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SPARATORIA FOLIGNO, RIMESSO IN LIBERTA’ UNO DEGLI ACCUSATI. CANDIDO RESTA IN CARCERE

Redazione

SPARATORIA FOLIGNO, RIMESSO IN LIBERTA’ UNO DEGLI ACCUSATI. CANDIDO RESTA IN CARCERE

Ven, 27/05/2011 - 00:10

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SPARATORIA FOLIGNO, RIMESSO IN LIBERTA’ UNO DEGLI ACCUSATI. CANDIDO RESTA IN CARCERE

C’è una novità nell’inchiesta che aveva portato all’arresto dei due calabresi accusati della sparatoria verificatasi lunedì scorso a Maceratola di Foligno e costata la vita ad Emanuele Fe, italiano di etnia rom. Salvatore Giovinazzo, da tempo residente a Foligno – arrestato dai carabinieri poche ore dopo la sparatoria dopo un inseguimento conclusosi nei pressi Capua – è stato infatti rimesso in libertà dal gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Cettina Scognamiglio, che non ha ritenuto sufficienti gli indizi a carico del fermato. Giovinazzo resta comunque indagato con l’accusa di omicidio e tentato omicidio. Resta invece in carcere, a Capanne di Perugia, Michele Candido, il secondo calabrese (anche lui residente nel folignate) fermato dagli inquirenti: il gip di Perugia Carla Giangamboni ha infatti convalidato stamani l’ordine di arresto spiccato dal pm che conduce le indagini, Mario Formisano. Candido, assistito dall’avvocato Silvia Stancati, si è avvalso della facoltà di non rispondere ribadendo la propria estraneità ai fatti.
Restano intanto critiche le condizioni di Gabriele Rota, anche lui italiano di etnia rom, ferito gravemente alla testa: è stato sottoposto ad un delicato intervento chirurgico durante il quale i medici hanno tentato di estrarre un proiettile dal cervelletto. L’operazione sarebbe riuscita solo in parte per l’impossibilità di togliere una parte del colpo. Nessun commento al momento dall’avvocato Aurelio Pugliese, nominato dai familiari di Rota che hanno annunciato di volersi costituire parte offesa nel processo.
Intanto si cercano di ricostruire i motivi della sparatoria, forse scaturita per alcun insulti che Fe e Rota avrebbero pronunciato nei confronti di una donna, forse la moglie di Giovinazzo. Quest’ultimo, secondo quanto trapela da fonti non ufficiali, avrebbe raggiunto Candido con il quale avrebbe cominciato la ‘caccia’ ai due rom fino alla sparatoria. Saranno ora gli inquirenti a dover dimostrare chi ha sparato. Elementi utili all’inchiesta potrebbero arrivare dalle perizie sulle tre pistole rinvenute dalla guardia di finanza lungo il fiume Topino, poco distante dal luogo in cui è stato aperto il fuoco. Tre armi con la matricola abrasa, ritrovate prive di colpi.

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