Pesca, la Regione blocca i ripopolamenti della trota: protestano le associazioni

Pesca, la Regione blocca i ripopolamenti della trota: gare a rischio. Protestano le associazioni

Redazione

Pesca, la Regione blocca i ripopolamenti della trota: gare a rischio. Protestano le associazioni

Dom, 30/05/2021 - 09:39

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Il Coordinamento dei pescatori contesta le modalità con cui l'Umbria recepisce la normativa: stop gare nazionali e pesca a rischio

Pesca, protesta delle associazioni sportive contro la scelta della Regione Umbria di bloccare i ripopolamenti della trota.

La nuova normativa nazionale

L’entrata in vigore del decreto del 20 aprile 2020, approvato dalla Direzione Generale per il Patrimonio Naturalistico del Ministero dell’Ambiente (oggi MITE), in ottemperanza al D.P.R. 5 luglio 2019, n. 102, ha rivoluzionato la gestione dei ripopolamenti ittiofaunistici in tutta Italia. In particolare, il comparto salmonicolo è risultato il più compromesso, considerata l’apertura della pesca della trota alla fine di febbraio e il programma delle competizioni agonistiche nazionali che si concentra nel primo semestre dell’anno.

Le associazioni della pesca sportiva hanno condiviso fin dall’inizio l’approvazione delle nuove norme che, modificando l’articolo 12 del D.P.R. n. 357/1997, hanno finalmente recepito quanto effettivamente previsto dalla Direttiva Habitat, autorizzando le immissioni di specie ittiche non autoctone per ragioni di interesse pubblico, connesse a esigenze ambientali, economiche, sociali e culturali, ma non possiamo condividere i metodi e i criteri finora adottati che, di fatto, hanno soltanto prodotto il blocco delle immissioni.

Il nuovo decreto dispone che siano le Regioni, attraverso un dettagliato studio del rischio, a richiedere al MITE l’autorizzazione ad immettere specie non autoctone.

“Alcune Regioni – scrive il costituendo Coordinamento delle associazioni di pesca sportive umbre, a cui aderiscono FIPSAS ARCI PESCA FISA LIBERA PESCA ENAL PESCA CPA – hanno seguito l’iter previsto (Marche, Friuli Venezia Giulia, Liguria), ma la risposta da parte del MITE è stata in tutti i casi negativa, avendo adottato un metodo di valutazione che si fonda spesso su assunti dogmatici e interpretazioni eccessivamente restrittive (difficilmente dimostrabili), che non descrivono il reale impatto che l’immissione di tali specie potrebbe arrecare all’ambiente”.

L’Umbria vieta tutti i ripopolamenti

In Umbria la Regione ha preferito “semplicemente” vietare del tutto i ripopolamenti. “In particolare – attaccano le associazioni – proprio il repentino e del tutto ingiustificato cambio di condotta della Sezione Tutela Patrimonio Ittico e Pesca Sportiva regionale risulta inspiegabile se si tiene conto che la stessa Regione, solo pochi mesi prima, aveva normalmente autorizzato le semine di trote a partire dalla giornata di apertura, mentre ora, alla legittima richiesta delle associazioni, ne vieta l’immissione”.

La proposta: immettere trote mediterranee

Eppure, in una recente riunione in video conferenza, tenuta anche alla presenza dell’assessoreMorroni, era stato proposto di immettere trote mediterranee certificate geneticamente, ottenendo come risposta un “inesistente” obbligo normativo, secondo cui in un fiume andrebbe immessa soltanto la varietà originaria di quel bacino.

“Alla successiva richiesta di chiarimento della fonte normativa di quest’obbligo – lamentano le associazioni – non è stata data alcuna risposta, salvo ottenere una nota, dopo alcuni giorni, nella quale si accettava la richiesta di immettere trote mediterranee, previa certificazione genetica che ne attestasse la purezza genetica al 98%. Al di là della validità scientifica di una tale risposta, vorremmo porre al dirigente del settore almeno due domande: primo, esiste un allevamento oggi in Italia in grado di produrre un materiale ittico con tali caratteristiche? Secondo, in quale testo di letteratura scientifica pubblicato è possibile avere riscontro di tale assunto, ovvero che solo materiale con un tale grado di purezza debba considerarsi autoctono? Le risposte, purtroppo – prosegue la nota delle associazioni della pesca sportiva – sono abbastanza scontate e attestano quanto scarsa sia stata la volontà dell’ufficio preposto di venire incontro alle esigenze di un intero comparto che oggi conosce la sua crisi più profonda”.

Niente gare nazionali in Umbria

Il risultato immediato è stato quello di perdere manifestazioni nazionali di pesca alla trota (in primis la finale del Campionato italiano di pesca alla trota in torrente) che avrebbero garantito la presenza di migliaia di pescatori sul territorio, proprio in questi mesi di fondamentale ripartenza economica.

“Nel medio periodo invece – è l’allarme delle associazioni – il risultato sarà quello di vedere spopolati i nostri fiumi e torrenti e la pesca della trota sarà soltanto un ricordo da tramandare ai nostri nipoti”.

I ripopolamenti

Il tema dei ripopolamenti e delle immissioni delle specie ittiche in natura, sottolineano i pescatori, rappresenta un elemento fondante della funzionalità del sistema della pesca ed è innegabilmente cruciale per la sopravvivenza del settore anche come risorsa oggi imprescindibile per la resilienza ed il rilancio delle aree interne. “La gestione dell’ambiente e della pesca – scrivono – è un tema delicato che impone un approccio rigoroso volto a tenere in considerazione, e a conciliare, gli aspetti scientifici e gli aspetti sociali ed economici”.

I nodi da sciogliere

“Affinché i progetti di promozione territoriale trovino il giusto equilibrio con la sostenibilità ambientale è altresì prioritario risolvere i problemi all’origine della contrazione della fauna ittica autoctona – scrivono le associazioni – come l’inquinamento, l’eccessiva presenza di uccelli ittiofagi e la trasformazione e banalizzazione dei corsi fluviali. In assenza di una rapida soluzione, i danni potranno rivelarsi irreversibili per le attività sportive e ricreative connesse alla pesca, per gli esercenti e per i numerosi posti di lavoro connessi al settore, in un quadro economico regressivo, già pesantemente gravato dalla attuale crisi pandemica”.

Le associazioni di pesca sportiva umbra, anche a nome degli oltre 16.000 pescatori amatoriali della regione, auspicano pertanto un risolutivo intervento dell’assessorato competente nella vicenda.

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