Referendum sulla giustizia, perché votare sì? Le ragioni dell’avvocato Francesco Donzelli - Tuttoggi.info

Referendum sulla giustizia, perché votare sì? Le ragioni dell’avvocato Francesco Donzelli

Valentina Onori

Referendum sulla giustizia, perché votare sì? Le ragioni dell’avvocato Francesco Donzelli

Che benefici porterà il referendum se passasse il sì. A Tuttoggi ne parla l'avvocato Francesco Donzelli che fa parte del Comitato per il Sì
Sab, 14/03/2026 - 10:08

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Separazione delle carriere, riforma del Csm e maggiore terzietà del giudice: cosa cambierebbe con il referendum sulla giustizia. Tuttoggi.info intervista un membro del Comitato per il Sì.

Il referendum sulla riforma della giustizia è entrato nel vivo del dibattito politico e istituzionale. Al centro della discussione ci sono temi cruciali come la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, il funzionamento del Consiglio superiore della magistratura e il rapporto tra accusa e difesa nei processi.

Una riforma che, secondo i sostenitori, potrebbe rafforzare la terzietà del giudice e rendere più equilibrato il sistema giudiziario; mentre per i contrari rischia di incidere sugli equilibri della magistratura.

Per approfondire le ragioni di chi sostiene il , Tuttoggi.info ha intervistato l’avvocato Francesco Salvatore Donzelli, penalista del Foro di Terni e componente del Comitato per il Sì, che spiega quali cambiamenti potrebbe portare la riforma e quali effetti, a suo avviso, potrebbe avere sul funzionamento della giustizia.

Ora non c’è parità tra accusa e difesa

La riforma interviene su tre aspetti dell’ordinamento giudiziario:
separazione delle carriere tra magistrati giudicanti (i giudici) e requirenti (i pubblici ministeri)
lo sdoppiamento del Consiglio superiore della magistratura (CSM) e
l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare.
Cosa comporta tutto questo e qual è l’impatto sull’impianto costituzionale?

Alla luce della mia esperienza trentennale mi sono accorto che non c’è parità tra accusa e difesa. Soprattutto nelle vecchie generazioni di magistrati (una minoranza). Questo deriva dal fatto che c’è un’unicità del Csm (Consiglio Superiore della Magistratura) che fa sì che i destini, sia sul versante riduttivo (sanzioni disciplinari) che su quello ampliativo (progressione di carriera) vengano decisi da una corrente e da logiche correntizie uniche.

Ad esempio un giudice si trova di fronte a un pm che sa essere un pezzo grosso o legato con un capo corrente che sta o nel Consiglio Giudiziario o all’interno del Csm. Con quale terzietà può decidere quando sa che la pratica di trasferimento o di promozione a cui tiene o l’omessa sanzione disciplinare di cui ha beneficiato incidono sulla sua carriera? O quando sa di doversi sdebitare per un buon disciplinare ottenuto? Quando c’è l’unicità del Csm e si formano le correnti, cosa che il sorteggio mira ad evitare, viene fuori la mancata terzietà del giudicante perché il suo destino dipende da quei pm che governano le correnti. Questa è la spiegazione che mi sono dato quando si assiste a una situazione in cui ci sono 3 innocenti arrestati al giorno e a una discrasia fra giudizi davanti al gip di primo grado e ciò che avviene in appello e in Cassazione.

I giudici di appello e Cassazione hanno fatto la loro carriera, non vedo questa sudditanza che invece si nota quando si tratta di arrestare delle persone. E gli arresti vengono eseguiti in assenza di gravi indizi. Nel momento in cui un giudice è chiamato a decidere non deve solo pensare alla colpevolezza o all’innocenza della persona che ha davanti, ma deve pensare: “Adesso nn mi parla più, adesso si vendica o mi apre un disciplinare, mi fa un esposto anonimo, mi ha aiutato in un disciplinare…”. Come fa un giudice ad essere terzo!

Questo riguarda una minoranza dei magistrati, però quella minoranza c’è e tante persone ne fanno le spese. Se fossi un giudice sarei ben felice di questa riforma perché per la prima volta mi sentirei libero, hai davanti due avvocati di parte e io decido senza dover stare a pensare ‘il mio pm sta nel mio consiglio giudiziario e se vuole mi da parere negativo sulla promozione'”.

La separazione delle carriere

Che impatto avrà la riforma sulle singole carriere? I giudici saranno meno liberi e meno equilibrati o più liberi?

“Dipende dalla loro moralità. Con il vecchio modello “inquisitorio” giudice e pm lavoravano a braccetto e si dividevano i compiti. Questo modello, nonostante avesse generato il caso Tortora, funzionava di più perché sino dall’origine il pm era un giudice. Poi è venuto il rito accusatorio in cui il pm diventa parte, poi c’è il giudice e la difesa. L’anomalia non preventivabile è stata che il pm ha iniziato a fare il difensore di parte civile, (cioè attacca solo l’imputato) ma il giudice ancora pensa “io sono il collega del pm, faccio quello che dice, come nel vecchio modello”.

A mio giudizio quindi, il passaggio fra rito inquisitorio e rito accusatorio avrebbe dovuto essere naturalmente accompagnato dalla separazione delle carriere. Con il sì al pm non vengono aumentati i poteri, non cambierebbe niente, se vuole fare il primo giudice può farlo adesso come lo faceva prima. Può anche capitare che ci sia una sorta di repulsione nei confronti della norma e si dica “ah sei venuto a toccare me e allora io divento ancora più giustizialista di prima” non posso preventivare quello che accadrà. Poi ci sono le correnti dei pm che incidono sui giudicanti tant’è che è lo stesso pm che va a decidere sulle carriere dei giudicanti. Anche in buona fede ti senti in imbarazzo nel giudicare chi decide del tuo destino o ha deciso del tuo destino. E’ possibile che il correntismo rimanga anche dopo l’estrazione a sorte oppure che coloro che sono scelti a sorte siano già politicizzati ma la possibilità è di gran lunga inferiore”. 

Con il sì, vantaggi per i cittadini

Si avrà un Csm meno forte con la riforma? Verrà privato della sua indipendenza?

“Secondo me no, non vedo il vulnus, vedo solo due Csm CSM (organo di autogoverno della magistratura, composto da istituzioni, magistrati e membri eletti dal Parlamento, ndr) quello dei pm e quello dei giudici. Quello dei pm non può incidere sulla carriera dei giudici perché quello dei giudici determina gli itinera della carriera dei giudicanti. Se vincesse il sì io vedo solo un piccolo vantaggio per il cittadino, non vedo i problemi che segnala il no che sono a-tecnici.

Non c’è una norma che assoggetta i giudici all’esecutivo. Anche nell’Alta Corte (organo a 2/5 nominato dalla politica e presieduto da un politico, ndr) il governo non ha la maggioranza. Il sistema era troppo distorto per poter andare avanti così. Il disciplinare serviva per poter assolvere ma tenere sotto scacco chiunque. Con il sì il giudice è più terzo e non deve rispondere psicologicamente a nessun tipo di condizionamento che esercita il pm”

Maggiore terzietà del giudice

Si tratta di una riforma della magistratura o di una riforma della giustizia?

“E’ una riforma più della magistratura che della giustizia. Sarebbe della giustizia se ci fossero dei cambiamenti in tema di diritto penale o di procedura penale”.

E’ stato un referendum molto veloce nei tempi, blindato dal governo e con emendamenti bocciati. Secondo lei perché?

Credo che abbiano inciso una serie di fattori. Prima si scopre che in una chat di magistrati un magistrato dell’ANM (Associazione Nazionale Magistrati) dice che la Meloni (Giorgia Meloni, Presidente del Consiglio dei ministri dell’Italia ndr) è ancora più pericolosa di Silvio Berlusconi perché non ha cause in piedi e quindi è più credibile. Poco tempo dopo gli arriva l’avviso di garanzia per la questione del rilascio di Osama Najeem Almasri. E quindi c’è una risposta di Meloni e del Ministero attraverso questa riforma. C’è stata questa concatenazione di eventi”. 

Se vincesse il sì che effetti ci saranno nella magistratura e nelle giustizia?

“Ci sarà una maggiore terzietà del giudice quando affronta la “res iudicanda” e un suo minore timore di andare contro un collega pm. Questo è dimostrato dalla non perfezione del sistema attuale che fa sì che secondo le ultime statistiche 3 innocenti al giorno vengono arrestati. Come si può risolvere? La via intermedia è il sì, è blanda ma non sconvolgente”.

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