Sedicenne morto al Cocoricò, "la verità su quella notte" | Un nuovo indagato tifernate - Tuttoggi

Sedicenne morto al Cocoricò, “la verità su quella notte” | Un nuovo indagato tifernate

Redazione

Sedicenne morto al Cocoricò, “la verità su quella notte” | Un nuovo indagato tifernate

Il pm chiede l'incidente probatorio. La droga non fu presa nel locale ma a Città di Castello
Ven, 09/09/2016 - 11:49

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Sedicenne morto al Cocoricò, “la verità su quella notte” | Un nuovo indagato tifernate

La paura e lo choc per il malore, e poi la morte del loro amico di appena 16 anni li ha “sopraffatti” e spinti a mentire. Poi, con il passare delle ore le testimonianze degli amici di Lamberto Lucaccioni, quelli che erano con lui la “maledetta” notte del Cocoricò, hanno cominciato a raccontare la loro verità. E dunque la versione è passata rapidamente da “abbiamo acquistato la droga da un ragazzo dentro la discoteca” a “è stata acquistata a Città di Castello venerdì 17 luglio 2015 da Lamberto stesso. Gli è stata data da T.C., un ragazzo di circa 18 anni che anche io conosco“. E poi ancora sull’assunzione della dose letale di Mdma sciolta in una bottiglietta d’acqua: “Lamberto aveva messo due grammi di Mdma nella bottiglietta. Anche io e M. bevevamo dalla stessa bottiglietta. Facevamo circa un sorso a testa fintanto che l’abbiamo finita. Gli ultimi residui li ha bevuti Lamberto ma non vorrei che lui avesse fatto sorsi più grossi dei nostri“. Oppure, è un’altra tesi plausibile, che sul fondo si fosse accumulata la maggior parte della dose non del tutto soluta.

Ma chi c’era dietro T.C.? Risalire al rovescio la catena dello spaccio è fondamentale nell’inchiesta. Ora spunta un nuovo indagato. Si tratterebbe di un 20enne di Città di Castello, che avrebbe ceduto l’Mdma a T.C., e il cui nome ora è indicato quale indagato per l’ipotesi di reato di detenzione ai fini di spaccio con l’aggravante di aver ceduto la droga nelle mani di un minorenne.

La testimonianza del 19enne T.C., per il quale il Gip di Rimini aveva anche emesso una misura cautelare nelle primissime ore, in pochi giorni è cambiata, portando gli inquirenti verso una pista tutta tifernate:

L’ho conosciuto in piazza il giovedì sera (nella settimana precedente la morte di Lamberto, ndr) a Città di Castello… Sapevo che lui spacciava e quindi, dato il mio interesse, che inizialmente era personale, l’ho voluto conoscere. Inizialmente il quantitativo era per me e basta, poi si è aggiunto Lamberto Lucaccioni

E il racconto prosegue con la parte in cui T.C. concorda l’acquisto di un grammo di Mdma ma quando Lamberto si fa avanti – racconta sempre T.C. – ricontatta lo spacciatore per aumentare l’ordine “per altre quattro persone“. Questo secondo grammo, stando al racconto, non finirà sciolto nella bustina ma, dopo il malore che colpisce Lamberto, verrà gettato da M. nel parcheggio della discoteca “sotto una macchina“.

Ma il racconto di quei passaggi di soldi e droga va avanti. Perchè T.C. racconta che due giorni prima della nottata in Riviera, incontra nuovamente il pusher tifernate, proprio per completare “l’ordine” aumentato. Riceve tre buste: due da un grammo e una da 1,4 grammi e paga subito 250 euro. Il venerdì consegna a Lucaccioni 2,4 grammi dicendo che si trattava di 4 grammi e facendosi dare come corrispettivo 250 euro. In questo modo, racconta sempre il 19enne, ottiene che la sua dose personale risulti a lui senza spese.

E l’ultimo passaggio di droga è quello che avviene la sera della tragedia, già dentro il locale quando T.C. avrebbe consegnato altri 0.30 grammi di Mdma a Lucaccioni, “ma per un amico“. Ora il pm Gemma Miliani, titolare dell’inchiesta, chiede che T.C. riferisca in aula, con la formula dell’incidente probatorio, le accuse mosse al 20enne che spacciò inizialmente i tre grammi e mezzo di droga. T.C. è difeso dagli avvocati Gianni e Eugenio Zaganelli, mentre il 20enne dall’avvocato Franco Libori.

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