Regione atto primo: il gioco delle parti fila liscio... come l'acqua - Tuttoggi

Regione atto primo: il gioco delle parti fila liscio… come l’acqua

Massimo Sbardella

Regione atto primo: il gioco delle parti fila liscio… come l’acqua

Il Consiglio si accende su Coletto (assente) | Squarta attende la seduta di martedì per la presidenza
lunedì, 02/12/2019 - 13:07

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Regione atto primo: il gioco delle parti fila liscio… come l’acqua

L’acqua delle fontanelle in ecologiche bottiglie di vetro al posto di quelle di plastica in dotazione a ciascun consigliere e tanti esponenti di centrodestra come mai se ne erano visti nel mini-transatlantico di Palazzo Cesaroni da quando è stata istituita la Regione Umbria. Sono queste le uniche novità della seduta di insediamento dell’XI legislatura dell’Umbria, la prima che non vede la sinistra al potere.

Coletto, assenza… Non è invece una novità l’assenza dell’assessore alla Sanità Luca Coletto, praticamente finora presente e puntuale, in Umbria, soltanto all’iniziativa con Matteo Salvini per la festa del ringraziamento della Lega alla Città della domenica. Non proprio un momento istituzionale. “E’ a Verghereto”, “è bloccato dal maltempo”, “no, ha trovato traffico sul Raccordo”, continuavano a ripetere gli esponenti della Lega in contatto con lui, facendo previsioni – poi rivelatesi infondate – sull’orario del suo arrivo.

… e polemiche E chissà dov’era arrivato e se gli hanno fischiato le orecchie quando il capogruppo del Pd, Tommaso Bori, nel suo appassionato discorso che per veemenza e durata ha ricordato quelli ai tempi del Pci di Pajetta, lo ha evocato, ricordando la condanna per razzismo che Coletto ha riportato nel 2009 per un volantino anti-rom distribuito a Verona nel 2001.

Accuse, quelle del Pd, alle quali l’assessore Coletto, arrivato quando la seduta era ormai sciolta, potrà replicare solo attraverso i microfoni dei giornalisti rimasti a Palazzo Cesaroni.


Coletto: “Io razzista? Era un reato di opinione per il quale sono stato riabilitato”


L’unico momento di sussulto della seduta, tanto che le veementi proteste che si sono levate dai banchi della Lega e di tutta l’opposizione hanno destato quanti, negli spazi riservati al pubblico, si erano assopiti.

In un confronto politico serrato, ma costruttivo non c’è spazio per amarcord e strumentalizzazioni” ribatte Roberto Morroni, che per parlare da capogruppo di Forza Italia deve lasciare lo scranno occupato in Giunta. Così come dalle fila del centrodestra non si vuole sentir parlare dell’Umbria isola felice lasciata dalla sinistra. “Non butteremo quanto fatto di buono nella sanità” assicura comunque il capogruppo della Lega, Stefano Pastorelli. Che però ricorda anche quanto ci sia da fare per far recuperare all’Umbria le posizioni perse Una replica a Bori, che rivendicando 50 anni di buon governo della sinistra aveva avvertito la nuova maggioranza: “Non governerete su una landa desolata“.

Discordie civiche Il fronte civico non c’è, e non solo dal punto di vista formale. Bianconi e Fora, tra i quali ci sono due scranni vuoti, si ignorano per tutta la seduta. Anche se ognuno rivendica il senso politico e civico della propria presenza in Consiglio regionale. Messaggi che appaiono indirizzati non soltanto ai banchi della maggioranza.

Appartenenze territoriali Il grillino Thomas De Luca pone subito il tema dei rifiuti nel Ternano. E la divisione territoriale, al di là dell’appartenenza partitica, sarà probabilmente un elemento di questa nuova legislatura caratterizzata da una forte presenza di rappresentanti del Ternano.

Squarta deve attendere Un gioco delle parti che si ripete anche nelle operazioni di voto per l’elezione del presidente del Consiglio comunale. Davanti a un Marco Squarta scalpitante, indicato dalla collega di FdI, Eleonora Pace, come il candidato presidente del centrodestra, i 21 consiglieri (compresa la presidente Tesei) sfilano per chiamata nominale dietro il tavolo della presidenza per votare al riparo da occhi indiscreti. Tre votazioni inutili, visto che il quorum richiesto prevedeva un’intesa con la minoranza che non c’è stata e non è stata neanche cercata.

L’unica curiosità era vedere se tra le fila della maggioranza qualcuno, approfittando del segreto delle urne, avesse voluto utilizzare le tre inutili votazioni per mandare qualche segnale ai suoi. Così non è. Sotto l’occhio vigile dei senatori Caparvi e Pillon anche i consiglieri della Lega votano compatti per Squarta, che ottiene 13 voti, quelli che aveva sulla carta.

Per sedersi sullo scranno più alto dell’Assemblea legislativa, però, Marco Squarta dovrà attendere la seduta di martedì. E chissà se l’acqua sugli scranni dei consiglieri sarà un po’ più effervescente.


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