Tra vecchi e nuovi poveri, la situazione nell'Archidiocesi di Spoleto - Norcia | Genitori separati e aziende, quadro preoccupante - Tuttoggi

Tra vecchi e nuovi poveri, la situazione nell’Archidiocesi di Spoleto – Norcia | Genitori separati e aziende, quadro preoccupante

Sara Fratepietro

Tra vecchi e nuovi poveri, la situazione nell’Archidiocesi di Spoleto – Norcia | Genitori separati e aziende, quadro preoccupante

Nel 2017 in 233 si sono rivolti al Centro di ascolto della Caritas diocesana in cerca di aiuto, picco massimo nel 2013 | In arrivo nuove borse lavoro, tutte le misure in campo
Sab, 24/11/2018 - 11:23

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Tra vecchi e nuovi poveri, la situazione nell’Archidiocesi di Spoleto – Norcia | Genitori separati e aziende, quadro preoccupante

Ci sono genitori separati, ma anche noti ristoratori locali o titolari di piccole imprese del settore dell’artigianato meccanico tra le situazioni più critiche nell’ambito della povertà locali. Vecchi e nuovi poveri che possono contare sul sostegno della Caritas diocesana di Spoleto – Norcia, che “non è un ente di beneficenza ma l’espressione della sollecitudine di una sensibilità, di un’attenzione di tutti” ha sottolineato l’arcivescovo Renato Boccardo.

A fotografare una situazione che ha molte sfaccettature è il primo rapporto sulle povertà e le risorse, anno 2017, realizzato dalla Caritas diocesana spoletana – nursina, diretta da Giorgio Pallucco. Un report di 78 pagine, dal titolo “E’ tempo di fare!”, che prende in considerazione i dati dal 2005 al 2017 e che vuole essere un punto di partenza per individuare progetti e soluzioni mettendo a frutto le risorse disponibili. Alla presentazione, da parte dell’arcivescovo Boccardo e di Pallucco, erano presenti il vicesindaco di Spoleto Beatrice Montioni, l’ex direttore della Caritas diocesana don Vito Stramaccia e i collaboratori della Caritas diocesana che materialmente accolgono e si confrontano con chi va a chiedere un aiuto. Un’attività che comunque la Caritas diocesana porta avanti in stretta collaborazione con i servizi sociali dei 25 Comuni della Diocesi (da Bevagna a Terni passando per Spoleto e la Valnerina).

“E’ un documento essenziale – ha evidenziato il vicesindaco Montioni – come assessore al sociale sto conoscendo tutte le attività che portiamo avanti insieme e vi ringrazio per l’impegno che svolgete nel sociale. La povertà non è più quella di una decina di anni fa, oggi anche in assessorato assistiamo tutti i giorni all’arrivo di persone con gravi difficoltà economiche, solo perché si tratta di persone sole, o che hanno perso il lavoro o situazioni di separate. Le richieste sono tante, diverse e tutte gravi”.

Ad entrare nel dettaglio del rapporto è stato il direttore della Caritas. Nel 2017 al Centro di ascolto diocesano si sono recate 233 persone. Oltre a queste 82 sono quelle che si sono rivolte al Centro della Pievania di Santa Maria (che comprende le parrocchie del centro storico di Spoleto e quella di Santa Rita) e 21 quelle al Centro della Pievania del beato Pietro Bonilli (Trevi), anche se in un alcuni casi chi si è recato in parrocchia lo ha fatto anche nel centro diocesano. Non sono disponibili, poi, i dati di chi si reca nelle altre parrocchie in cerca di un aiuto, né i dati relativi a chi è stato assistito a seguito del terremoto, sia a Spoleto che in Valnerina; dati, questi ultimi, che la Diocesi presenterà successivamente.

Picco massimo nel 2013, ecco chi si reca al Centro di ascolto diocesano

Il dato dello scorso anno, comunque, è in linea con quello nazionale di Caritas italiana. Ovviamente in 13 la situazione è molto cambiata: dal 2005 al 2017 sono transitate al Centro di ascolto diocesano 2.658 persone, di queste 1.189 uomini e 1.469 donne. Il picco di presenze più alto è stato nel 2013, con ben 404 accessi. Nei primi anni erano soprattutto le donne a rivolgersi al Cda diocesano; a partire dal 2010, dove il numero di donne e uomini si equivalgono, la presenza degli uomini è notevolmente aumentata, fino al 2015 quando sono di nuovo le donne, anche se in maniera meno evidente, ad essere più numerose.

Quanto alle fasce d’età, dei 233 utenti del 2017, il 30,9% ha tra i 45 e i 54 anni, il 29,2% tra i 35 e 44 anni, il 20,2% tra i 55 e 64 anni; quindi l’8,2% è più giovane, tra i 25 e 34 anni (ma il 2,1% ancora di più, tra i 19 e 24 anni), mentre il 4,3% ha tra i 65 e i 74 anni ed il 2,6% oltre i 75 anni.

Per quanto riguarda la nazionalità, la presenza di stranieri è maggiore (il valore massimo nel 2007, con il 79,6%) rispetto a quella degli italiani che è tuttavia in aumento, con un picco del 44,9% nel 2015. Nel 2017, il 60% degli utenti è stato straniero, il 40% italiano.

L’82% ha problemi di lavoro, i problemi dei separati

Varie le forme di povertà emerse nel territorio della diocesi di Spoleto – Norcia, la più grave è senza dubbio quella legata alla mancanza di lavoro: l’82%. Il 30% delle persone assistite nel 2017 sono nuovi utenti, il 50 utenti in carico da più di due anni, il 20 in carico da più di cinque anni. Un dato che emerge, tra i tanti, è la difficoltà dei padri separati ad avere luoghi dove incontrare i figli diversi dai centri commerciali (la Caritas si sta muovendo per offrire una soluzione) e quella delle madri separate nel ricevere puntualmente il mantenimento. Ma la grande preoccupazione è la povertà generata dalla mancanza di lavoro. Ciò aumenta l’ansia che già “abita” nella gente dello spoletino, dove già diverse aziende sono in crisi e altre hanno chiuso, e anche in quelle della Valnerina, dove le imprese a fatica riescono a risollevarsi dopo i terremoti del 2016.

In arrivo altre borse lavoro grazie all’8×1000 della Cei

La Caritas ha fatto e continua a fare la sua parte in questa direzione: è stato annunciato che anche per il 2019 i fondi 8×1000 che la Conferenza episcopale italiana stanzierà per la Caritas di Spoleto – Norcia verranno interamente impiegati per attivare altre borse lavoro di 550,00 euro mensili, per sei mesi, e consentire così ad altre persone di ricollocarsi. È necessaria, certamente, la collaborazione di tutte le istituzioni. Ma serve anche un cambio di mentalità, come ha evidenziato anche la psicoterapeuta Agnese Protasi, che collabora con l’ente per individuare le motivazioni alla base dei problemi economici. In alcuni casi c’è chi avrebbe disponibilità economiche adeguate ma non riesce ad arrivare a fine mese, in altri chi non ha acqua e luce ma non manca di comprare al figlio il cellulare di ultima generazione. E poi c’è chi magari rifiuta la possibilità di una borsa lavoro e quindi di imparare un mestiere con la possibilità di trovare occupazione pur di avere più soldi e subito solo per un breve periodo. Le sfaccettature sono tante.

A creare allarme nello spoletino è anche la crisi per dissesto economico di alcune imprese nel settore della ristorazione e in quello del piccolo artigianato meccanico: la Caritas è entrata in contatto con queste realtà grazia ad un lavoro sinergico con le varie associazioni di categoria. “È un dato che non ci aspettavamo – commenta Giorgio Pallucco – e ciò ci spaventa. Comunque già siamo intervenuti in base alle nostre disponibilità”.

I servizi della Caritas diocesana

Oltre al centro per l’ascolto diocesano (e quelli presso le Pievanie, con l’ipotesi di attivarne uno presso ciascuna di esse), sono numerose le attività in cui la Caritas è impegnata sul territorio. Come la Mensa della Misericordia di Spoleto, che ha visto nel 2017 in media 35 utenti al giorno. Grazie alla spesa alimentare, invece, sono state sostenute 400 famiglie.

C’è poi il fondo di sostegno sociale attivato da Caritas, Comune di Spoleto e Fondazione Carispo: nel 2013 sono state sostenute 186 domande, nel 2017 143, considerando che nel frattempo sono state attivate dalle istituzioni altre forme di sostegno al reddito, come il SIA ed il REI, ed ovviamente con la misura locale vengono aiutati chi non usufruisce già di questi ultimi aiuti.

Ci sono poi situazioni di povertà conclamate, a cui la Caritas viene incontro con elargizioni specifiche.

Ci sono inoltre il fondo di sostegno all’autonomia abitativa, la lotta alle povertà sanitarie (con cure mediche gratuite e sostegno anche all’acquisto di farmaci), il recupero delle eccedenze alimentari che poi vengono redistribuite nel rispetto della normativa, oltre inoltre al supporto alle comunità colpite dal terremoto, non solo in Valnerina ma anche a Spoleto. In quest’ultimo caso, comunque, le situazioni di difficoltà emerse sono poche, meno di venti, e riguardano soprattutto piccoli imprenditori.


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