Sinistra, icona del passato o ideologia da "rispolverare"  / Una chiacchierata con Stefano Vinti - Tuttoggi

Sinistra, icona del passato o ideologia da “rispolverare”  / Una chiacchierata con Stefano Vinti

Sara Cipriani

Sinistra, icona del passato o ideologia da “rispolverare”  / Una chiacchierata con Stefano Vinti

'Occorre una Sinistra nuova' Sostiene l'assessore / I cinque punti per radunare l'Umbria rossa intorno allo stesso tavolo
Mer, 13/08/2014 - 20:03

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Sinistra, icona del passato o ideologia da “rispolverare”  / Una chiacchierata con Stefano Vinti

Tempo d’estate. Tempo di relax. Non per la politica che, quest’anno,  si è data e si sta dando un gran da fare, tra riforme votate al fotofinish, incoraggiamenti e buoni propositi dichiarati qua e la tra una visita privata, un raduno di boy-scout, un expo o un tweet. Non da meno la politica regionale che non sembra cedere alle lusinghe di un’estate arrivata in ritardo. Così tra conferenze stampa, comunicati e giri i bici in riva al lago, si comincia delineare qualche figura all’orizzonte delle elezioni regionali del prossimo giugno. E se a destra parte già qualche schermaglia, a sinistra c’è chi tenta di “fare pace” e lavorare per una Nuova Sinistra Unita.

Tuttoggi.info ha incontrato l’assessore Stefano Vinti per cercare di capire meglio movimenti e proposte del progetto di unificazione NSU

D-Partiamo dall’analisi del contesto politico e sociale attuale, nel quale non è più ben chiaro chi sta con chi e quali siano le differenze nelle linee politiche intraprese dalle varie parti. Sembra di essere piuttosto di fronte a un grande, unico centro. In questo scenario, ha ancora senso “rievocare” la Sinistra?

R- Ha senso eccome. Siamo testimoni di una delle crisi economiche più gravi dal dopoguerra ad oggi, figlia del neoliberismo ed aggravata dalle scelte scellerate e dalle politiche di austerità dell’Europa dei banchieri e della Troika. A pagarne i costi più alti sono coloro che di questa crisi non hanno alcuna responsabilità, i lavoratori, i giovani disoccupati, i pensionati che non ce la fanno più ad arrivare alla fine del mese. Purtroppo, di fronte a questo scenario la sinistra balbetta, ridotta ai minimi storici, e con le forze politiche che si ostinano a difendere il proprio orticello senza provare a costruire una soggettività in grado di determinare risposte altre rispetto alle ricette fallimentari dei governi nazionali che si sono succeduti negli ultimi anni e dare risposte concrete al proprio blocco sociale di riferimento. Il fatto che la sinistra in Italia soffra non significa che non ce ne sia bisogno. Certo è che occorre una sinistra nuova.

Vedo un gran richiamare l’unità delle forze della sinistra, certo con accenti diversi, da Rifondazione a Sel, da L’Altra Europa con Tsipras al PdCI, ma ben pochi atti concreti conseguenti, coerenti, meno roboanti ma tangibili. Non vorrei che fosse “tanto fumo e niente arrosto”, tutti in difesa del proprio progettino, della propria identità, della propria rendita di posizione (ormai ridotta al lumicino).

Allora avanzo alcune proposte di azione unitaria, vere ed immediate:

  1. una mobilitazione e una proposta comune sulla vertenza AST-TK e per il riconoscimento a “Area complessiva di crisi” del territorio Narni – Terni;
  2. una iniziativa unitaria per la nuova legge elettorale regionale;
  3. una proposta politica comune in vista della elezione dei Presidenti delle Province e dei nuovi Consigli Provinciali di Perugia e Terni;
  4. una mobilitazione unitaria per la raccolta di firme per i 4 referendum “Stop austerità”;
  5. la costituzione di un “forum degli amministratori della Sinistra umbra”, per intraprendere nelle istituzioni iniziative comuni.

Cinque temi semplici e difficili allo stesso tempo. Sfido i gruppi dirigenti delle forze della sinistra umbra a dargli seguito, adesso e qui. Ovviamente ce ne possono essere altri e diversi ma la sfida resta quella dell’unità a sinistra

D- Il contesto politico umbro sembra confermare questo rimescolamento delle parti e perdita di punti chiari di riferimento. Nelle ultime elezioni l’elettore umbro è sembrato più affidarsi alla “persona”, che all’idea e al movimento che questa rappresenta. I risultati hanno stravolto un ordine politico dato per scontato, cambiando gli equilibri. Se bisogno c’era di una sinistra unita, il momento improrogabile era quello delle elezioni di giugno. Ma la Sinistra umbra, a livello locale e regionale, non è riuscita a fare fronte comune. Cosa non ha funzionato? In cosa la “chiamata” di oggi, in vista delle regionali, dovrebbe essere differente dalla precedente campagna elettorale e portare all’unità della frammentazione dei partiti di sinistra?

R- Quanto accaduto nelle scorse amministrative testimonia, se ancora ce ne fosse bisogno, l’urgenza di unità delle forze a sinistra del PD. Diversamente siamo tutti condannati alla subalternità e alla estinzione. Le elezioni regionali, anche alla luce della vittoria di Romizi a Perugia, rappresentano un banco di prova fondamentale: da un lato le contingenze impongono alle forze della sinistra uno sforzo e un impegno per ritrovare le ragioni di uno stare insieme, dall’altro occorre ridare slancio e linfa al centrosinistra umbro per impedire che l’Umbria venga consegnata alle destre, per mettere a leva i risultati positivi dell’esperienza attuale, vedi il riconoscimento degli standard qualitativi della sanità regionale, e si mettano in campo tutti gli strumenti per contrastare le politiche di austerità.

Più in generale ci serve, ora, una “nuova sinistra umbra”, rinnovata e innovativa, nelle pratiche sociali e politiche, attrattiva ed inclusiva, plurale e radicata nei territori e nelle città, autonoma ma non estremista, comprensibile, capace di entrare in sintonia con la propria gente, i lavoratori, i precari, i giovani, i piccoli imprenditori, il mondo della scuola, ecc., che si prefigga l’obiettivo del governo dei processi sociali ed economici, nonché delle istituzioni.

Ci serve, ora, una “nuova sinistra umbra”, che nasca dal basso, capace di rinnovare la qualità delle politiche di cambiamento, anche radicale, aprendo la politica umbra al contributo di nuove energie.

Una “nuova sinistra umbra”, capace di rappresentare i lavoratori e chi vive del proprio lavoro, di salvaguardare lo stato sociale e i servizi pubblici, di potenziare i “beni comuni” e sottrarli alla logica del mercato e delle privatizzazioni, a partire dalla sanità regionale.

D- I principi della Sinistra radicale sembrano essere legati a vecchi schemi sociali e riferiti ad un mondo del lavoro non più attuale. Troppo assistenzialista. Poco promotrice di cambiamenti ragionati su una strategia ragionata e chiara con obiettivi a breve, medio e lungo termine. Per quali motivi la Sinistra dovrebbe essere oggi nuovamente punto di rifermento ed espressione degli elettori?

R- Le esperienze politiche recenti hanno dimostrato la loro assoluta incapacità di dare risposte ai cittadini vessati dalla crisi. Cresce la disoccupazione, anche chi il lavoro ce l’ha fatica ad arrivare alla fine del mese, cresce il numero di sfratti per morosità incolpevole, insomma queste larghe intese non convincono anche quando vincono. La sinistra può diventare di nuovo punto di riferimento solo ed esclusivamente se torna ad essere determinante, incisiva e utile al proprio blocco sociale di riferimento e, quindi, al proprio elettorato. Ma, ripeto, solo una nuova soggettività in grado di riunire le anime della sinistra può fare questo, sul modello delle esperienze europee. L’alternativa è il populismo e la demagogia se non l’astensione.

D- Quali sono i soggetti chiamati in Umbria a confluire in “Sinistra Unita” e quali le reciproche eventuali concessioni, quali le leve per superare i “personalismi”, rispetto a quale obiettivo comune?

R- Penso a tutti i partiti della sinistra, ai movimenti, a tutti i soggetti organizzati ma anche alle personalità singole che si riconoscono nelle idee e nei valori della sinistra largamente intesa: la sinistra antiliberista, anticapitalista, la sinistra ambientalista, la sinistra dei diritti civili e del lavoro. La discriminante non può che essere di natura programmatica rispetto alle tematiche del lavoro e della difesa dello stato sociale. Tutto il resto passa in secondo piano, ma una cosa è certa: o tutti noi che abbiamo una responsabilità politica acquisiamo piena consapevolezza che si deve stare insieme senza tatticismi e aspirazioni egemoniche o il progetto fallisce prima di partire.

D- La distanza tra cittadini e classe politica sembra essere insanabile. La sfiducia in coloro che sono deputati a prendere decisioni, persa. Insieme alla speranza di un futuro migliore. In un sentimento di impotenza e ineluttabilità. Tra le tante riforme in atto, in questo governo veloce e decisionista, ne sono un esempio la riforma del Senato, in itinere, e più in particolare quella delle Province. Cambiamenti che sembrano allontanare ancora di più la base dall’élite politica. Trasformazioni poco chiare, atte, nel sentire comune, a “garantire nuove poltrone” piuttosto che benefici nella gestione della cosa pubblica. Poltrone rimproverate per lo più agli esponenti di sinistra. E’ un rapporto che si può recuperare quello tra elettore ed eletto? Come si colma questa distanza e si recupera un dialogo costruttivo?

 R- Non vorrei ripetermi ma se la politica continua a non dare risposte concrete ai bisogni reali dei cittadini, la distanza tra elettori ed eletti è condannata ad aumentare. ed è qui che la sinistra unita può assumere un ruolo fondamentale, nell’analisi e nella elaborazione di proposte. La storia recente ha dimostrato tutta l’inadeguatezza delle forze politiche in campo. Credo che ci sia bisogno di una grande rinnovamento anche dentro i partiti, rinnovamento che, per quanto attiene alla mia parte politica, non può che passare per l’avvio di un processo unitario delle forze di sinistra.

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