Quattro donne al vertice della Polizia di Stato ad Assisi: un'unione che fa la forza | L'intervista - Tuttoggi

Quattro donne al vertice della Polizia di Stato ad Assisi: un’unione che fa la forza | L’intervista

Flavia Pagliochini

Quattro donne al vertice della Polizia di Stato ad Assisi: un’unione che fa la forza | L’intervista

Lun, 08/03/2021 - 08:30

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Quattro donne al vertice della Polizia di Stato ad Assisi: un’unione che fa la forza | L’intervista

Quello che le guida è il senso del dovere, la soddisfazione nello svolgere il loro lavoro. E infatti, interpellate su quale caso abbia dato loro più soddisfazione, la risposta è univoca: “Essere d’aiuto”. Mentre alla domanda sul perché siano entrate in polizia, nonostante le esperienze siano spesso diverse, la risposta è che il loro lavoro “in realtà non è un lavoro, ma un servizio, una missione”. L’altro punto in comune è l’essere donne al comando: oltre al dirigente vicequestore aggiunto Francesca Domenica Di Luca (coadiuvata dal suo vice il Commissario Roberto Roscioli), ai vertici di tre di 4 articolazioni del commissariato di Polizia di Stato di Assisi ci sono infatti tre poliziotte. Si tratta dell’Ispettore Superiore Amabilia Bocciolini (Responsabile dell’Ufficio controllo del territorio), dell’Ispettore Superiore Angela Lolli (al vertice dell’Ufficio anticrimine) e dell’Ispettore Superiore Giovanna Emili (Responsabile della polizia amministrativa, sociale e dell’immigrazione).

I loro incarichi non sono frutto di una politica di rispetto di “quote rosa” (le donne sono in Polizia da oltre sessanta anni) bensì una scelta naturale avvenuta sulla base della loro preparazione professionale, del valore dimostrato sul campo e del grado di responsabilità che hanno saputo conquistare. Un’unione che fa la forza nelle situazioni più o meno complicate, che sia l’aiuto a una donna a prendere consapevolezza di un amore sbagliato o il soccorso a un minore vittima di maltrattamenti e abusi, o l’aiuto a un pensionato che ogni anno le ringrazia con le paste in occasione dell’anniversario dell’incontro. Senza dimenticare che ad Assisi, oltre ai piccoli interventi di tutti i giorni, ci sono i grandi eventi in cui la Polizia di Stato svolge un ruolo di coordinamento anche delle altre forze dell’ordine e dove è fondamentale saper fare squadra, delegare e avere fiducia proprio nei più stretti collaboratori.

Essere donna? Un punto di forza

Essere una donna non deve essere considerato un limite ma un punto di forza – raccontano Di Luca, Bocciolini, Emili e Lolli – siamo multitasking, abbiamo capacità di adattamento, tenacia e determinazione, abilità comunicative preziose per smorzare toni di aggressività ma anche sensibilità, empatia, intuito, capacità di ascolto, forse connaturate intimamente alla nostra natura, al prenderci cura dell’altro. Sono doti queste fondamentali in un lavoro, come quello del poliziotto, che assorbe molte energie”. Anche il cittadino, se nella pattuglia c’è una donna, è più incline a dialogare percependo la capacità di ascolto. Le quattro apicali credono che la femminilità “non vada repressa ma preservata ed esaltata proprio per le sue prerogative che permettono di dare risposte efficaci alle attuali istanze di sicurezza che sono molteplici e variegate.”

Polizia di Stato di Assisi (e non solo): vicinanza al cittadino e un ruolo di comando condiviso

Secondo il racconto delle quattro donne ai vertici del commissariato di Polizia di Stato Assisi, i cittadini oggi chiedono l’aiuto della poliziaanche solo per una parola di conforto, un consiglio, per segnalare situazioni di disagio o di allarme sociale. La sfida ancora più ardua è mantenere saldo quel legame di fiducia con i cittadini e per fare ciò dobbiamo dare sempre il massimo di noi stessi”. Il lavoro del poliziotto è un lavoro di squadra dove è fondamentale, per essere riconosciute e accettate anche come “capi”, dare prova del proprio valore, a quel punto scompare la differenza di età e anche di genere.

E se spesso in cima si è da soli, al commissariato della Polizia di Stato di Assisi il “difficile” ruolo di comando viene invece anch’esso condiviso: “Comandare degli uomini e delle donne significa dare loro una visione e uno scopo comune e condiviso in prima persona, rinnovare in loro, con entusiasmo, la motivazione della loro scelta e della loro missione soprattutto quando accade di perderla perché usurante, saperli ascoltare, interessarsi alle loro vite personali e infine essere in grado di sviluppare e dimostrare un senso di responsabilità per il proprio e il loro agire affinchè si sentano protetti. Non bisogna avere una visione egocentrica”, il riassunto della dottoressa Di Luca.

Esperienze difficili e grandi soddisfazioni

Un lavoro spesso difficile, ma pieno di soddisfazioni: “Quello in Polizia è un lavoro che ti porti sempre dietro, il cittadino ti vede come un punto di riferimento mentre, come capo, hai il dovere di tirare fuori il meglio dai tuoi uomini (che ad Assisi sono 30) e dalle tue donne (che ad Assisi sono in totale 10). Essere un poliziotto richiede sacrificio e passione, fermezza e al contempo umanità. Ma ci rende sereni”. Ma il lavoro di squadra e il delegare non sono importanti solo nel lavoro di tutti i giorni – dallo spaccio alla microcriminalità fino a casi di violenza domestica, passando per la polizia di prossimità, l’attività di prevenzione nelle scuole – ma anche nei grandi eventi, che ad Assisi non mancano.

Tra le esperienze più difficili da affrontare “dire a una mamma e un papà che il loro figlio è mancato, e anche occuparsi di episodi di violenza” racconta la Bocciolini, mentre Lolli “le indagini che vedono coinvolti i minori vittima di maltrattamenti e abusi. Ma è poi bellissimo quando li incontri di nuovo e ti ringraziano”. Per Emili “è durissimo perdere un collega. Ma ci sono anche soddisfazioni, non solo la consapevolezza di aver svolto il proprio lavoro, ma anche i riconoscimenti dei propri superiori”. Per Di Luca, “uno dei momenti più difficili, ma umanamente più belli, è stato liberare una ragazza da un amore malato e pericoloso. Ma anche dover arrestare un giovane: spesso ci troviamo di fronte a delle mamme che devono preparare una borsa prima di condurlo in carcere, e allora ci capita di aiutarle. Ma è anche stimolante il dover dirigere importanti e delicati servizi di ordine pubblico: richiedono mesi di preparazione, enorme tensione emotiva e fisica ma sono un’enorme occasione di crescita”.

“Siamo orgogliose, ma essere al comando dovrebbe essere normale”

E, a fine giornata, si tenta di staccare la spina e smaltire lo stress con gli hobby, fermo restando che il più grande interesse è proprio il lavoro: “Ho la fortuna di non svegliarmi mai pensando di dover lavorare”, confessa la dottoressa Di Luca, mentre Bocciolini trascorre il tempo libero all’aria aperta, curando l’orto e i vasi di fiori, dando da mangiare a una gallina e due oche cigno che “sono meglio dei cani da guardia e le libero tutte le sere”.

A Lolli piace viaggiare e formarsi, arricchendo la sua professionalità anche attraverso trasmissioni tv e programmi che le possano dare un nuovo modo di guardare le cose, mentre Emili cammina all’aria aperta e ha tantissime amicizie “con cui spesso mi capita di continuare il lavoro di ascolto, raccogliendo confidenze e dando pareri e consigli”. Interessi diversi e una speranza in comune: “Che l’essere donna non venga mai considerato come un limite alle proprie possibilità, ai propri desideri. Diventa un limite nel solo momento in cui noi stesse lo consideriamo tale o semplicemente un alibi per compiere scelte diverse”. Infine un orgoglio condiviso: “Che il nostro esempio possa far sì che per i nostri figli – uomini o donne che siano – sia normale vedere anche una donna ai vertici”.

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