Terremoto, ricostruzione non parte e professionisti senza soldi | Ecco cosa non va

Terremoto, ricostruzione non parte e professionisti senza soldi | Ecco cosa non va

Avviato solo il 2% dei cantieri, tecnici senza soldi | Baliani (Rpt) “Nuove norme tecniche per le costruzioni senza circolare operativa, non si applichino per la ricostruzione” | Nel mirino anche le novità del Durc

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“Continuano a dire che va tutto bene, ma qui non va bene niente“. Il laconico commento fatto a microfoni spenti da uno dei tanti professionisti partecipanti al convegno sulle nuove norme tecniche per le costruzioni (Ntc) e la ricostruzione post terremoto del 2016, che si è svolto venerdì a Spoleto, è emblematico.

E lo sono ancora di più gli applausi che il coordinatore della Rete professioni tecniche dell’Umbria, Roberto Baliani, ha preso nel corso del suo intervento dalle centinaia di geometri, architetti, ingegneri, geologi presenti alla giornata di dibattito promossa dalla Regione Umbria illustrando ciò che non va.

La ricostruzione non parte, ed è un dato di fatto, nonostante ad oggi la scadenza per le pratiche per il ripristino dei danni lievi sia ancora fissata a fine aprile (ma sarà prorogata). Il coordinatore dell’Ufficio speciale della ricostruzione dell’Umbria, Alfiero Moretti, parla di “1.011 cantieri avviati nelle quattro regioni del centro Italia e di 95 milioni di euro di contributi assegnati alla data del 31 marzo 2018“. Ma quanti di questi sono in Umbria Moretti non lo dice, né dice quanti cantieri sono stati avviati con i privati che hanno anticipato i soldi. Un mese fa i cantieri aperti secondo i dati ufficiali erano in tutto circa 880, di cui nella nostra regione più di 200 e quasi 500 nelle Marche.

C’è qualcosa che non va insomma, se è vero che gli edifici danneggiati in Umbria sono circa 15mila e quindi i cantieri avviati sono poco più del 2%. Provocatoriamente, l’assessore all’Urbanistica del Comune di Spoleto Antonio Cappelletti dice: “Forse bisognerebbe tracciare una linea e ripartire da capo“. “Se sono necessari tutti questi convegni è evidente che c’è un problema” incalza l’assessore spoletino, che ricorda come in Italia per eventi prevedibili come i terremoti si ricorre ad una legislazione dell’emergenza e ad oggi a 52 ordinanze. “Non riesco ancora a capire se siamo alla vigilia della partenza della ricostruzione o se stiamo per implodere” aggiunge, prima di evidenziare alcuni problemi concreti dei professionisti: “Sento i tecnici che si lamentano che sono 2 anni che lavorano e non hanno incassato 1 euro, i progetti si bloccano ancora all’USR e poi c’è anche lo scoglio della Soprintendenza“.

La presidente della Regione e vice commissario straordinario per la ricostruzione Catiuscia Marini invece aggiusta il tiro, parla di macchina in movimento, e praticamente accusa Cappelletti di fare “propaganda”. Peccato che poi costruttori e professionisti ci vanno ancora più pesanti sui tanti problemi esistenti, pur se nell’ottica di aggiustare le cose. E sullo sfondo c’è anche la bocciatura parziale della Corte costituzionale sulla legge regionale 1/2015 dell’Umbria proprio in merito alla normativa sismica“La Corte costituzionale non ha bacchettato la Regione – spiega la Marini – ha detto che c’è bisogno della norma nazionale“. Ed anche Baliani evidenzia come “la Regione Umbria aveva inserito elementi di semplificazione nella legge 1/2015 che però non erano in linea con il DpR 380/2011 (il testo unico sull’edilizia, ndr); sono anni che si parla di una revisione del 380, ma nessuno lo fa. Ma la pronuncia della Corte costituzionale ora ha conseguenze importanti”.

Al di là di questo, però, i problemi sul post sisma del 2016 sono altri. “Due mesi e mezzo fa in questo posto – ricorda il coordinatore della Rete professioni tecniche –  ci eravamo ritrovati per fare il punto sulla ricostruzione alla luce dei provvedimenti appena usciti, che sistemavano alcune situazioni che erano ormai indifferibili. Di quelli demmo un giudizio estremamente positivo. Tuttavia c’erano ancora diverse cose da sistemare e producemmo un documento di 11 punti che abbiamo fatto pervenire alla struttura commissariale senza aver riscontro in nessuna maniera”. “Il quadro normativo da alloraspiega Roberto Baliani si è andato complicando, sono intervenuti provvedimenti che hanno complicato molto il nostro lavoro“.

Nel mirino dei tecnici c’è l’introduzione del Durc sulla congruità del cantiere, che era stato richiesto da imprese e sindacati, e che viene definito “di per sé positivo, che pone dei presupposti indiscutibili che abbiamo già sperimentato nel 1997” ma che per le modalità con cui nasce e con i contenuti che porta crea problemi ai professionisti: “aumenta la burocrazia, ma nel protocollo vengono attribuite responsabilità e compiti ai professionisti che sono inaccettabili, anche perché senza un corrispettivo economico. Noi professionisti siamo nelle condizioni tali che non riusciamo più a fare il nostro lavoro”. Tra le novità criticate il fatto che il direttore dei lavori deve certificare la congruità in cantiere delle imprese non edili.

Quanto invece alle nuove norme tecniche sulle costruzioni (Ntc), sono state pubblicate dopo anni, ma rese obbligatorie dopo un mese. “Al di là del fatto che mi pare poco opportuno – spiega Baliani – che in un mese si possano capire, recepire ed applicare nuove norme, è altrettanto incomprensibile come possiamo applicarle, visto che mancano gli strumenti operativi: non abbiamo la circolare, né i software adeguati. Abbiamo reso operativa una cosa che non è completamente applicabile. Il Consiglio superiore dei lavori pubblici ha applicato una nota che dice in sostanza che si può applicare la vecchia circolare per quanto non in contrasto. E per le cose in contrasto come facciamo? Questo blocca il sistema, crea ulteriori problemi ad un comparto fortemente in crisi da anni e blocca la ricostruzione se queste norme saranno immediatamente recepite all’interno del quadro normativo del terremoto”. Da qui l’appello alla presidente della Regione ed al commissario straordinario per la ricostruzione a non applicare le Ntc sul sisma prima che sia uscita la relativa circolare. Nel mirino anche i controlli antimafia, che seppur giusti mirano a creare sospetti tra tutti i professionisti ma anche le imprese, come evidenziato pure dal vice presidente di Ance Umbria Sante Tulli.

Quindi l’appello finale del rappresentante della Rete professioni tecniche dell’Umbria: “Da un anno e mezzo lavoriamo senza vedere i frutti del nostro lavoro, i nostri studi non riescono più a sostenersi economicamente, è necessario un provvedimento d’urgenza: vengano concessi anticipi ai colleghi presentano le pratiche“.

Provvedimento che però  secondo il dirigente regionale Alfiero Moretti non è possibile: “Essendo legata al credito di imposta, l’anticipazione ai professionisti non può avvenire prima della concessione del contributo per la ricostruzione, è inutile riproporre il problema ogni volta. Se invece poniamo il tema che dobbiamo migliorare ed essere operativi per quando viene presentato il Sal zero (stato di avanzamento dei lavori, ndr) ed entro i termini stabiliti questo viene pagato, su questo condivido pienamente. Questo è il nostro impegno che dobbiamo garantire come USR”.

Altro impegno della Regione è quello di “fare delle linee guida e provare a standardizzare le procedure”, come ha spiegato la governatrice Catiuscia Marini. Che ha ricordato anche come la prossima settimana verrà calendarizzato il percorso sulla legge regionale sulla ricostruzione, “per le prime settimane di maggio contiamo il suo completamento“. Mentre durante l’ultimo incontro con il commissario straordinario De Micheli, avvenuto giovedì, “sono stati posti alcuni temi normativi in vista di un nuovo decreto normativo, come quelli di come disciplinare le piccole difformità e la doppia conformità“. Sarebbe proprio quest’ultimo, infatti, il grande problema che blocca l’avvio della ricostruzione.

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