Veglia pasquale a Perugia, Card. Bassetti "C'è chi ha bisogno di pane, casa, lavoro o di ospedale" - Tuttoggi

Veglia pasquale a Perugia, Card. Bassetti “C’è chi ha bisogno di pane, casa, lavoro o di ospedale”

Redazione

Veglia pasquale a Perugia, Card. Bassetti “C’è chi ha bisogno di pane, casa, lavoro o di ospedale”

Lun, 05/04/2021 - 09:07

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Il Presule nell'omelia della notte, "La Pasqua è la vita della nostra vita… Diffondete i frutti della Resurrezione: c’è chi ha bisogno..."

«Cristo è risorto! L’evento della Resurrezione non riguarda soltanto lui: irrompe nella vita degli uomini e nella storia, e quindi riguarda ciascuno di noi. Purtroppo nel mondo sembrano prevalere zone di tenebre e tanta paura».

A ricordarlo è il cardinale arcivescovo di Perugia-Città della Pieve Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, nell’omelia della celebrazione della Veglia pasquale nella cattedrale di San Lorenzo, Sabato Santo 3 aprile, anticipata in orario compatibile con il coprifuoco in vigore a seguito della pandemia. Celebrazione che è iniziata con i riti della benedizione del fuoco e dell’accensione del cero pasquale.

Non abbiate paura. L’omelia del cardinale, che è anche il suo messaggio augurale alla comunità diocesana, incoraggia a non avere paura. «Anch’io ho corso il rischio di dover lasciare questo mondo ed ho avuto paura – ha detto Bassetti –. Ci sono tante cose che ogni giorno possono farci temere, e sono come tante pietre pesanti sul cammino della nostra esistenza. Ma non temete: lo Spirito Santo, che è l’amore del Padre, ci ripete: “non abbiate paura!”. Cristo è risorto!».

Essere la Pasqua visibile. «La potenza dello Spirito Santo – ha proseguito il cardinale – è il terremoto misterioso e invisibile che rotola ogni pietra sul nostro cammino. Perciò noi cristiani, non tanto con le nostre parole ma con le nostre opere, dobbiamo essere la Pasqua visibile. Diffondete i frutti della Resurrezione: c’è chi ha bisogno di pane, c’è chi ha bisogno di casa, c’è chi ha bisogno di lavoro, c’è chi ha bisogno di ospedale, perché ora è diventato più difficile poter curare ciò che non è pandemia, e gli ospedali hanno enormi difficoltà».

Annunciare Cristo. «Oggi noi cristiani siamo interpellati: dov’è il vostro Cristo? Dov’è la vostra Pasqua? Guai a noi se non sapremo rispondere: Cristo è qui, vive in me, è in noi, è nella comunità, è nella chiesa! Noi credenti dobbiamo diventare credibili. E la credibilità dello stesso Gesù è dove c’è una famiglia, una comunità, una chiesa viva, in cui lui viene amato, comunicato e testimoniato. Quanto è grande la nostra responsabilità di credenti! È dalla Pasqua, dall’incontro con il Signore che nasce la nostra vocazione missionaria. È lo Spirito del Signore, che deve ardere dentro e spingerci ad annunciare Cristo!»

Non distrarsi dallo Spirito. «Facciamo dunque Pasqua in questo modo, cari figli e fratelli. La Pasqua non può terminare con la consuetudine degli auguri di domani e che domani l’altro non ci sono più. La Pasqua è la vita della nostra vita: è giunto il momento, ed è questo, di deciderci per Cristo. Dice San Paolo: “Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, pensate alle cose di lassù, non a quelle della terra”. La vita cristiana è proiettata verso il futuro. E anche se il mondo ci distrae dalle cose spirituali, tuttavia è proprio là che dobbiamo orientare il nostro sguardo. “Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio”».

Invadere la vita. «Il tradimento vero della liturgia, e quindi anche della celebrazione pasquale – ha evidenziato Bassetti –, è quello di chiuderla nel tempio e impedirle di invadere la vita. È nascondere nel cuore il tesoro di grazia come qualcosa di personale e di privato e non avere il coraggio della fatica dell’annuncio: questo comportamento sarebbe “mettere la luce sotto il secchio e non innalzarla sopra il candelabro”».

La carezza di Dio. Il cardinale, soffermandosi sulla Via crucis da piazza San Pietro della sera precedente, ha commentato dicendo: «Sul volto scavato del Santo Padre c’era il dolore di questa umanità, così provata dalla pandemia e triste, come se la speranza fosse morta. Quei bimbi con le loro riflessioni e le loro preghiere sono stati per tutti noi la carezza di Dio».

Aprirsi alla speranza. «E se pensiamo a tutti i poveri e i disperati che giungono dai paesi della guerra, vittime di situazioni assurde, disumane, createsi in questi anni, con in più la tragedia mondiale del “virus”, e pensando quanti, anche da noi, tra breve avranno bisogno di lavoro, di casa, di aiuti economici e di solidarietà, mai come in questo nostro tempo è necessario aprirsi alla speranza. In tutti c’è bisogno di Pasqua: “le donne corsero a dare l’annuncio!”. E noi come annunceremo il Risorto, in un mondo assetato di Pasqua, ma anche così distratto?».

Alcuni suggerimenti. Al riguardo il cardinale ha voluto dare a ciascuno «alcuni suggerimenti concreti: Metti tutti gli uomini, tutti davvero, nel cuore della tua preghiera. Essa è più potente di quanto tu pensi e arriva più lontano di quanto tu immagini; Fatti una mente pulita, libera da pregiudizi e giudizi, per pensare agli altri e incontrarli con disponibilità e libertà interiore; Mantieni con tutti un dialogo aperto e carico di speranza, nel quale, come una fiammella dentro una lampada, splende la coerenza della tua vita; Apri la mano ad aiutare i fratelli secondo le loro necessità e le tue possibilità. La nostra Caritas sta promuovendo interessanti e utilissime iniziative. La carità autentica proclama che Dio non è morto e continua ad amare gli uomini. La carità autentica garantisce l’esperienza pasquale, facendoci passare dalla morte alla vita».

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