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Popolare Spoleto, Quadraccia sostituisce Listanti nel Cda

Redazione

Popolare Spoleto, Quadraccia sostituisce Listanti nel Cda

Il Vicepresidente della Fondazione Carit, è stato cooptato in Bps come amministratore indipendente | Banco Desio conferma presenza umbra nel board
Mer, 02/03/2016 - 10:08

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Popolare Spoleto, Quadraccia sostituisce Listanti nel Cda

Un nuovo membro nel Consiglio di amministrazione della Banca popolare di Spoleto: il ternano Francesco Quadraccia (nella foto) sostituisce infatti il suo concittadino Giuseppe Listanti. Il Cda della Bps spa “ha deliberato, – si legge in un comunicato stampa – su proposta del presidente e previo parere favorevole del comitato nomine, nonché del collegio sindacale ai sensi di legge, di nominare, per cooptazione, il dottor Francesco Quadraccia in sostituzione del consigliere dottor Giuseppe Listanti che ha precedentemente rinunciato alla carica per nuovi impegni professionali. Il nuovo amministratore risulta in possesso dei requisiti d’indipendenza previsti dalla legge e dallo statuto, inclusi quelli raccomandati dal codice di autodisciplina delle società quotate. Il curriculum vitae del dottor Francesco Quadraccia, che resterà in carica sino alla prossima assemblea ordinaria degli Azionisti, è disponibile sul sito internet dell’Istituto (clicca qui). Nel contempo, entrano a far parte rispettivamente del Comitato Nomine e del Comitato Remunerazione i consiglieri indipendenti Giada Fantini e Alessandro Pellicciotta“.

Con la nomina di Quadraccia, quindi, il Gruppo Banco Desio conferma la presenza dell’Umbria nel board. Quadraccia, fino ad ora vice presidente della Fondazione Carit, come nuovo consigliere della Bps ha deciso di abbandonare ogni incarico ricoperto nella fondazione bancaria ternana. Si ricorderà come fu proprio l’ esponente della Fondazione Cassa di Risparmio di Terni a spingere affinché questa aderisse alla cordata Clitumnus, interessata ad acquisire il controllo della Popolare di Spoleto prima del Banco di Desio e della Brianza. Operazione che poi non andò in porto per la contrarietà della maggioranza dei membri della Fondazione Carit e che di fatto fu una delle chiavi di volta che portò i commissari straordinari dell’istituto di credito spoletino a depennare l’offerta della cordata guidata dall’avvocato romano Francesco Carbonetti.


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