Il Popolo della Famiglia Umbria condanna con fermezza la decisione del sindaco di Perugia, Vittoria Ferdinandi, di firmare gli atti anagrafici per il riconoscimento di cinque bambine come figlie di due madri. Si tratta di una scelta ideologica, priva di fondamento normativo, che strumentalizza i bambini e oltrepassa i poteri del Comune. Nessuna legge prevede il riconoscimento automatico della “madre intenzionale”.
La sentenza n. 68/2025 della Corte Costituzionale, citata dalla Ferdinandi, non ha introdotto alcuna norma immediatamente applicabile. Ha semplicemente dichiarato incostituzionale il divieto assoluto di riconoscimento da parte della madre intenzionale, in casi specifici, rinviando esplicitamente al Parlamento la responsabilità di disciplinare la materia. Di conseguenza, non esiste oggi alcuna legge che obblighi i Comuni a trascrivere all’anagrafe due madri per lo stesso bambino.
Il Comune di Perugia agisce oltre i suoi poteri e con questo gesto, il sindaco si sostituisce di fatto al legislatore, trasformando un tema complesso e delicato in uno strumento di propaganda politica. Nessuna sentenza consente a un’amministrazione locale di riscrivere autonomamente lo stato di famiglia dei minori. L’iniziativa rischia di essere priva di validità giuridica, esponendo gli atti amministrativi a possibili impugnative e creando incertezza giuridica a danno degli stessi bambini.
I bambini non sono strumenti di rivendicazione. È inaccettabile che minori innocenti vengano utilizzati come simboli di battaglie ideologiche. Il riconoscimento della maternità non può fondarsi su una semplice “intenzione”, ma deve avere una base concreta: biologica o adottiva, nei limiti previsti dalla legge.
L’interesse del minore non si tutela con atti simbolici, ma con certezze giuridiche, stabilità e verità affettiva, con la figura del padre viene cancellata con un semplice atto amministrativo, contribuendo a sgretolare progressivamente la figura paterna, riducendola a un’opzione trascurabile. Una società che cancella il padre non costruisce uguaglianza, ma genera squilibri profondi nei legami affettivi, educativi e identitari.
Non si tratta di garantire più diritti, ma di privare i bambini di un riferimento essenziale per la loro crescita. Ogni bambino ha diritto a una madre e a un padre, non per ideologia, ma per natura e per equilibrio umano.
Il nostro è un appello al legislatore: serve una riforma chiara, non iniziative propagandistiche. Come Popolo della Famiglia sollecitiamo il Parlamento ad affrontare con serietà e responsabilità la questione della filiazione in coppie omosessuali, senza delegare a iniziative locali una materia tanto delicata. Il diritto del bambino ad avere un padre e una madre è un principio fondativo, tutelato dalla nostra Costituzione e dalla stessa antropologia umana. Non accettiamo che venga progressivamente cancellato da provvedimenti unilaterali e privi di copertura legislativa.
Saimir Zmali
Coordinatore Regionale Popolo della Famiglia – Umbria