Sanità orvietana: come si uccide un ospedale e ci si ferisce da soli
Di PrometeOrvieto
In Regione e nella USL Umbria 2 forse pensano che siamo tutti cretini. A chiacchiere si dichiarano molto attenti ai problemi della sanità nel nostro territorio; intanto, cosa succede davvero?
• Pronto Soccorso. L’organico è all’osso. Mentre si dichiara che l’ampliamento del pronto soccorso, tolto dai fondi del PNRR, sarà comunque realizzato chissà quando e chissà come, ci risultano in servizio solo quattro medici (compreso il primario), invece dei sei più uno previsti. La prospettiva, tutt’altro che remota, è il passaggio del servizio da H24 a H12. Questo significherebbe che di notte il pronto soccorso potrebbe chiudere, con trasferimento diretto dei pazienti verso altri lidi. Un disastro per l’emergenza-urgenza.
• Dialisi a singhiozzo. Ci risulta presente un solo medico durante il giorno. Dal venerdì notte alla domenica, i pazienti verrebbero trasferiti direttamente in altre strutture lontane.
• Oncologia del colon-retto. La creazione dei centri specializzati a Terni e Perugia avrebbe di fatto svuotato Orvieto. I pazienti con tumori del colon e del retto vengono trasferiti d’ufficio nei capoluoghi.
• Tumore della mammella. Tutte le pazienti verrebbero mandate a Foligno. Ma oltre al danno c’è anche la beffa: l’apparecchiatura che consente di certificare l’invasione del linfonodo durante l’intervento, che a quanto ci risulta era presente a Orvieto, non c’è più. È stata fisicamente spostata a Foligno. Le donne orvietane sono costrette a spostarsi non solo per l’operazione, ma anche per le medicazioni successive, le refertazioni e le visite di controllo, con costi aggiuntivi e giorni di ferie persi dai familiari (e alla faccia della telemedicina).
• Pediatria. I bambini ed i ragazzi tra 0 e 14 anni con appendicite acuta devono essere trasferiti: non si opera più a Orvieto. Questo comporta un rischio legato al tempo perso nel trasporto, che può trasformare un’appendicite in una peritonite, aggravando il quadro clinico.
Per avere una prova tangibile di questo svuotamento basta guardare il bar dell’ospedale, che oggi alle 18.00 abbassa la serranda. Solo pochi anni fa restava aperto fino alle 22.00. E mentre il bar chiude, le cliniche private aprono. Il mercato della sanità a Orvieto è florido come non mai, con investimenti privati che crescono in maniera direttamente proporzionale al crollo del pubblico.
Nonostante questa agonia inflitta al nostro ospedale, il danno si riflette anche in senso opposto contro la USL stessa. Dall’analisi dei dati fornitici dalla USL in risposta alla nostra richiesta, avanzata in base al principio della trasparenza, emerge che il depotenziamento dell’ospedale di Orvieto non produce solo un danno al diritto alla salute dei cittadini del comprensorio, ma anche un danno economico alle casse della USL e, di conseguenza, della Regione. Illustreremo questi dati in dettaglio in un prossimo comunicato.
Questa è la realtà, non le chiacchiere e gli inefficaci concorsi. I politici locali, in commissione o fuori, intanto si baloccano e si aggirano come personaggi in cerca d’autore, forse anche di ruolo.
Ecco come si uccide un ospedale.
Luogo: sede PrometeOrvieto, Piazza XXIX Marzo, 24, ORVIETO, TERNI, UMBRIA