Si accende il dibattito urbanistico e politico intorno all’imminente inaugurazione del Centro culturale islamico di Umbertide. L’Amministrazione comunale, in queste ore, ha espresso una posizione netta: l’edificio in questione non può essere utilizzato come luogo di culto. Al centro della contesa non c’è la libertà religiosa, ma il rigido rispetto delle norme edilizie e delle destinazioni d’uso.
L’invito della discordia
La tensione è salita fin dallo scorso 27 aprile, quando l’Associazione islamica ha recapitato in Municipio l’invito per l’inaugurazione della struttura, richiedendo il patrocinio del Comune. Nel programma, tuttavia, si faceva esplicitamente riferimento a un “luogo di culto” e alla “nuova Moschea il Misericordioso”. Termini che, secondo l’Ufficio Urbanistico, cozzano frontalmente con i permessi concessi.
Il parere tecnico, “Illecito urbanistico”
La risposta del Comune non si è fatta attendere. Il responsabile dell’Ufficio urbanistico ha ribadito quanto già comunicato a febbraio: la destinazione d’uso “luogo di culto” non è compatibile con l’area dell’intervento. “L’immobile in questione non è destinato né può essere destinato al culto e pertanto non può essere considerato una moschea”, si legge nella nota tecnica inviata all’Associazione.
Il Comune avverte che l’eventuale utilizzo dell’immobile per la preghiera collettiva costituirebbe “un illecito urbanistico“, portando alla rimozione dell’agibilità ai sensi della Legge regionale 1/2015. Inoltre, dagli uffici Suape emerge un ulteriore dettaglio: ad oggi non sarebbe ancora stata comunicata la certificazione di fine lavori, rendendo l’immobile formalmente non ultimato.
Costituzione vs Urbanistica
L’Amministrazione ha tenuto a precisare che la questione non riguarda il merito della fede, ma il metodo del rispetto delle regole civili: “Il rispetto della libertà di culto è un diritto fondamentale sancito dalla Costituzione, ma deve svolgersi nel rispetto delle norme urbanistiche e delle corrette destinazioni d’uso“. In attesa del sopralluogo tecnico che dovrà attestare la rispondenza delle opere eseguite a quelle autorizzate dal “permesso di costruire”, resta il gelo tra l’ente locale e la comunità islamica. Il patrocinio richiesto appare, alla luce di queste comunicazioni, un’ipotesi decisamente remota.