Paziente morto dopo selfie in sala operatoria e “fuga” dall’ospedale, due medici chiedono rito abbreviato

Paziente morto dopo selfie in sala operatoria e “fuga” dall’ospedale, due medici chiedono rito abbreviato

L’architetto di Viterbo Gino Pucciarelli stroncato da emorragia massiva dopo l’operazione alle tonsille all’ospedale di Perugia


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L’architetto di Viterbo Gino Pucciarelli era morto nel luglio del 2015 in seguito ad una emorragia massiva che si era presentata dopo l’operazione alle tonsille fatta all’ospedale di Perugia. Per quella morte adesso in cinque tra medici e anestesisti sono chiamati a rispondere di omicidio colposo.

E, proprio ieri mattina, due di loro, assistiti dagli avvocati Bruna Pesci e Gianni Spina, hanno chiesto di essere processati con rito abbreviato. La triste storia dell’architetto viterbese purtroppo finita in tragedia, era balzata agli onori delle cronache perché il paziente, che era venuto a farsi operare a Perugia perché c’era una sua conoscente (tra gli odierni imputati), era uscito dall’ospedale la sera prima dell’intervento ed era andato a mangiare a casa della dottoressa e poi, con tanto di braccialetto da ospedale al polso, era andato a bere in un pub invece di restare digiuno come viene prescritto.  Il punto è che con lui c’era anche una delle dottoresse che ora è tra gli imputati e il pm Gemma Miliani gli contesta anche di aver fatto uscire l’uomo dal nosocomio oltre al non aver rilevato la pressione sanguigna per tutto il tempo del primo ricovero e anche quando poi venne nuovamente operato in seguito alla prima emorragia. Gli altri imputati andranno verosimilmente a processo se il gup dovesse decidere per il loro rinvio a giudizio.

Il  paziente venne sottoposto a intervento il 3 luglio 2015, dimesso dal policlinico di Perugia il giorno dopo fu nuovamente  ricoverato l’11 luglio per un controllo e morì il 16.  Tra gli atti, dicevamo, alcune foto in sala  operatoria, la cena a casa di una delle dottoresse e della serata, quella prima dell’intervento, terminata in un pub con il braccialetto ospedaliero al polso del paziente in evidenza. Agli atti della richiesta di invio a giudizio avanzata dalla Procura di Perugia c’è anche un selfie in sala operatoria di due dottoresse e del paziente.

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