Sesso, droga e “Baroc&Roll” | La “scorretta” Beggar’s Opera di Robert Carsen a Spoleto61

Sesso, droga e “Baroc&Roll” | La “scorretta” Beggar’s Opera di Robert Carsen a Spoleto61

La divertentissima piece, prima vera commedia musicale del ‘700, manipolata e trasformata dalle sapienti mani di Carsen, vecchia conoscenza di Spoleto

Robert Carsen era un giovanissimo assistente di Filippo Sanjust (che ricordiamo a Spoleto come regista del Duca D’Alba del 1959 ndr.), quando per la prima volta  venne a Spoleto come stagista al Festival (non retribuito) nei  primi anni ’80. Oggi che è un acclamato regista di fama internazionale il suo ritorno a Spoleto, memore della linfa teatrale succhiata in quel tempo,  non poteva che essere scoppiettante come spesso erano anche alcuni lavori festivalieri dell’epoca. Volutamente dissacranti, critici con la società del momento e con le convenzioni sociali.

Si prenda dunque un operetta del ‘700,  conosciutissima e considerata la vera prima commedia musicale della storia, The Beggar’s Opera di John Gay, e la si rimescoli a tal punto da farla diventare una sorta di Trainspotting, vent’anni dopo. Per ottenere un effetto convincente ci vogliono tutti gli armamentari  della modernità, come i tablet al posto del leggio per  l’Ensemble di musica barocca o PC portatili per tenere la contabilità dei furti e delle magagne criminali del capobanda Peachum. E sciccheria delle schiccherie il fantastico IPhoneX usato come uno specchio per tirare strisce di coca.

Tutti si drogano, bevono senza sosta e fanno sesso come capita. L’unica differenza con il rimando storico settecentesco, è che in quel tempo forse si beveva molto di più, considerato che  la vita media era sensibilmente  più corta dell’attuale dove invece  i farmaci consentono qualche upgrade migliorativo.

Per il resto nulla è cambiato. Il sesso muove il mondo, le dinamiche familiari di chi delinque sono al limite dell’indecenza incestuosa, i soldi  determinano lo status, i politici sono solo corrotti e la giustizia è inversa. Chi delinque, truffa e ammazza senza sosta comanda e chi amministra, si adegua. Il tradimento, meglio se incrociato e carpiato, è l’unico linguaggio conosciuto.

Sex & Drugs and Rock&Roll, diceva la famosa canzone di Ian Dury, solo che in questo caso trattasi di Sex & Drugs and Baroc&Roll. Appena un pò più delicata come condizione!

In una simile Babele, molto prossima, alle comunità underground del sottoproletariato inglese, di posti come il distretto industriale di Sheffield, non conta nemmeno più il valore della denuncia. Occorre solo osservare e fare un passo di lato, o meglio, oltre, solo se prima non si è morti ammazzati, o impiccati come sta per accadere al teppista, sex-addicted Macheath. Oppure  ci si ride sopra per scongiurare il peggio. Una risata vi seppellirà.

E proprio perchè le cose cambiano, ma non sempre in meglio, ricordiamoci qualche secolo dopo il debutto di Beggar’s Opera, due signori di nome Kurt Weill e Bertold Brecht che scriveranno l’Opera da Tre Soldi il cui protagonista è esattamente Macheath (Mackie Messer, o Mack the Knife).

Carsen è un regista che la sa lunga. In questa versione dell’Opera del Mendicante, risolve la questione scenica con una trovata geniale che è quella dei cartoni, o scatoloni che dir si voglia, che occupano interamente il palcoscenico e che per tradizione rimandano allo strumento “salvavita” del mendicante sotto al ponte.

Scatoloni che si aprono e chiudono secondo il bisogno e si muovono per diventare una camera da letto o un bar e persino un carcere. Il tutto accompagnati dai musicisti dell’ensemble Les Arts Florissants:

Théotime Langlois de Swarte violino I
Martha Moore violino II
Sophie de Bardonnèche violino contralto
Elena Andreyev violoncello
Douglas Balliett contrabbasso
Anna Besson flauto traverso
Vincent Blanchard oboe
Marie-Ange Petit percussioni
Massimo Moscardo arciliuto,
sotto la guida spiritata della clavicenbalista Marie van Rhijn. Musicalmente meglio di una jazzband  e più divertenti di un gruppaccio heavy metal.
Gli interpreti di Beggar’s Opera sono tutti bravissimi attori, cantanti e ballerini, incluse due signore attempate che si muovono in scena con consumata finezza maramaldesca (Beverley Klein Mrs. Peachum / Diana Trapes  e Emma Kate Nelson Jenny Diver).
Ecco tutti gli altri:
Robert Burt Mr. Peachum
Kate Batter Polly Peachum
Benjamin Purkiss Macheath
Kraig Thornber Lockit
Olivia Brereton Lucy Lockit
Sean Lopeman Filch / Manuel
Gavin Wilkinson Matt
Taite-Elliot Drew Jack / guardia carceraria
Wayne Fitzsimmons Robin
Dominic Owen Harry
Natasha Leaver Molly
Emily Dunn Betty
Louise Dalton Suky
Jocelyn Prah Dolly
C’è anche spazio nel testo per citazioni al limite dell’incidente diplomatico, come la Brexit di Theresa May che fa diminuire le truffe verso l’Italia,  o il lucroso merchandaising di paccottiglia con sopra i volti dei due principeschi principianti, Harry e Meghan.
Massimo divertimento, e pregevolissima fattura, ricordandosi però il Parental Advisory.
Riproduzione riservata
Foto: Festival dei Due Mondi

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