Terni, "truffa Seventostand" | Il dolore di un padre "Mia figlia sta ancora male" - Tuttoggi

Terni, “truffa Seventostand” | Il dolore di un padre “Mia figlia sta ancora male”

Sara Cipriani

Terni, “truffa Seventostand” | Il dolore di un padre “Mia figlia sta ancora male”

Il protocollo raccontato da una delle 'vittime' della presunta truffa, le rassicurazioni dell'avvocato e il capitale di Montecarlo
giovedì, 29/09/2016 - 12:35

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Terni, “truffa Seventostand” | Il  dolore di un padre “Mia figlia sta ancora male”

Dopo la retata delle forze dell’ordine di Terni che ha portato all’arresto di 6 persone nell’ambito dell’indagine della Procura sul protocollo “Seventostand” (metodo di cura alternativo proposto a pazienti affetti da malattie neurodegenerative), la preoccupazione delle ‘vittime’ della presunta truffa sta spingendo pazienti e famigliari, che dal 2014 hanno avuto accesso al protocollo, a cercare contatti e informazioni, per capire se è quanto le sostanze utilizzate nel ‘miracoloso mix’ possano essere dannose per la salute.

Nell’ambito della conferenza stampa congiunta di Polizia, Nas e Procura, il dirigente della Squadra Mobile, Alfredo Luzi, aveva specificato che in alcuni casi i farmaci provenivano dalla Cina ed erano potenzialmente pericolosi per la salute dei pazienti.

Tra le tante storie di dolore legate alla finta clinica dell’avvocato Fabrizio De Silvestri e del dottor Proietti (quest’ultimo interrogato ieri dal Gip nel carcere di Vocabolo Sabbione di Terni), c’è anche quella di una ragazza marchigiana affetta da SLA. 

La ricerca – È il marito della giovane, che nella disperazione di una malattia degenerativa come la Sclerosi Laterale Amiotrofica, si mette alla ricerca di una soluzione che possa restituire la salute alla persona amata e, tra una ricerca su internet e un passaparola, si imbatte nel sito “Seventostand”, ora oscurato dalle forze dell’ordine.
La promessa di un netto miglioramento delle condizioni di salute dei malati sembra allettante è così, un anno e mezzo fa, la coppia si reca a Terni per una prima visita e l’inizio della ‘terapia’. Un ciclo da 45 giorni di cure farmacologiche e fisioterapiche.

La terapia – Il programma prevede anche la permanenza continuativa di una settimana nella città di San Valentino per potersi sottoporre a visite, fisioterapia e, forse, a trattamenti con aghi.
‘Forse’, perché a raccontare questa storia è il padre della giovane, che si alterna al marito nell’accompagnare e assistere la figlia durante i suoi viaggi a Terni, e che racconta di non essere mai potuto entrare nella stanze della clinica-centro estetico durante i trattamenti.

La delusione – “Mia figlia non vuole parlare di questa storia – ci racconta l’uomo di origini campane – è comprensibile. Oltre alla disperazione per al malattia, questa è un’ulteriore delusione”.
Una speranza tradita di molti malati, se si considera che, a quanto ci viene raccontato, la sala d’aspetto della ‘clinica’ era sempre piena di gente.

I dati forniti dalle forze dell’ordine parlano chiaro: 200 cartelle cliniche trovate nell’archivio del centro estetico e oltre 1300 contatti al call-center dell’organizzazione.
“Ho incontrato tante persone, mi ricordo di una giovane di Roma e di un ex militare della zona”. Anche loro in attesa di una cura che non ha avuto effetti. Per lo meno non sulla giovane la cui storia stiamo raccontando.

La paura – “Nessun effetto – continua il racconto dell’uomo – nessun miglioramento. Dopo la terapia dell’anno scorso, in aprile siamo tornati per una visita di controllo. Io non sono potuto entrare. Forse le hanno messo degli aghi. Hanno provato a farla alzare dalla carrozzina”
Una speranza rubata, non solo. Nasce oggi il dubbio, dopo l’inchiesta della Procura di Terni che quelle sostanze usate possano essere nocive ed essere la causa delle complicazioni di salute che la figlia ha accusato proprio dopo Aprile.

L’avvocato De Silvestri – Si rammarica questo padre di non aver denunciato prima, ma la speranza ha vinto sul dubbio.
“Quando sono entrato per la prima volta nella ‘clinica’ e mi sono reso conto di essere invece in un salone di bellezza, mi sono venuti dubbi. Allora ho chiesto di vedere l’avvocato. Ci ho parlato a lungo, gli ho fatto molte domande e lui mi ha raccontato la sua storia, del sogno fatto, dell’intuizione del mix e della creazione del protocollo. Mi ha spiegato che che nella ‘clinica’ c’erano macchinari e strumentazioni all’avanguardia per un valore di un milione di euro. Alla mia perplessità ha risposto che il programma era finanziato dal padre, banchiere a Montecarlo”.


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