Rifugiati in Valtiberina, tra polemiche, striscioni e interrogazioni - Tuttoggi

Rifugiati in Valtiberina, tra polemiche, striscioni e interrogazioni

Davide Baccarini

Rifugiati in Valtiberina, tra polemiche, striscioni e interrogazioni

L’Anpi risponde a frase polemica Casapound e Lignani punta dito su aspetti sanitari / Bacchetta pretende parere del Comune su arrivo nuovi profughi
Sab, 11/10/2014 - 10:36

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Lo striscione provocatorio riguardante la situazione rifugiati a San Giustino, appeso due giorni fa dal movimento politico Casapound, ha suscitato la reazione del direttivo dell’ANPI locale. L’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia intende condannare l’iniziativa di un “gruppo di chiara matrice neofascista e xenofoba, che offende la nostra comunità da sempre accogliente e tollerante nei confronti dei migranti” e invita gli addetti alla vigilanza a prestare maggiore attenzione affinché in futuro non si verifichino più simili atti provocatori.

La presidente di sezione, Mari Franceschini, aggiunge: “Con la logica della guerra fra ultimi si alimentano tensioni e scontri, con la retorica xenofoba si costruisce il nemico nel diverso alimentando discriminazione e odio. Noi pensiamo invece che il diritto alla casa, al lavoro e al reddito siano diritti universali che la nostra costituzione antifascista riconosce e per questo ci adoperiamo”. “L’ANPI – conclude Franceschini – invita le istituzioni, le forze politiche le associazioni e la cittadinanza tutta a non accettare le provocazioni”.

Sui rifugiati, alloggiati in via Tornabuoni a San Giustino, è intervenuto anche Andrea Lignani Marchesani (Fd’I), che ieri ha presentato un’interrogazione urgente per avere chiarimenti sull’ aspetto sanitario della questione. “A San Giustino è allarme sociale. – dichiara il consigliere regionale – La presenza di rifugiati in pieno centro cittadino non desta soltanto sdegno e sconcerto per il trattamento privilegiato riservato ad extracomunitari rispetto a famiglie bisognose di residenti storici. Sorgono, infatti, inquietanti interrogativi, di carattere sanitario, che devono avere un’immediata risposta da parte delle autorità competenti ed in primo luogo dalla Regione”.

A garanzia e a tutela dei cittadini – spiega Lignani – non bastano le procedure di carattere nazionale, occorrono precisi protocolli e puntuali trattamenti di prevenzione cui sottoporre soggetti provenienti da zone ad alto rischio di epidemie, rese ancor più diffuse dall’ormai permanente stato di guerra in numerose regioni dell’Africa e del Medio Oriente”.

Nei prossimi giorni anche a Città di Castello arriveranno altri rifugiati e, su questo fatto, si sono espressi il sindaco tifernate Luciano Bacchetta e l’assessore Mauro Alcherigi. Entrambi, presenti ad una riunione su tale tema svoltasi nella Prefettura di Perugia, hanno sottolineato, di concerto con gli altri comuni, come sia importante discutere numero e collocazione dei rifugiati insieme alle amministrazioni comunali, le quali non possono certo essere estromesse da tali decisioni:

L’arrivo e la permanenza in città di alcuni rifugiati – dichiarano Bacchetta e Alcherigi – non può avvenire a nostra insaputa, sulla base di un piano di accoglienza redatto dall’Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani, ndr), che dal Ministero dell’Interno ne ha avuto in affidamento il servizio. Sebbene gli enti locali non siano chiamati ad alcun contributo economico, appare opportuno in primo luogo allargare la rosa dell’accoglienza a tutti i comuni dell’Umbria e in secondo luogo riprogrammare l’aspetto sanitario in carenza, ad oggi, di controlli all’origine”.

Infine – concludono – abbiamo chiesto che si apra una fase di concertazione sulle scelte di Prefettura e Ministero per evitare che l’adempimento di un dovere di solidarietà umana diventi un elemento di disagio per le popolazioni ospitanti e per chi arriva”.

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