Umbria Mobilità, passaggio a Busitalia / Al tavolo con i lavoratori - Tuttoggi

Umbria Mobilità, passaggio a Busitalia / Al tavolo con i lavoratori

Alessia Chiriatti

Umbria Mobilità, passaggio a Busitalia / Al tavolo con i lavoratori

Il Pd e l'Idv per un nuovo piano regionale dei trasporti / Sforbiciata a giugno?
Mar, 20/05/2014 - 10:33

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A febbraio scorso era arrivata la notizia sulla notifica dell’atto di cessione che ha previsto l’atto di passaggio del 70% delle quote di Umbria Mobilità Esercizio srl a Busitalia società di Trenitalia. Il restante 30%, nella decisione, rimaneva suddiviso tra Regione, Provincia e i Comuni di Perugia, Terni, Spoleto. Dopo qualche mese il tema è ancora sul piatto, e i partiti si mobilitano per i lavoratori. Profumo di campagna elettorale o meno, il Pd in prima linea ha incontrato dipendenti e iscritti, anche per discutere delle mosse future. “Una delegazione di lavoratori di Umbria Mobilità Esercizio, iscritti ed elettori del Pd, si è incontrata nei giorni scorsi con il segretario regionale del Pd Umbria Giacomo Leonelli, con il presidente del gruppo Pd in Consiglio Regionale Renato Locchi e con il consigliere regionale Pd Manlio Mariotti. Nel corso dell’incontro sono state discusse le vicende che hanno portato alla definizione del nuovo assetto societario della azienda regionale di esercizio del trasporto pubblico locale, con la entrata entrata nel capitale sociale del socio di controllo Busitalia; si sono inoltre valutate le prospettive aperte e gli impegni che discendono dal compimento di questo decisivo passaggio”. A riportarlo, in una nota, sono il segretario Leonelli, il presidente Locchi e il consigliere Mariotti. Del resto era già noto che la restrutturazione societaria non avrebbe portato grossi scossoni per i lavoratori, e gli stessi sindacati, con Cristiano Tardioli della Filt Cigl avevano dichiarato che con l’accordo era “stato dato seguito al protocollo di agosto e garantito al massimo il personale”. Eppure ad oggi si parla anche di taglio delle corse per le tratte degli autobus perugini: una sforbiciata che dovrebbe arrivare a giugno, con 170 chilometri in meno, di cui 100mila da togliere a Umbria Mobilità e 70mila alle società private. Il tutto per riuscire a recuperare il buco in bilancio. I lavoratori avrebbero invece così mezz’ora di guida in più.

I risultati – “Le considerazioni espresse nella discussione – si legge ancora nella nota del Pd – hanno confermato un giudizio positivo sulle scelte effettuate e sul percorso e i contributi che hanno permesso di concretizzarle e renderle operative. Un risultato raggiunto in ragione dell’atteggiamento di serietà e responsabilità dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali, della azione di governo e progettualità da parte della Regione e degli enti locali proprietari, di garanzie industriali e finanziarie offerte dal partner privato. Tutto ciò, tra l’altro, maturato in un contesto caratterizzato dal permanere di una difficile situazione economico-finanziaria del Tpl in Umbria e in Italia e da laceranti conflitti sociali che hanno segnato, in altre realtà del paese, i processi di ristrutturazione gestionale e industriale delle aziende pubbliche del settore. Ora si è in una fase nella quale è fondamentale consolidare quanto sin qui fatto. In primo luogo con la adozione di atti cogenti di indirizzo e programmazione, a partire dal nuovo piano regionale dei trasporti e da quello di bacino. Inoltre sostenendo un coerente piano di riorganizzazione della azienda unica regionale che metta a valore le opportune economie di scala e,  insieme, il lavoro, le sue condizioni, le sue tutele. E ancora dando piena attuazione alle clausole di garanzia sociale in rispetto degli accordi sottoscritti con le organizzazioni dei lavoratori. Obiettivi che traguardano impegni rilevanti per i prossimi mesi, dal conseguimento dei quali può dipendere l’esito del progetto avviato e che necessitano di un ruolo autorevole e di un presidio efficace degli enti proprietari. In questo senso gli attuali equilibri societari, che vedono una quota del 30% del capitale di Umbria Mobilità Esercizio in mano a soci pubblici,  rappresentano una condizione utile e da preservare”. “Per il Pd – conclude la nota – non è questo, al momento, un tema da riaprire e mettere all’ordine del giorno;  altre sono le priorità, e a quelle bisogna impegnarsi a dare risposta. In tale direzione si svilupperà fin dai prossimi giorni l’iniziativa e l’impegno politici e istituzionali del Pd dell’Umbria”.

Dall’Idv – SUl versante Umbria Mobilità si è pronunciato anche Franco Granocchia, candidato con l’Idv alle amministrative perugine. “Perugia ha una tradizione di valore europeo nella mobilità alternativa.  Dall’epoca delle scale mobili, però, molta acqua è passata sotto i ponti.  Uno dei peggiori risultati – spiega il capolista di Perugia dei Valori – si è avuto nel tentativo di utilizzare il treno come  trasporto urbano, inutilmente perseguito in questi anni, senza una piena ristrutturazione della FCU, che va invece orientata al sistema detto  tram-treno. L’uso del mezzo privato è diventato uno dei più intensi tra le  città italiane di medio-grandi dimensioni. Occorre ripensare a nuove politiche per disincentivare l’uso del mezzo privato, basate su una  crescita della frequenza del trasporto pubblico, su una nuova rete urbana  integrata con la ferrovia e il minimetrò, agevolando gli abbonamenti e i  biglietti multi corse e diminuendo i prezzi dei parcheggi”. e sulle strade:  “La condizione del manto stradale di Perugia presenta elementi che  l’avvicinano ad una città del terzo mondo. Il comune deve superare il  metodo degli interventi spot e la politica delle toppe e definire un piano  poliennale di manutenzione stradale che attui una manutenzione ordinaria  programmata sulla durata della pavimentazione stessa”. Si sente riparlare della seconda tratta del Minimetrò, argomento che in diversi durante le proprie campagne elettorali hanno utilizzato e rimestato. “L’esito disastroso della prima tratta in termini di disavanzo tra costi e ricavi – conclude Granocchia – che  obbliga il comune ad un intervento a ripiano di quasi otto milioni di euro  all’anno, rende impraticabile questa previsione, che appare semplicemente  un aiuto alla rendita immobiliare del complesso del vecchio ospedale”. Di questo e altro Granocchia ha parlato nell’assemblea pubblica di San Sisto delle scorse ore.

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