Spoleto58: Raffaele Cantone agli Incontri di Paolo Mieli - Tuttoggi

Spoleto58: Raffaele Cantone agli Incontri di Paolo Mieli

Redazione

Spoleto58: Raffaele Cantone agli Incontri di Paolo Mieli

Confronto serrato con il presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione
Sab, 04/07/2015 - 21:08

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“Non credo che tra cento anni il mio nome sarà in qualche enciclopedia”. Si schermisce Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, in apertura del faccia a faccia a Spoleto, nella terza giornata degli Incontri di Paolo Mieli, il format pensato dal gruppo Hdrà per il Festival dei 2Mondi che vede alternarsi, in tre fine settimana, grandi nomi della cultura, dell’economia, della politica e delle istituzioni. In una sala riempita fino all’inverosimile Cantone parla di legalità e correttezza, ma anche del futuro che aveva pensato in gioventù per sé e della vita che l’ha condotto altrove. “Mi sento una persona normale e sono molto legato alle mie origini e alla mia terra – spiega il magistrato napoletano – Ho una grande dedizione alle regole. Mi definirei molto vicino a Socrate, un uomo che pur di rispettare le regole preferisce farsi uccidere. Al liceo non avevo le idee molto chiare sul mio futuro: avrei potuto fare l’ingegnere, poi avevo pensato di diventare avvocato penalista, ammirando la teatralità e la libertà che traspariva da quel ruolo. Poi capii che tutta quella libertà non c’era”.

Guardano al suo ruolo attuale e al futuro immediato, Cantone ha auspicato un intervento migliorativo sulla legge Severino: “È una buona legge, ma perfettibile. Solo in Italia ci si scandalizza di dover fare il tagliando a un testo normativo. Ma si fa in tutte le parti del mondo”.

Nel secondo incontro di giornata, Paolo Mieli si è confrontato con Emmanuele F.M. Emanuele, presidente della Fondazione Roma, economista, filantropo e grande mecenate di cultura. Un ruolo che non sempre gli ha riservato la necessaria collaborazione e men che meno attestati di gratitudine dalla pubblica amministrazione. “La verità è che il pubblico non ama il privato – si è sfogato Emanuele – e il privato che si attiva per la collettività senza tornaconti o interessi personali viene visto anche con maggiore diffidenza. Forse semplicemente perché lo considera la sua cattiva coscienza”.

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