Perugia, procuratore aggiunto e due carabinieri indagati per “rivelazione”

Perugia, procuratore aggiunto e due carabinieri indagati per “rivelazione”

La Procura di Firenze oggi ha effettuato perquisizioni negli uffici di via Fiorenzo di Lorenzo


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Nella giornata di oggi gli uffici della Procura di Perugia di via Fiorenzo di Lorenzo del procuratore aggiunto Antonella Duchini sono stati perquisiti. Gli inquirenti avrebbero anche disposto l’esame di supporti informatici nella disponibilità del magistrato.

Gli accertamenti sono stati disposti dalla procura di Firenze (che per competenza si occupa delle vicende che riguardano la procura di Perugia) nell’ambito di una indagine di presunta rivelazione di segreto d’ufficio che secondo l’ipotesi di reato il magistrato avrebbe compiuto al sottufficiale dei carabinieri Orazio Gisabella e un suo collega. I tre risultano di conseguenza iscritti formalmente al registro degli indagati.

Il procedimento, di cui è titolare il sostituto procuratore fiorentino Luca Turco, riguarderebbe alcune informazioni relative a uno dei fascicoli dei quali è contitolare il pm del capoluogo umbro e che risale a qualche anno fa, ma sull’indagine viene mantenuto il massimo riserbo.

Nella stessa giornata di oggi, secondo quanto riferiscono fonti di agenzia si sono recati nell’Ufficio giudiziario di Perugia dove il procuratore aggiunto perugino avrebbe fornito la massima collaborazione agli accertamenti, alla presenza dei suoi difensori, gli avvocati Nicola Di Mario e Michele Nannarone. Lo stesso tipo di accertamenti tra cui l’acquisizione dei computer avrebbe riguardato anche i due militari dell’Arma.

Il sottufficiale Gisabella era già stato indagato nei mesi scorsi nell’ambito di un altro procedimento, nel quale gli inquirenti sostengono che il militare avesse ottenuto l’assunzione della figlia dopo aver fatto veicolare, attraverso la Procura di Perugia, un dossier anonimo di rivelazioni di presunte condotte illecite praticate dall’armatore Morace. Accuse che il carabiniere ha sempre respinto anche davanti al giudice “escludendo di aver commesso atto contrario ai doveri d’ufficio”. 


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