Spoleto Jazz Season, con Pieranunzi l'intimità "senza limiti" al Caio Melisso - Tuttoggi

Spoleto Jazz Season, con Pieranunzi l’intimità “senza limiti” al Caio Melisso

Carlo Vantaggioli

Spoleto Jazz Season, con Pieranunzi l’intimità “senza limiti” al Caio Melisso

Dom, 10/10/2021 - 10:27

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Straordinaria prima serata della II^ edizione della rassegna organizzata da Visioninmusica. Un viaggio "Unlimited" tra paesaggi sonori, senza meta.

Suonare il jazz al Teatro Caio Melisso è sempre una esperienza di grande interesse ed intensità emozionale.

E il celebre puttino alato che suona il sassofono, invece della classica cetra, voluto personalmente dal M° Gian Carlo Menotti durante il primo restauro del Caio Melisso nel 1958 e dipinto in un soffitto nel foyer del teatro, rende benaugurante qualsiasi spettacolo del genere oltre le intenzioni stesse del M° Menotti che per una vita evitò accuratamente (salvo casi sporadici) di proporre questo genere musicale nella programmazione del Festival dei Due Mondi.

Spoleto Jazz Season, e non solo

Per fortuna che Silvia Alunni, con la sua Visionimusica, non è il genere di organizzatrice che si fa scoraggiare dai segni del destino o dalle avversità pandemiche. E con lo spettacolo di piano solo di Enrico Pieranunzi dello scorso 8 ottobre, prima tappa di 3 concerti dello Spoleto Jazz Season, si è arrivati alla seconda edizione di una manifestazione che ha tutte le caratteristiche della piacevole consuetudine.

Lo testimonia la presenza eterogenea del pubblico arrivato al Caio Melisso, non tutto del luogo per la verità, ma al tempo stesso appassionato e competente.

Pregevolmente Visionimusica ci ha abituati ad una composizione del programma che comprende molte novità assolute nel panorama dei musicisti del momento e uno o due grandi nomi di richiamo che vengono volentieri a Spoleto, anche perchè terra inesplorata al momento per questo straordinario genere musicale che dallo scorso anno ha invece invertita una tendenza e rotto un tabù che sembrava inscalfibile.

E’ nelle cronache di questa estate 2021 l’enorme successo in piazza Duomo del concerto per piano solo (un azzardo assoluto e coraggioso) di Brad Mehldau , e della straordinaria accoglienza al Teatro Romano per il Fred Hersch Trio.

Un capitolo tutto da ascrivere nell’offerta di spettacolo per Spoleto e voluto con “tigna” da Monique Veaute, Direttore Artistico del Festival dei Due Mondi, che crede nelle collaborazioni fruttuose. E nel caso specifico si trattava di quella con Umbria Jazz.

Collaborazione che, ci permettiamo di suggerire, dovrebbe diventare altrettanto fattiva con Visioninmusica, che a differenza della blasonata manifestazione perugina di patron Pagnotta, tiene invece d’occhio da sempre tutta una serie di artisti interessanti, anche fuori dalle righe, che non sono ancora arrivati alla notorietà assoluta, che non sono ancora mainstream. Ovvero quel famoso punto di osservazione sui giovani che era la caratteristica delle prime edizioni del Due Mondi.

Pieranunzi “Unlimited”, o forse no!

Enrico Pieranunzi è senza discussione uno dei grandi nomi del pianismo italiano con un curriculum costellato di prestigiosissime collaborazioni internazionali. Un artista che non è solo fatto di tecnica esecutiva da manuale o da Circo Barnum, come spesso si vede fare in alcuni concerti. Alla spettacolarità dell’esecuzione, all’americana, si preferisce invece arricchire il contenuto con l’interpretazione che nel caso di Pieranunzi, non abbandona mai la melodia. In questo senso, come autorevoli commentatori prima di noi avevano sottolineato, il senso della melodia pervade la natura dei jazzisti italiani, con l’orecchio abituato al melodramma ottocentesco. Basterebbe il celebre Les Amants per capire il senso di questa predisposizione interiore.

Se da un lato verrebbe da dire “siamo tutti pucciniani”, al contempo nello spettacolo di Spoleto, si nota invece come la ricerca del confine tra generi e temi, per il pianista romano diventi Unlimited, senza limiti appunto come intitolato il suo ultimo lavoro.

Nel segno della improvvisazione, nella scelta del pezzo ma anche nello sviluppo del brano in programma, più volte descritta al pubblico spoletino dallo stesso Pieranunzi, “Ora non so cosa vi suonerò e come …”, la serata inaugurale della seconda edizione dello Spoleto Jazz Season è diventata una chiacchierata intima e coinvolgente che racconta come spesso lo sviluppo di un tema musicale non sia replicabile.

E lo scavalcamento di confini si sa è costitutivo per un jazzista

E così pezzi storici come gli standard My foolish heart o Some day my prince will come diventano “brani pretesto” per un viaggio tra più di un paesaggio sonoro sconosciuto.

Disoriented

Se volessimo prendere la questione di petto, con molta probabilità il viaggio di Pieranunzi non è effettivamente Unlimited, dando così per acquisiti mentalmente dei limiti materiali da oltrepassare con questa definizione.

Ma si direbbe più, quello di Spoleto, un viaggio Disoriented-disorientato, dove il vagare non ha in se nulla di pauroso (nessun salto nel vuoto) e che obbliga il pubblico a seguire Pieranunzi come se fosse un demiurgo, un mentore, un pifferaio magico che ti accompagna per luoghi di cui non si aveva avuto mai prima la minima percezione.

Quando il pianista romano attacca le prime note della Sonata K9 di Domenico Scarlatti (qui una clip di repertorio da Youtube) si può avere inconsciamente la sensazione di un dejavù. Non si tratterebbe in effetti del primo artista jazz che tecnicamente è capace di suonare la musica classica come il più consumato dei concertisti internazionali (basti pensare a Keith Jarrett). Ma lo sviluppo del tema è appunto disorientante, senza punti di vista o di riferimento, più che senza limiti e questo rende tutto nuovo ed eccitante.

Il senso di questo stato d’animo sta tutto nell’avventurosità di chi compie questo rito: il pubblico che entrando in sala si affida alle mani del pianista e l’artista che trasforma la materia in mondi inesplorati.

Alla fine il Jazz è un pò tutto questo: abbatte muri, cancella confini e ti offre avventure insperate.

E gli applausi entusiasti al Caio Melisso ed i bis concessi da Enrico Pieranunzi sono la realizzazione di un bellissimo viaggio disorientato. E perchè no, anche Unlimited

Ecco perchè non può mancare in una città come Spoleto ed ecco perchè è giusto che viva ancora molte altre stagioni dello Spoleto Jazz Season di Visioninmusica.

Foto: Tuttoggi.info (Carlo Vantaggioli)

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