Regionali, sulla lista Pd l’effetto Renzi

Regionali, sulla lista Pd l’effetto Renzi

La scissione dell’ex premier modifica ancora il quadro della trattativa con il M5s

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Non bastava la difficile alleanza, di sponda con i civici, da costruire con il Movimento 5 stelle, con la necessità di trovare un compromesso rispetto alle condizioni poste da Luigi Di Maio. A dieci giorni dalla scadenza del termine ultime per la presentazione delle liste per le elezioni regionali, il Partito democratico umbro si trova a dover fare i conti con la scissione di Matteo Renzi.

Perché se rispetto al Governo la nascita dei nuovi gruppi parlamentari renziani è stata definita “non traumatica” – nel senso che, per ora, non farà cadere il Governo – sul voto in Umbria rischia di avere un effetto deflagrante. A cominciare dalla composizione della lista del Pd.

Da quando il capo politico del Movimento 5 stelle Luigi Di Maio ha posto le condizioni (liste dei partiti, ma a sostegno di un candidato civico sul quale tutti devono fare un passo indietro; azzeramento di chi ha avuto ruoli nella precedente stagione politica; una eventuale Giunta solo di tecnici) tra i dem, a cominciare dai consiglieri regionali uscenti, si fa il conto su quali punti siano trattabili e chi, invece, il commissario regionale Verini e il segretario nazionale Zingaretti siano pronti a sacrificare.

Trovare un nuovo candidato civico, ma lasciare i consiglieri uscenti ricandidabili secondo le regole del partito, accanto a volti nuovi, così da creare quel mix di esperienza e innovazione annunciato da Verini? Sulla sponda cinquestelle si nicchia di fronte alla prospettiva di governare insieme a coloro con i quali si è battagliato per anni a Palazzo Cesaroni.

Superare allora le riserve su Fora e in cambio gettare a mare gli ex consiglieri? Levata di scudi. Anche perché, quello indagato è Fora, non gli altri, viene fatto notare. E poi, i nuovi sarebbero coloro che hanno avuto esperienze nelle amministrazioni comunali o nel Parlamento o l’azzeramento riguarderebbe tutte le cariche istituzionali? E in quel in caso, poi, i voti chi li porta?

Su queste scelte incombe lo spettro del nuovo partito di Matteo Renzi. Che per il momento è solo un partito parlamentare (nei gruppi, stando alla stampa nazionale, avrebbero accettato di confluire gli umbri Leonardo Grimani, Nadia Ginetti e la neo vice ministro Anna Ascani) ma che a breve deve strutturarsi come un partito anche fuori dalle aule di Camera e Senato. E allora, se i renziani di ferro (in Umbria ce ne sono stati prima pochissimi, poi tantissimi, poi ancora ben pochi) restano per il momento in attesa, è chiaro che gli esclusi dalla lista del Pd potrebbero cercare sponda nel nuovo partito dell’ex premier. Che però ha pochissimi giorni a disposizione per presentarsi ai nastri di partenza in Umbria. Cosa non voluta, anche perché sarebbe una prima vera conta elettorale per un partito che per ora è solo parlamentare.

Insomma, Verini e Zingaretti devono ora anche evitare di scontentare chi potrebbe fare il salto della quaglia. D’altro canto, l’uscita dal Pd “dell’abusivo Renzi” (come lo hanno definito molti ex Ds) può riportare “a casa” quanti hanno scelto, con scarso successo, di arruolarsi nei vari partiti sorti a sinistra.

Ma in queste ore, in Umbria, pochi si espongono. Lo ha fatto da subito Nicola Preiti, coordinatore del Comitato azione civile Sapere Perugia, che ha giurato fedeltà a Matteo Renzi. Nei commenti social viene chiamata in causa come futura “partente” anche Catiuscia Marini, che ha avuto il sostegno dell’ex premier di fronte all’attacco di Zingaretti. Tanto più che Renzi ha annunciato che il suo nuovo partito, tra le altre cose, sarà anche “femminista“. L’ex governatrice, dall’estero, posta immagini con barattoli di popcorn e cita Steve Jobs.

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