Spoleto Arte,  arrivano i “grandi vecchi” Vittorio Sgarbi interroga Boris Pahor

Spoleto Arte, arrivano i “grandi vecchi” Vittorio Sgarbi interroga Boris Pahor

I successivi incontri con Mina Gregori, Gillo Dorfles, Eugenio Carmi e Giuseppe Sgarbi, padre del critico d’arte

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Discutere con « i grandi vecchi della cultura italiana» sul futuro del mondo, ma anche sui destini dell’arte e della letteratura. E’ questo il senso di un ciclo d’incontri promosso da «Spoleto Arte», la rassegna (già ribattezzata come «il contro festival» in polemica con un sempre più anonimo «Festival dei 2 Mondi») curata da Vittorio Sgarbi, attualmente in corso nella cittadina umbra negli spazi espositivi di Palazzo Leti-Sansi.
Ad aprire questa nuova sezione – che si aggiunge alle tradizionali mostre d’arte – sarà Boris Pahor, 101 anni, il più grande scrittore sloveno vivente, «tenuto vivo – spiega Sgarbi – dalla rabbia per la violenza subita con la deportazione nei campi di concentramento di Natzweiler-Struthof, Dachau e Bergen-Belsen. Pahor ha visto la morte negli occhi, ed è come un sopravvissuto, che è tornato dall’aldilà, e non vuole dimenticare. Quell’esperienza trasforma l’uomo, e gli fa intendere diversamente il rapporto con gli altri uomini, senza pietà e senza perdono».
Nato a Trieste il 26 agosto del 1913, coniuge della scrittrice slovena Radoslava Premrl, Pahor è il maggiore scrittore sloveno di cittadinanza italiana. Ha dato voce all’esperienza della deportazione politica, vissuta nei lager nazisti, nel suo capolavoro «Necropoli», del 2008, romanzo autobiografico sulla sua prigionia a Natzweiler-Struthof.
Difensore della libertà e della dignità, ha trovato negli umiliati e negli offesi i protagonisti della sua vicenda umana e della sua narrativa, come anche del suo pensiero storico e politico. È autore di una trentina di volumi, fra narrativa e saggistica, tradotti in più di dieci lingue, tra i quali «Il rogo nel porto» (2008), «Una primavera difficile» (2009), «La villa sul lago» (2011).
Il suo ultimo libro è «Così ho vissuto. Biografia di un secolo», edito da Bompiani, in cui racconta, attraverso la sua biografia, il Novecento: Pahor ne ha vissuto gli orrori e le conquiste, facendosene testimone per eccellenza.
Nel giugno del 2008 ha vinto il «Premio Internazionale Viareggio – Versilia»; nel maggio del 2007 è stato insignito con la onorificenza francese della «Legion d’onore».
Tra gli altri riconoscimenti il «Premio Prešeren», maggiore onorificenza slovena nel campo culturale (1992) e il «San Giusto d’Oro» nel 2003.
Nel 2008 è stato finalista e quindi vincitore del «Premio Napoli» per la categoria “Letterature straniere” con «Necropoli», e nel novembre 2008 gli è stato conferito, per lo stesso libro, il «Premio Resistenza».
«Necropoli» è stato inoltre eletto «Libro dell’Anno» da una giuria di oltre tremila ascoltatori del programma culturale di Radio3 «Fahrenheit». Nel 2012 gli è stato assegnato il «Premio Letterario Internazionale Alessandro Manzoni – città di Lecco» per la sua autobiografia «Figlio di nessuno».
Le sue opere in sloveno sono tradotte in francese, tedesco, serbo-croato, ungherese, inglese, spagnolo, italiano, catalano e finlandese.

Gli altri protagonisti saranno Gillo Dorfles, 104 anni, scrittore, giornalista e critico d’arte. E poi Luigi Caccia Dominioni («architetto veramente mirabilissimo – dice Sgarbi – e di grande sensibilità tra tanti peracottari dell’arte contemporanea), Mina Gregori, storica dell’arte, esperta di Caravaggio, «che potrà raccontare come sia stato esaltante stare vicino a Roberto Longhi, ripercorrendo momenti fondamentali della resurrezione dell’arte italiana»; Eugenio Carmi, 94 anni («il pittore – osserva Sgarbi – che più di tutti ama, per antica amicizia, Umberto Eco, ed è il più antico dei pittori astratti italiani viventi. A lui chiederemo ragione della sua armonia del mondo, delle sue geometrie colorate, del suo indefesso omaggio ai maestri dell’Astrattismo, da Kandinskij a Mondrian a Klee, e se questo lo abbia tenuto lontano da una realtà contaminata»
Chiuderà il ciclo degli incontri il padre del critico d’arte, Giuseppe Sgarbi «che ha scritto il suo primo libro, «Lungo l’argine de tempo», a 93 anni, imponendosi come il più antico esordiente dell’umanità. Delle molte cose che ha visto e della verginità del suo sguardo; e della buona qualità del suo pensiero e di un mondo perduto, che sopravvive nella sua memoria, potremo avere nozione e emozione sentimentale»
Intanto a Palazzo Leti-Sansi è possibile vedere le opere di artisti affermati nel panorama dell’arte contemporanea (c’è anche José Dalì, figlio del più noto Maestro del surrealismo Salvador Dalì) ma anche quelle di numerosi «emergenti»
Grande interesse suscita la «personale» del Premio Nobel Dario Fo. Il grande attore e regista espone 20 tele che raccontano la sua passione per la pittura, dagli esordi, nel 1964, fino ai giorni nostri. Ma non solo. Assieme alle tele, Dario Fo espone a Spoleto disegni e video che raccontano aspetti noti e meno noti del suo lavoro teatrale, foto di scena e scenografie.
Particolarmente ricca di evocazioni la mostra fotografica su Pier Paolo Pasolini attraverso gli scatti di Roberto Villa, un Maestro della fotografia, in una retrospettiva che documenta il Pasolini regista cinematografico. Autore di servizi fotografici per importanti riviste (“Vogue”, “Photo Magazine”, “Harper’s” “Esquire”, “Photo13”, “Epoca”, “National Geographics”) nel 1973 Roberto Villa è stato invitato da Pasolini a fotografare le riprese del film Il fiore delle Mille e una notte.
La rassegna di arte contemporanea compendia nomi noti e meno noti dell’arte italiana e europea: «Sono artisti che, nel caos dell’arte contemporanea, vanno guardati con interesse. Come Alessandra Turolli e le sue invenzioni surreali e materiche, con ammiccamenti all’arte informale. Penso a Maria Pia Severi, una visionaria che guarda le città attraverso il filtro del suo sogno. Assai interessante Luigi Calligani, scultore classicheggiante, che ha raggiunto una notevole maturità di visione della forma. Buono mi sembra il lavoro di Venera D’Alessandro coi i suoi paesaggi molto intensi. Certamente da approfondire è l’arte di Giuseppe Santonocito. Alba Tortorici, legata all’illustrazione, raggiunge esiti apprezzabili, e così Simona De Maira.
Da segnalare Luigi Piccioni, molto bravo nel disegno, e Daniela Ventrone, con una ricerca legata a una figurazione citazionistica. E molti altri su cui ritornerò».
Il supporto organizzativo è logistico della rassegna è curato dalla «Promoter Art» di Salvo Nugnes.

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