Umbria Mobilità verso possibile chiusura | Cosa cambia per le altre partecipate

Umbria Mobilità verso possibile chiusura | Cosa cambia per le altre partecipate

Da 10 a 5 entro il 2019 | I settori strategici su cui punterà la Regione Umbria

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Da 10 a 5 partecipate dirette entro il 2019, per un’opera di razionalizzazione, in Regione Umbria. Il mantenimento, con Sviluppumbria, delle sole attività strategiche, come

  • Umbria Fiere,
  • Sase,
  • Consorzio Parco 3A e
  • Gepafin.

Umbria Mobilità che cesserà tutte le partecipazioni, con le 15 società presenti al momento al suo interno che verranno dismesse.

Infine, l’uscita, compatibilmente con le regole delle società cooperative, da cinque cooperative agricole e la trasformazione che porti ad una nuova soluzione organizzativa per due società:

  • Tela Umbra e
  • lo Stabilimento Tipografico Pliniana

e che permetta di mantenere antiche attività artigianali che costituiscono indubbiamente un patrimonio storico e culturale dell’Umbria.


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Sono questi i punti salienti del piano di revisione della Regione Umbria sulle società partecipate, presentato questa mattina in conferenza stampa a Palazzo Donini e attuato in base a quanto tracciato negli ultimi mesi da parte del Decreto Madia, il 175. Una ristrutturazione che riguarda tutte le Regioni, e dunque anche l’Umbria, con scadenza al 30 settembre scorso.

Il Decreto Madia – ha dichiarato l’assessore regionale Antonio Bartolini in apertura di conferenza – opera su due fronti: da una parte ci chiede di rivedere le partecipate dirette. Dall’altro ci impone di dare direttive alle nostre holding”. Non solo: l’impegno della giunta regionale varrà anche nell’ottica di un contributo fondamentale per la razionalizzazione delle partecipate non regionali, come quelle impegnate in Umbria nel settore idrico e dei rifiuti.Metteremo a disposizione come giunta regionale – ha aggiunto Bartolini – degli incentivi utili a traghettare verso la razionalizzazione anche questi enti”.

A restare in piedi, dunque, tra le partecipate dirette ci sono:

  • Sviluppumbria,
  • Umbria Digitale,
  • Parco 3 A,
  • Umbria Mobilità e
  • Gepafin.

Dentro Sviluppumbria, continuano a vivere 4 partecipate indirette, ossia: Sase, Umbria Fiere, Gepafin e Parco 3 A. Tanto che, data la compresenza tra dirette e indirette, lo stesso assessore Bartolini starebbe valutando di portare in consiglio la riduzione di tutte le partecipate da 9 a un numero totale di 7.

La grossa novità, però, resta quella riguardante Umbria Mobilità, di cui la Regione Umbria, ha precisato l’assessore Bartolini, è uno dei soci non di riferimento né di controllo. La valutazione fondamentale da fare per questa partecipata, anche dopo le ultime notizie riguardanti la sospensione dell’attività commerciale, è cercare di capire se “a fronte della situazione debitoria in cui UM versa, seppur meno complicata di prima – ha precisato Bartolini – si può gestire con sicurezza il mantenimento della società.

Entro fine anno, dunque, decideremo, insieme agli altri soci coinvolti, con Comuni e Provincia di Perugia, dunque, se liquidare o meno UM.

Prima di questa decisione, però, valuteremo con l’Agenzia delle Entrate gli eventuali benefici del mantenimento in vita della partecipata; valuteremo un accordo con i creditori per avere sicurezza sulla non aggredibilità da parte dei creditori; e penseremo ad un fondo destinato allo sviluppo per il trasporto pubblico. Se non raggiungeremo questi obiettivi, la strada, come detto è la chiusura”. 

Saranno inoltre dismesse le partecipazioni in tutte e quindici le società collegate ad UmbriaTPL e Mobilità. Per cinque di esse è già in corso il procedimento di liquidazione (Ecoè, Ergin, Genzano Parcheggi, Radtur e Lazio Mobilità) mentre per le restanti dieci è stata decisa la dismissione in quanto ritenute non strategiche e non necessarie per le finalità istituzionali della Regione Umbria. Le procedure di alienazione saranno espletate nel biennio 2018-2019, ovviamente nel rispetto delle leggi e dei diritti di prelazione dei soci.


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Le direttive strategiche: Nella riforma delle partecipate rientrano i principi cardine della stessa riforma Madia e nello specifico: garantire l’omogeneità delle funzioni; l’accorpamento delle funzioni; il monitoraggio e il contenimento del consumo delle risorse; l’equilibrio e la sostenibilità economica-finanziaria.

Cinque, dunque, i settori strategici su cui la Regione Umbria punterà con la sua opera di razionalizzazione:

  • l’agricoltura,
  • lo sviluppo economico,
  • l’informatica,
  • la mobilità,
  • il sostegno alle imprese.

Nel primo caso, ossia per l’agricoltura, dopo la soppressione dell’ESAU, sono rimaste 33 cooperative e 2 società, ora ridotte a 6 ci sui una in liquidazione. Continuerà invece il percorso di dismissione per cinque società cooperative agricole (Gruppo Grifo Agroalimentare, Gruppo Agricooper, Gruppo Cooperative agricole di Trevi, Molini Popolari Riuniti di Ellera-Umbertide e Unione Lavoratori Agricoli-ULA).

Resta in piedi invece il Parco Tecnologico S.c.a.r.l. Per lo sviluppo economico, a dettare le linee guida sarà Sviluppumbria. Umbria Digitale, invece, seguirà la ‘partita’ sul piano informatico: a contribuire al suo sviluppo la presenza al suo interno di Adisu (l’Azienda Regionale per il Diritto allo Studio dell’Umbria), l’Università e alcuni soggetti privati.

Molto più articolato il programma che riguarda le partecipazioni indirette delle Regione, attraverso Sviluppumbria, Gepafin e Umbria TPL e Mobilità. “Tra le partecipazioni detenute da Sviluppumbria – ha proseguito Bartolini – ci sono attualmente 21 società. Dodici sono già in stato di liquidazione e sulle restanti nove, oltre a Consorzio 3A e Gepafin, manterremo la presenza in Umbria Fiere e nella società di gestione dell’aeroporto Sase, mentre si chiuderà la partecipazione nel Consorzio Flaminia Vetus, in Quadrilatero Umbria-Marche e nell’Interporto Marche. Non cambia nulla invece per le 38 partecipate da Gepafin in quanto queste società sono sottratte dall’applicazione della legge Madia “e comunque – ha dichiarato Bartolini – una società è già in liquidazione, una, la SICI – Sviluppo Imprese Centro Italia è strategica per reperire risorse finanziarie di carattere privato che possano sostenere le piccole e medie imprese e le altre 36 partecipazioni riguardano misure di ingegneria finanziaria che hanno l’obiettivo di sostenere processi di sviluppo aziendali attraverso il finanziamento in capitali di rischio”.

Guadagni e risparmi – Necessaria infine una valutazione dei risparmi a cui la riforma delle partecipate porterà, che verrà tracciata anche attraverso il giudizio futuro della Corte dei Conti. “Con questo risanamento – ha concluso Bartolini – non si parla solo di guadagni, ma anche di risparmi attesi”.

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