Scuola No-vax, a Terni un'associazione propone un "istituto" aperto ai non vaccinati - Tuttoggi

Scuola No-vax, a Terni un’associazione propone un “istituto” aperto ai non vaccinati

Luca Biribanti

Scuola No-vax, a Terni un’associazione propone un “istituto” aperto ai non vaccinati

Primi contatti con l'amministrazione comunale per possibile apertura de
Gio, 01/08/2019 - 15:44

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Movimento ‘no vax’ e scuola, una questione ancora aperta e che, ogni anno, genera polemiche e casi irrisolti di difficile convivenza tra alunni vaccinati e quelli che non vengono sottoposti dai genitori ai vaccini obbligatori. A Terni, questo ‘conflitto’, ha assunto un carattere particolarmente estremizzato, tanto che alcune famiglie si sono riunite in un’associazione per la formazione di un’ipotetica scuola privata di alunni no-vax.

Ma andiamo con ordine e partiamo dalla legge e da un dato scientifico; nello specifico dal Decreto legge numero 73 del 7 giugno 2017 che regola “Diposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale”, modificato dalla Legge di conversione numero 119 del 31 luglio 2017, che stabilisce vaccinazioni obbligatorie per i minori da zero a 16 anni e per i minori stranieri non accompagnati: anti-poliomielitica, anti-difterica, anti-tetanica, anti-epatite B, anti-pertosse, anti-Haemophilus influenzae tipo b, anti-morbillo, anti-rosolia, anti-parotite e anti-varicella. Per gli ultimi quattro vaccini, l’obbligatorietà viene sottoposta a revisione ogni tre anni in base ai dati epidemiologici e alle coperture vaccinali raggiunte.

La legge del ministro Lorenzin era stata attuata per contrastare il tasso dei giovani vaccinati sceso sotto il 95%, e qui il dato scientifico, cioè la soglia raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità per garantire la cosiddetta “immunità di gregge”. Il fenomeno per cui è possibile proteggere indirettamente anche chi, per motivi di salute, non può essere vaccinato. Il movimento “No-vax” ha sicuramente contribuito a determinare questo nuovo atteggiamento nei confronti dei vaccini, atteggiamento che rischia però di creare grandi disagi sociali, a iniziare dalla scuola, il luogo dove per natura i minori si incontrano quotidianamente.

Facciamo un esempio pratico: nel 2017 i casi di morbillo in tutta la Regione Umbria erano stati 16, mentre nel 2018, a seguito del calo delle vaccinazioni, soltanto nella provincia di Terni i casi erano stati 38, tanto che avevamo contattato la dottoressa e professoressa Daniela Francisci, direttrice del Centro Malattie Infettive dell’ospedale di Terni, per avere un parere autorevole sulla questione: “La comunità scientifica e chi è competente in materia non può che sostenere l’utilità della vaccinazione – afferma la dottoressa – Fino a questo momento non si è più sentito parlare del morbillo, non perché sia scomparso, ma grazie alle misure di prevenzione adottate con scrupolo. Ovviamente la vaccinazione non è indicata per tutti – spiega ancora la Francisci – in alcuni soggetti particolari è controindicata o sconsigliata, ed è proprio qui che diventa fondamentale il ruolo che hanno gli altri nei confronti di queste persone. Chi può, deve fare il vaccino, non solo per proteggere se stesso, ma anche per preservare la salute dei soggetti più deboli”.

Tornando al caso di Terni – Il nutrito gruppo di famiglie no-vax vorrebbe dunque creare una scuola apposita per i propri figli e, secondo quanto TO ha verificato, ci sarebbero stati i primi incontri con l’amministrazione comunale per avviare un possibile iter di fattibilità.

In questo periodo la giunta è stata impegnata nella maratona del bilancio e non ci sarebbero ancora sviluppi nella vicenda, ma, sempre secondo quanto TO è riuscito a verificare, l’atteggiamento di Palazzo Spada è quello di apertura all’ascolto di tutti i cittadini nel pieno rispetto della legge vigente. Vale a dire che, qualora il progetto dovesse violare le norme stabilite dal Decreto Lorenzin, non troverebbe appoggio dal Comune.

Il modello al quale si ispira l’associazione ternana è quello dell’home schooling e delle scuole parentali: un caso simile si era registrato nel 2018 in provincia di Torino, dove il caso di Orbassano aveva scatenato una ‘guerra’ con la Regione. La presidente dell’associazione Mara Parisi, aveva spiegato a “La Stampa” come erano riusciti ad ‘eludere’ la legge Lorenzin: “Siamo un’associazione culturale e non rientriamo nell’ambito di applicazione del decreto Lorenzin – spiega Mara Parisi ai giornalisti del noto quotidiano nazionale -ma non è questa la nostra prerogativa. Qui può venire chi vuole. Il 30% dei bambini iscritti è regolarmente vaccinato”.  A questo sono seguiti altre decine di casi e, tutti, hanno giocato sulla natura giuridica dell’attività svolta. Qualificandosi come associazioni e sfruttando l’opportunità dell’home schooling, sono riusciti ad esercitare l’attività scolastica, nella maggior parte poi sospesa per ragioni amministrative, anche con l’intervento del NAS.

Cosa dice la legge – “Scuola e vaccini”
“In generale, il rispetto degli obblighi vaccinali diventa un requisito per l’ammissione all’asilo nido e alle scuole dell’infanzia (per i bambini da 0 a 6 anni), mentre dalla scuola primaria (scuola elementare) in poi i bambini e i ragazzi possono accedere comunque a scuola e fare gli esami, ma, in caso non siano stati rispettati gli obblighi, viene attivato dalla Asl un percorso di recupero della vaccinazione ed è possibile incorrere in sanzioni amministrative da 100 a 500 euro. Sono esonerati dall’obbligo i bambini e i ragazzi già immunizzati a seguito di malattia naturale, e i bambini che presentano specifiche condizioni cliniche che rappresentano una controindicazione permanente e/o temporanea alle vaccinazioni”.

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