Strage ThyssenKrupp, manager tedeschi (non ancora in carcere) chiedono semilibertà - Tuttoggi

Strage ThyssenKrupp, manager tedeschi (non ancora in carcere) chiedono semilibertà

Carlo Ceraso

Strage ThyssenKrupp, manager tedeschi (non ancora in carcere) chiedono semilibertà

La madre di una vittima “assassini, ma come fanno?”. Espenhahn e Priegnitz chiedono regime più leggero grazie ad un lavoro proprio con TK.
Dom, 31/05/2020 - 08:04

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Strage ThyssenKrupp, manager tedeschi (non ancora in carcere) chiedono semilibertà

Una farsa. Tanto irreale quanto amara. Per i parenti delle 7 vittime della strage di Torino del 2007 alla ThyssenKrupp ma anche per coloro che, condannati, hanno già saldato o stanno saldando il proprio conto con la giustizia (italiana).

I due super manager tedeschi del colosso siderurgico, Harad Espenhahn e Gerald Priegnitz, condannati rispettivamente a 9 anni e 8 mesi (la pena più alta confermata dalla Cassazione) e 6 anni e 3 mesi, non hanno ancora visto aprirsi la cella. E chissà se e quando un carcere lo vedranno.

Infatti, nonostante la sentenza della Cassazione del 13 maggio 2016, e quella di ‘conversione’ del Tribunale Superiore di Hamm di febbraio 2020 che ha ridotto le pene a 5 anni ciascuno (il massimo previsto dalla legislazione tedesca per il reato di omicidio colposo), i due non hanno ancora varcato la soglia di un penitenziario.

Il motivo sarebbe nella ridotta attività giudiziaria per l’emergenza coronavirus che non ha consentito di spiccare il decreto di presentarsi in carcere.

La portavoce del tribunale tedesco ha assicurato che nelle prossime settimane verrà firmato il decreto.

Ma questo ulteriore tempo ha consentito ai legali dei due condannati, stando a quanto riferito dalla radio WDR, emittente del Nord Reno-Westfalia, di presentare una richiesta di semilibertà.

Se venisse accolta, Espenhahn e Priegnitz uscirebbero dal carcere il giorno e rientrare la notte con l’ulteriore possibilità di trascorrere i week end con le rispettive famiglie.

La loro posizione potrebbe essere accolta in virtù anche del contratto di lavoro che la ThyssenKrupp ha mantenuto con i due manager che continuano a lavorare nel quartier generale di Duisburg.

Una situazione a dir poco grottesca vista la sentenza e i danni (non solo di immagine) procurati dal loro operato quando erano a capo della controllata italiana che causò la strage in cui morirono sette operai.

Rabbia e amarezza

La notizia ha destato rabbia tra i parenti delle vittime della strage che seguono da vicino le vicende dei due. “Questa sentenza si sta tramutando in una barzelletta” ha dichiarato Antonio Boccuzzi, l’unico sopravvissuto alla strage.

Mentre Rosi De Masi, madre di Giuseppe, l’operaio che perse la vita a soli 26 ani nel rogo di Torino, ha auspicato che la giustizia tedesca non conceda la semilibertà: “Io non sentirò più la voce di mio figlio, i suoi baci. Sono degli assassini, ma come fanno?”.

Amarezza invece, per una sentenza che sta avendo due pesi e due misure, tra gli altri condannati in via definitiva che, già la sera della lettura della sentenza della Cassazione, si presentarono spontaneamente in carcere per cominciare a scontare la pena: sono gli ex manager della Tk Raffaele Salerno (8 anni e 6 mesi), Daniele Moroni (7 anni e 6 mesi), Marco Pucci (6 anni e 10 mesi) e Cosimo Cafueri (6 anni e 8 mesi).


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