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Riqualificazione di Olmeto, la Regione presenta maxi progetto da 30 milioni di euro

Redazione

Riqualificazione di Olmeto, la Regione presenta maxi progetto da 30 milioni di euro

Lun, 11/04/2022 - 16:27

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In programma la creazione di un bioparco e di un impianto per il trattamento della frazione organica umida dei rifiuti urbani (fou) e la produzione di biometano

Tra i 41 progetti, per un ammontare di circa 152 milioni di euro, con cui la Regione Umbria partecipa ai bandi su economia circolare e rifiuti, pubblicati dal Ministero della Transizione ecologica (Mite) a valere sulle risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza, c’è anche un progetto che interessa il sito industriale di Olmeto, nel territorio comunale di Marsciano, dove è stato attivo dalla fine degli anni ‘80 fino al 2009 un impianto di biodigestione per il trattamento dei reflui zootecnici e la produzione di biogas.

Il progetto prevede, in ottica di sostenibilità ambientale ed energetica, il recupero di tutto il polo industriale dismesso di Olmeto, con la creazione di un bioparco e di un impianto per il trattamento della frazione organica umida dei rifiuti urbani (fou) e la produzione di biometano (quest’ultimo un progetto avversato dai comitati, ndr). Sono allo studio anche interventi volti a ridurre l’impatto del sito industriale sulla viabilità locale. Ad elaborare il progetto è stata Gest, ovvero la società concessionaria dei servizi ambientali per il sub ambito territoriale n. 2 dell’Umbria, che ricomprende i comprensori del Trasimeno, di Perugia, di Assisi e della Media Valle del Tevere. 

Cosa c’è oggi nel sito di Olmeto

Il sito, di proprietà del Comune di Marsciano, oltre ad ospitare la sede di SIA, Società di Igiene Ambientale (compresi anche un magazzino, un’officina e un centro di raccolta dei rifiuti differenziati) e alcune serre gestite dalla Fondazione per l’Istruzione Agraria di Perugia, è caratterizzato dalla presenza di:

  • un bacino primario di stoccaggio della frazione solida, per lo più fangosa, del digestato che proveniva dall’impianto di depurazione zootecnica. Per evitare che le acque meteoriche ne determinassero la tracimazione è stato in passato ricoperto con dei teli di plastica che sono oggi in avanzato stato di deterioramento;
  • una laguna di stoccaggio della parte più liquida del digestato recuperata dal bacino primario;
  • due silos dove avveniva la biodigestione dei reflui zootecnici che si trovano in cattivo stato di conservazione e che contengono al loro interno residui solidi per un’altezza di oltre 3 metri;
  • un silos di stoccaggio del biogas anch’esso gravato da un cattivo stato di conservazione;
  • due capannoni con copertura in amianto;
  • diverse aree con impianti e macchinari in parte smantellati e in stato di abbandono, tra cui un impianto di depurazione delle acque;
  • un capannone, con all’interno un impianto di compostaggio, caratterizzato da criticità strutturale e completo abbandono e degrado delle attrezzature al suo interno.

Tutte queste strutture, la cui realizzazione risale agli anni ‘80 del secolo scorso, rappresentano una importante problematica ambientale e di sicurezza, che può solo peggiorare con il passare del tempo e che richiede un complessivo intervento di bonifica il cui costo è stimabile in una cifra superiore ai 5milioni di euro. Tale investimento non può essere sostenuto dal Comune di Marsciano con risorse proprie né sono disponibili, oggi, misure di finanziamento sufficientemente capienti per interventi che si limitino alla bonifica delle aree industriali dismesse.

Come si trasforma il sito di Olmeto

Il progetto prevede il recupero ambientale di tutto il sito, compresi particolari interventi di bonifica e rinaturalizzazione dei due bacini di stoccaggio del digestato e l’eliminazione di tutto l’amianto presente.

Il bioparco

Sarà realizzato un bioparco tematico che avrà, tra i suoi obiettivi, anche la conservazione dell’uccello acquatico “cavaliere d’Italia”, instauratasi negli ultimi anni in prossimità di questo sito, e il richiamo di ulteriori specie faunistiche. Il bioparco, che occuperà per lo più l’area delle due lagune, sarà composto da diverse macro aree:

  • giardini botanici con serre per florovivaistica;
  • centri di ricerca “Open Air”, da valorizzare tramite accordi con Università, aziende e soggetti istituzionali;
  • labirinti a tema sul recupero del rifiuto e sulle tecniche ambientali di rinaturalizzazione e recupero paesaggistico, sia per l’attività didattica delle scuole ma anche come possibile attrazione turistica;
  • percorsi d’acqua e sentieri;
  • spazio convegnistico da ricavare all’interno dell’attuale palazzina che ospita gli uffici di SIA e spazio ristoro.

L’impianto per il trattamento della Fou

Nell’area che attualmente ospita gli impianti dismessi dell’ex biodigestore sarà realizzato il nuovo impianto, a servizio del sub ambito territoriale n. 2 dell’Umbria, per il trattamento della frazione organica umida derivante dalla raccolta differenziata dei rifiuti urbani (potenzialità annua di 50.000 tonnellate) e degli scarti verdi derivanti da sfalci e potature (potenzialità annua di 8.500 tonnellate). L’impianto produrrà biometano che sarà compresso per essere trasportato verso gli usi industriali e civili cui è destinato, compreso quello di carburante per l’autotrazione. Residui della lavorazione saranno un compost di qualità, per uso in agricoltura, e anidride carbonica per lo più per uso alimentare.

La realizzazione di questo impianto è finalizzata alla chiusura del ciclo dei rifiuti, in questo caso della loro parte organica, con il superamento del conferimento in discarica, e alla produzione di energia rinnovabile e risponde agli obiettivi fatti propri dal Piano nazionale di ripresa e resilienza. La fou, il cui smaltimento oggi rappresenta un costo, viene così trasformata da rifiuto in risorsa.

Le parole del sindaco Mele: “Ricadute positive”

È un progetto che vale 30milioni di euro – afferma il sindaco Francesca Mele – e rappresenta una occasione unica, innanzitutto, per sanare definitivamente una grave criticità ambientale del nostro territorio, che si è maturata negli ultimi vent’anni, a causa delle ben note vicende riguardanti il biodigestore realizzato alla fine degli anni ’80 per trattare i reflui zootecnici, e che non dobbiamo lasciare in eredità alle generazioni future. Questo intervento ha ricadute positive sotto molti punti di vista, non solo ambientale, ma anche di salute pubblica, oltre che economico, turistico, sociale, e non solo per la comunità di Marsciano. Il progetto attualmente si trova in una fase preliminare di definizione dal punto di vista tecnico e avremo modo, se sarà finanziato e potrà quindi proseguire il suo iter, di presentarlo in forma più compiuta alla comunità e di discuterlo. L’invito che mi sento però di rivolgere ora alla popolazione, in particolare a quella che abita nelle aree vicine al sito industriale e che ha particolarmente sofferto le criticità derivanti dal funzionamento del vecchio biodigestore, è quello di non lasciarsi tentare o meglio fuorviare da immediati, quanto errati, confronti con il passato. Quello che potrà essere realizzato ad Olmeto, e che avremo modo di approfondire se il progetto va avanti, non è in nessun modo comparabile a ciò che lo ha preceduto e che era stato progettato 40 anni fa, né dal punto di vista funzionale e tecnologico, né da quello della sostenibilità economica, né da quello della sicurezza e delle garanzie a tutela della salute e dell’ambiente che le attuali normative, molto più stringenti che in passato, impongono. Piuttosto, da questo punto di vista, le migliori rassicurazioni per i cittadini possono venire dal confronto con quelle realtà, in Italia, dove impianti di questo tipo sono di recente entrati in funzione, tra cui Foligno, ma anche da un proficuo confronto con associazioni di tutela ambientale come Legambiente, che addirittura su questa tematica e su questi impianti ha promosso  campagne contro la disinformazione”.     

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