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Pesca, le Marche posticipano: rischio invasione per l’apertura del 24 febbraio

Redazione

Pesca, le Marche posticipano: rischio invasione per l’apertura del 24 febbraio

Niente accordo tra le due Regioni: la dirigente umbra convocata in Commissione | Ripopolamento: la situazione nei fiumi umbri
Gio, 07/02/2019 - 16:04

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La Terza Commissione consiliare, presieduta da Attilio Solinas, ha ascoltato in audizione Lucia Ghetti, responsabile della Sezione tutela del patrimonio ittico della Regione Umbria, circa la data di apertura della stagione di pesca in Umbria, che anche stavolta sarà l’ultima domenica di febbraio, diversamente da quanto avverrà nella Regione Marche, dove si inizierà a metà marzo, e sul programma dei ripopolamenti
previsti per il 2019.

Il presidente della Commissione, Andrea Smacchi, ha espresso l’auspicio che “la difformità con la Regione Marche non porti a un eccessivo aumento di pescatori sui fiumi umbri ove dovessero aggiungersi gli appassionati marchigiani della fascia appenninica. Vorrei anche sapere – ha aggiunto – se gli impianti di allevamento delle trote sono sufficienti a produrre le quantità necessarie e cosa pensa l’assessorato del progetto incubatoio del Comune di Scheggia”.

Il calendario ricalca quello dello scorso anno – ha spiegato Ghetti – e l’apertura sarà l’ultima domenica di febbraio. Avevamo pensato di spostare la data alla fine di marzo ma non è stata trovata un’intesa con
la Regione Marche. Noi eravamo pronti a deliberare. La data del 15 marzo nelle Marche non è mai stata ipotizzata negli incontri che ci sono stati“.

Quanto al ripopolamento, Ghetti ha detto: “Continuiamo a puntare sulla salvaguardia delle specie autoctone come la trota, attraverso molteplici interventi gestionali. La comunità scientifica ritiene che il ripopolamento sia una pratica più dannosa che utile perché l’immissione di predatori in un corso d’acqua impatta in maniera insostenibile depauperando la popolazione locale, specialmente se il corso d’acqua è piccolo. Inoltre gli individui immessi competono con i nativi per la ricerca di cibo. Comunque – ha aggiunto – ripopolamenti sono indispensabili perché la pesca alla trota è una tradizione consolidata e, anche a seguito di linee di indirizzo Ue, va salvaguardata in quanto parte della storia di un Paese“.

E poi c’è l’aspetto economico: ristoranti pieni e negozi che vendono esche, abbigliamento sportivo e canne da pesca. “Il giorno dell’apertura in Valnerina – ha ricordato la dirigente della Regione – registriamo 10mila presenze fra pescatori e familiari, una presenza così massiccia in un corso d’acqua obbliga a fare ripopolamento altrimenti il fiume si desertificherebbe. La scelta fatta è stata quella di salvaguardare i corsi d’acqua piccoli e ripopolare i fiumi principali, con piccole eccezioni per ripopolamenti su corsi d’acqua di media dimensione dove ci sono realtà particolari. Le maggiori immissioni hanno interessato il Nera, perché è il corso d’acqua più frequentato per la pesca, ma facciamo comunque immissioni nel fiume Chiascio per non far spostare i pescatori”.

Per quanto riguarda gli impianti ittiogenici, in Valnerina si stanno coltivando due filoni di trota mediterranea; quella di Terria è quella con cui si stanno ripopolando i corsi d’acqua con un totale di immissioni di
poco inferiore ai 100 quintali, poi c’è un altro ceppo autoctono. Nella mappatura di corsi d’acqua minori sono state trovate trote mediterranee ‘pure’ al 100 per cento e alcuni individui sono stati prelevati per
riprodurli artificialmente nel centro ittiogenico di Cerreto ma gli esemplari del ceppo selvatico difficilmente si adattano alla vita nelle vasche e a nutrirsi con il mangime: “Stiamo allevando zooplancton – ha spiegato la responsabile della Sezione tutela del patrimonio ittico della Regione Umbria – insetti vivi invece del mangime che non viene accettato nel primo stadio di sviluppo. Cerreto è uno dei pochissimi centri ittiogenici a produrre materiale di qualità eccellente e l’altro centro umbro, quello di Sant’Arcangelo, è l’unico in Italia dove viene allevato il luccio. Quello di Scheggia – ha concluso – è un ottimo progetto e lo avremmo sostenuto, non siamo noi ad approvare ma ci sono criteri di aggiudicazione diversi in base a cui hanno preferito mandare avanti progetti con maggiore richiesta finanziaria. Si cerca con un secondo bando – ha concluso – di far ripartire la cosa”.

Festa a rischio e guardie ittiche

La giornata di festa dell’apertura del 24 febbraio – ha commentato Smacchi al termine dell’audizione – potrebbe essere rovinata a causa della scelta della Regione Marche di posticipare la propria apertura al 15 di marzo con conseguente riversamento dei pescatori marchigiani nei nostri fiumi. Reputo tale scelta sbagliata e priva di senso, in quanto avrà come unica conseguenza quella di alimentare una vera e propria transumanza dei pescatori da una Regione all’altra, finendo con il compromettere anche le stesse politiche di ripopolamento che, con un numero eccessivo di pescatori, potrebbero rivelarsi inadeguate scontentando un po’ tutti“.

Smacchi ha ringraziato le associazioni dei pescatori “che sono le prime sentinelle per la salvaguardia e la tutela dei nostri fiumi. Da alcuni anni la nostra Regione ha stipulato con loro convenzioni che prevedono anche lo svolgimento di attività di vigilanza ambientale. Attività di vigilanza che nei prossimi anni dovrà assolutamente essere potenziata – ha aggiunto – anche in conseguenza della drastica riduzione delle guardie ittiche che nella nostra Regione sono passate, dopo la riforma delle Province, da 132 a 16, di cui 12 nella Provincia di Perugia e 4 in quella di Terni“.

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