forza irruenta della sua musica. Lo sguardo non può resistere per molto sotto il pianoforte, l'occhio cade inevitabilmente sulle mani che vibrano sulla tastiera, con una tensione nervosa che arriva dritta all'orecchio, coccolato dalla dolcezza, mai elegiaca, dei fiati. Nel corso dell'esibizione si sentono tutte le influenze di artisti come Scott Joplin o Ray Charles, mostri sacri del Pre-jazz e del Blues, ma anche contaminazioni di sound moderni come quelli di Ben Harper e Jamiroquai che in Raphael Gualazzi trovano una sintesi ideale in uno stile sempre orientato allo sperimentalismo. Brani come “Icarus”, tratto dal suo ultimo album, sono l'esempio più chiaro di questa duplice capacità di Raphael Gualazzi; trascinare l'ascoltatore in un mondo di nuvole, per poi precipitarlo in un ritmo vorticoso. All'attacco di”Icarus” si ha l'impressione di fluttuare in aria con ali di cera, ma ecco che spunta la voce di Raphael a irradiare la scena come raggi di sole. La cera si scioglie e di colpo si cade dal sogno e si atterra sui piatti della batteria che attraversano quasi provvidenzialmente la partitura. Di grande spessore l'accompagnamento della band: la fluidità dei fiati, la profondità del basso, l'incisività non irruenta della batteria, una chitarra che una volta tanto non si comporta come prima attrice capricciosa, ma come presenza essenziale e assolutamente necessaria. La direttrice artistica del Festival “VisioninMusica”, Silvia Alunni, presentando l'artista aveva chiuso il suo intervento dicendo “siamo sicuri che ne risentiremo parlare”; dopo aver ascoltato la performance di ieri sera ne siamo sicuri anche noi, sentiremo molto parlare di lui.


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