Terni città più amica degli animali in Italia / Il rapporto di Legambiente - Tuttoggi

Terni città più amica degli animali in Italia / Il rapporto di Legambiente

Federica Pucino

Terni città più amica degli animali in Italia / Il rapporto di Legambiente

Il 4°rapporto di ''Animali in città'' conferma Terni e Prato le due città più dedite agli amici a quattro zampe / A seguire Modena, Ferrara e Verona
Ven, 10/04/2015 - 12:32

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Con il 4° rapporto ”Animali in città”, Legambiente ha indagato sui capoluoghi delle regioni italiane più dedite all’amore per gli animali. Molte le novità per l’anno 2015, tra cui il coinvolgimento delle Aziende sanitarie locali, con l’obiettivo di potenziare le strategie condivise per garantire ai cittadini che amano gli animali servizi migliori.

Secondo le indagini effettutate dall’Associazione, Terni e Prato sono le città più amiche degli animali, a seguire Modena, Ferrara e Verona, mentre l’Asl Napoli 1 Centro si distingue per il suo presidio ospedaliero veterinario. Nonostante la crisi economica che ha colpito la maggior parte della popolazione, la tutela degli amici a quattro zampe sembra essere garantita.

Purtroppo secondo le statistiche effettutate da Legambiente la strada da percorrere per garantire il benessere dei piccoli animali domestici, come conigli, criceti, pesci e uccelli, è ancora ardua. L’Associazione ha infatti pensato bene di raccogliere tutte le proprie forze e concentrarle in un solo obiettivo, ossia l’esigenza di istituire un’anagrafe unica nazionale obbligatoria degli animali da compagnia, distinta per specie.

“Con il IV rapporto nazionale Animali in Città, vorremmo dare un concreto contributo alla crescita della corretta gestione dei milioni di amici a quattro zampe – racconta Rossella Muroni, direttrice generale di Legambiente – e dell’effettivo rispetto del loro benessere. Per far ciò è evidente che le politiche del settore in Italia devono saper passare da una fase pioneristica dove solo alcune realtà hanno saputo costruire esperienze positive ad una in cui tali esperienze diventino patrimonio diffuso e pratica viva in tutto il Paese”.

L’indagine di Legambiente è stata effettuata attraverso un questionario al quale hanno risposto 85 comuni capoluogo di provincia (il 77% del campione), equivalenti alle amministrazioni che offrono servizi a 15.590.077 cittadini, e 74 Aziende sanitarie locali, ossia il 50% delle 146 Asl del campione contattato, responsabili dei servizi per ben 4.056 Comuni italiani rivolti a 30.326.974 cittadini.

Inoltre il 90% dei Comuni capoluogo che ha risposto al questionario ha dichiarato di aver attivato l’assessorato o l’ufficio dedicato al settore, mentre l’82% delle Aziende sanitarie locali che ha risposto ha dichiarato di avere almeno il canile sanitario o l’ufficio di igiene urbana veterinaria appositamente dedicati. Dunque in tali strutture i comuni dichiarano di impegnare complessivamente 191 unità di personale, in media 2,2 unità a città, mentre le Aziende sanitarie locali complessivamente 406,5 unità di personale, quindi in media 5,5 unità per azienda.

Dunque la gran parte delle amministrazioni e delle Asl dovrebbe essere in condizioni di dare buone se non ottime risposte alle esigenze dei cittadini e degli animali, invece raggiungono una performance sufficiente, ossia almeno 30 punti su 100, 30 città sulle 85 che hanno risposto, pari al 35% del campione. Hanno invece buoni risultati, ossia almeno 40 punti su 100, solo 3 città (Modena, Ferrara e Verona) su 85, un modesto 3,5%, e infine solo 2 città (Terni e Prato), ossia il 2,5%, superano i 50 punti su 100 raggiungendo una performance ottima. Il restante 59% del campione, invece, non raggiunge la sufficienza.

22 aziende sanitarie sulle 74 raggiungono una performance sufficiente, ossia pari al 30% del campione, mentre hanno una performance buona, ossia almeno 40 punti su 100, 13 aziende sanitarie (Asur 3 Macerata, Asur 1, Avezzano-Sulmona-L’Aquila, Firenze, Brescia, Asti, Roma G, Mantova, Milano, Ausl Umbria 2, Como, Bergamo, Lecco), pari al 17,5% del campione, ed infine solo 1 azienda sanitaria (Napoli 1 Centro) supera i 50 punti su 100, ossia poco più dell’1% del campione, e quindi ha un performance ottima. L’Asl Napoli offre un presidio ospedaliero veterinario con un servizio di 24 ore di pronto soccorso per cani, gatti e uccelli senza padrone, fornendo anche il ricovero in degenza e sviluppando programmi di educazione sanitaria sul corretto rapporto tra uomo, animale e ambiente rivolti alla varie fasce di età.

La spesa pubblica dichiarata dagli 85 Comuni capoluogo assomma a 27.083.871, con un costo medio di 1,74 euro/cittadino. I 5 Comuni che dichiarano di spendere di più sono, in ordine decrescente, Matera con 13,15 euro/cittadino, Terni (10,3), Isernia (7,7) Tortolì (7,6) e Grosseto (7,56). I cinque Comuni che dichiarano di spendere meno sono Padova con 0,10 centesimi/cittadino, Bolzano (0,17), Brescia (0,2), Verona (0,22) e, pari merito, Palermo e Treviso (0,24).

Più incerto il costo pubblico di settore a carico delle Aziende sanitarie locali in quanto solo due aziende, Bergamo e L’Aquila, hanno dichiarato i costi complessivi del settore sostenuti nel 2013, rispettivamente per 490.000,00 e 2.415.778,18 euro, mentre la maggior parte delle aziende ha fornito solo costi parziali. La spesa di settore per tutte le aziende sanitarie italiane è stimabile, per il 2013, intorno ai 151.956.670,00 euro/anno, considerando un costo medio di 2,5 euro/cittadino.

Altro argomento delicato è il caso degli animali ‘randagi’. Nei Comuni capoluogo, secondo i dati di Legambiente, nel 2013 ogni 4 cani catturati, 3 hanno trovato felice soluzione tra restituiti ai proprietari, dati in adozione o rimessi in libertà come cani “liberi-controllati”. Mentre un aspetto negativo riguarda la città di Catanzaro dove ogni 11 cani catturati trova positiva soluzione appena 1 cane. L’aspetto positivo riguarda invece la città di Verbania dove per 1 cane catturato si trova soluzione a 10 cani.

Altri dati ricavati dal rapporto Legambiente riguardano i cani di quartiere o liberati. Le città che hanno dichiarato di avere cani liberi controllati sono nell’87,5% dei casi al Sud, nel 12,5% al Centro e in zero casi al Nord Italia. Sono stati dichiarati complessivamente 7.118 cani liberi controllati dai Comuni con 954 cittadini specificamente impegnati, ma di questi ben 5.907 sono in città capoluogo siciliane (83% del totale) e 256 cittadini specificamente incaricati: Catania (3.000 cani e 174 cittadini), Messina (1.973 cani), Siracusa (476 cani e 75 cittadini), Palermo (451 cani) e Trapani (7 cani e 7 cittadini). Altre città con grandi numeri sono Roma (400 cani e 300 cittadini), Chieti (290 cani) e Potenza (256 cani e 340 cittadini).

Sempre secondo i dati raccolti dall’Associazione ci sarebbe una scarsa attenzione delle amministrazioni rispetto a politiche di contenimento preventivo e controllo delle nascite. La maggior parte delle Aziende sanitarie, ben il 75,67% del campione, dichiara di effettuare azioni di prevenzione del randagismo canino tramite sterilizzazione delle popolazioni, padronali e non padronali, di cani e gatti. I numeri riferiti al 2013 parlano di 10.228 cani e 33.523 gatti complessivamente sterilizzati.

Nel frattempo il 90% dei Comuni capoluogo conferma di avere un regolamento per la corretta detenzione degli animali in città, mentre l’accesso nei locali pubblici e negli uffici in compagnia dei propri amici a quattro zampe è regolamentato in 2 Comuni su 3 (nel 62,3% dei casi). Per la fruizione delle coste, al mare e/o al lago, dove regole chiare aiutano una buona convivenza salvaguardando i diritti di tutti, tra i 35 Comuni capoluogo costieri solo il 28,5% ha adottato un regolamento per l’accesso degli animali.

Hanno adottato un regolamento per facilitare inumazione, cremazione e tumulazione, ossia il dopo fine vita dei nostri animali, solo il 29.4% dei Comuni capoluogo. Infine, un problema che si sta sempre più affacciando dalla campagna in città e nei territori periurbani è il dramma dell’utilizzo illegale di esche o bocconi avvelenati, contro cui anche un apposito regolamento che affronti le particolari situazioni locali può essere un importante elemento deterrente, ma meno di 1 Comune su 2 lo ha adottato, il 41% dei casi.

Secondo Legambiente una situazione sempre più frequente riguarda il ritrovamento da parte dei cittadini di animali selvatici in difficoltà, feriti o abbandonati. In poco più di 1 Comune capoluogo su 2 (il 43,5% dei casi) ci diranno a chi rivolgerci e, nello specifico, le risposte, anche plurime, rinvieranno nel 29,4% dei casi alle Asl, nel 28,2% alla polizia provinciale e nel 23,5% dei casi, pari merito, a corpo forestale e associazioni di protezione degli animali. I contatti per chiamare un Centro per il recupero degli animali selvatici li fornisce poco più di 1 Comune capoluogo su 5 (nel 23,5% dei casi).

Nel caso delle Asl 2 su 3 danno risposta (il 66,2% dei casi). 1 su 5 dichiara di intervenire con proprio personale (nel 19% dei casi), mentre nel 54% dei casi rinviano alla polizia provinciale, nel 35% dei casi al corpo forestale e nel 21% alle associazioni di protezione degli animali. Dichiarano di gestire direttamente o di avere contatto con un Centro per il recupero degli animali selvatici soltanto il 21% delle Aziende sanitarie, che nel 90,5% dei casi dichiara anche di non conoscere i dati sanitari dei centri di recupero.

Infine, per quanto riguarda gli spazi aperti per gli animali, il 50,5% dei Comuni ha confermato di averne a disposizione, complessivamente 422 aree dedicate ai cani, che corrispondono in media ad uno spazio dedicato ogni 15.413 cittadini residenti e una distribuzione spaziale di un’area ogni 16,88 kmq.

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