E ci risiamo! Teatro Caio Melisso stracolmo e pulsante per il secondo appuntamento di Spoleto Jazz 2025. forse anche più vivace che per Lari Basilio che in ogni caso è stato un incoraggiante sold out.
Ma il coraggio uno non se lo può dare, diceva il vecchio Don Abbondio, mentre avere dei buoni fondamentali per dare avvio all’arte è tutta un’altra cosa.
Di sicuro a Visioninmusica la lezione l’hanno imparata più di 30anni fa ed oggi tutti possiamo godere del magnifico concerto in esclusiva per l’Italia di Michael Mayo, straordinario enfant prodige della gloriosa categoria dei vocalist, che sceglie Spoleto Jazz per raccontare chi è.
Mayo è un ragazzo appena 30enne con una tradizione familiare nella musica che avrebbe potuto annichilirlo invece che farlo crescere nel migliore dei modi possibili nello stesso ambiente. Il papà di Michael suonava il sax negli Earth Wind and Fire mentre la mamma è stata back Vocalist di Byoncè e dell’indimenticata Whitney Houston. E se non bastasse questi super genitori hanno anche partecipato ai lavori di Diana Ross, Luther Vandross e sua santità Stevie Wonder. In buona sostanza una famiglia di musicisti che pur non avendo fatta una loro carriera in prima fila sono da sempre determinanti per il successo di altri.
Non è strano infatti che a volte ci ricordiamo più di loro che dell’artista principale.
Quel “bravo ragazzo” di Mayo…
Ma Michael, l’abbiamo detto, è tutta un’altra storia! L’eleganza, l’educazione da bravo ragazzo che è sua parte evidente, e il talento davvero innovativo e multiforme nella voce lo rendono un assoluto protagonista ora e sicuramente in futuro. Il giovanotto è talmente assennato e dotato che promette lunghi anni di grande musica per gli onnivori del genere.
Mayo, manco a dirlo, non è solo voce ma anche testi, composizione, arrangiamento e affabulazione gentile con il pubblico. Non è arte pensosa e dannata, vita spericolata da sex-drugs and rock&roll. Niente atteggiamenti imbarazzanti o barbosità, ma rispetto per il pubblico e attenzione certosina per ciò che canta con una innata confidenza, sia esso uno standard o un suo pezzo originale, come se non avesse fatto altro nella vita, dal primo vagito all’ultimo vocalizzo di ieri sera al Caio Melisso.
…e il “monaco tibetano”, all’occorrenza.
Lo amano e lo hanno seguito artisti di grande peso come Herbie Hancock, Dianne Reeves (ce la ricordiamo al Festival dei Due Mondi del 2022) e lo scomparso Wayne Shorter che sono stati anche suoi insegnanti.
A volerci trovare qualche cenno di similitudine nello stile a cappella, si potrebbe dire che in lui si agita un percussivo Bobby McFerrin che duetta con gli scioglilingua scat di Kurt Elling mentre di quando in quando irrompono scale vertiginose come solo Al Jarreau riusciva a fare. E miracolo dei miracoli, Mayo è anche monaco tibetano, se proprio insistiamo!
Ieri sera in un pezzo, strano, con uno stile jungle ed evocativo, quasi come quando Hermeto Pascoal suonava la sua barba, Michael ha emesso una nota di petto profonda, una sorta di basso continuo e preistorico, aiutato da un giocattolone elettronico-una loop station (deve essere un lascito educativo di Hancock che con l’elettronica ci ha sempre fatto l’amore), che ha fatto vibrare il pubblico di Spoleto per tutto l’intero pezzo come se ci trovassimo nel sacro tempio a Dharamsala.
Mayo affronta tutto il concerto con un mood solo apparentemente distaccato. Gli artisti americani, lo sappiamo da sempre, sono perfette macchine da guerra in palcoscenico, dove niente è improvvisato, Incluso il numero dei pezzi da eseguire per contratto. Ma l’approccio del ragazzo di Los Angeles è stato molto aperto con il pubblico del Caio Melisso che lo ha realmente adorato e alla fine, dopo due bis- dannato contratto- non se ne voleva quasi andare sperando che il giovanotto e suoi bravissimi musicisti tornassero sul palcoscenico. Con Mayo c’erano il tastierista Andrew Freedman, il bassista Nicholas Campbell e il batterista Robin Baytas.
Una serata straordinaria che aveva destato attenzione anche da Perugia, dove è noto il jazz lo masticano anche crudo. E non aggiungiamo altro!
E poi non dite che non ve l’avevamo scritto e riscritto che Silvia Alunni e Visioinmusica sono proprio bravi.
Prossimo appuntamento il 7 novembre, questa volta al Teatro Nuovo Gian Carlo Menotti, con un vecchio amico di Spoleto Jazz, Anthony Strong accompagnato da una straordinaria Big Band, la Colours Jazz Orchestra in un programma da leccarsi i baffi e la mosca: Da Cole Porter a Frank Sinatra.
Amen, fratello Anthony!
Foto Tuttoggi (Carlo Vantaggioli)



