Ospedale, tra riorganizzazione e incognite disciplinari

Ospedale, tra riorganizzazione e incognite disciplinari

Gli indagati “pesano” eventuali riti alternativi al dibattimento | L’Azienda vara la prima rotazione degli incarichi


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Difendersi in aula o scegliere la via breve del patteggiamento? La volontà dei pm che indagano sulla Sanitopoli perugina di andare a processo immediato, almeno per il filo d’inchiesta relativo ai concorsi che sarebbero stati pilotati, impone agli indagati, nel confronto con i propri legali, di scegliere la via più agevole e indolore, sotto molti punti di vista. Discorso a parte per i manager di primissimo piano coinvolti nell’inchiesta, nei confronti dei quali le accuse sono pesanti. E per i politici che, pur con posizioni tra loro molto differenti, hanno finora sempre negato le contestazioni rivolte loro dalla Procura.


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Ma per medici e funzionari ospedalieri, le ipotesi di ricorrere al rito alternativo potrebbero avere dei vantaggi, con delle conseguenze, però, sul piano lavorativo. Un giudizio rapido fu infatti far tornare alla normalità la condizione lavorativa in caso di esito favorevole; ma in presenza di una condanna definita, anche attraverso un patteggiamento, l’Azienda ospedaliera potrebbe far scattare definitivamente i provvedimenti disciplinari.

La riorganizzazione

Intanto, con la delibera n. 188 il commissario straordinario martedì scorso, prendendo atto della revoca delle misure interdittive che avevano fatto scattare la sospensione per alcuni dei dipendenti indagati, con il loro reintegro al lavoro ha provveduto ad una rotazione degli incarichi. Ciò in virtù della legge 135/2012 che prevede “la rotazione del personale nei casi di avvio di procedimenti penali i disciplinari per condotte di natura corruttiva” ed in base a quanto previsto dalla delibera 215/2019 dell’Autorità Nazionale Anticorruzione. L’Azienda, sulla base delle conoscenze in proprio possesso, esclude l’obbligo della rotazione sulla base dei reati contestati, ma ha ritenuto opportuno determinare comunque una rotazione degli incarichi “tenuto conto della gravità delle misure interdittive e del clamore mediatico collegato alla vicenda”.

Si tratta però, chiarisce Onnis nella delibera, di “una prima complessiva riorganizzazione degli incarichi di responsabilità delle strutture dell’Area centrale” attraverso la rotazione degli incarichi e una diversa allocazione di funzioni. Riservandosi “l’adozione di ogni ulteriore determinazione ritenuta opportuna o necessaria, anche anticipatamente rispetto alle scadenze, alla luce degli sviluppi giudiziari e disciplinari dell’inchiesta”.

Questa quindi la nuova organizzazione: a Maria Cristina Conte (prima al Personale) è assegnato l’incarico di responsabile Direzione affari generali fino al 31 ottobre 2019; Serena Zenzeri responsabile Economato e Servizi alberghieri (che acquisisce anche le funzioni in ambito assicurativo) fino al 31 ottobre 2019; a Gabriella Carnio (il cui incarico dirigenziale è scaduto l’8 maggio scorso) assegnata la posizione di staff alla Direzione strategica per attività di programmazione e controllo; a Rosa maria Franconi l’incarico di organizzazione Ufficio attività tecniche con cessazione dell’incarico di organizzazione Acquisizione farmaci e diagnostici, mentre proseguirà fino al 30 giugno lo svolgimento del contratto dirigenziale presso la Direzione tecnico patrimoniale; Antonio Tamagnini, a seguito della temporanea disattivazione dell’Ufficio coordinamento attività amministrative viene affidato come supporto amministrativo alla Direzione generale.

Il provvedimento, firmato, oltre che dal commissario Onnis, dai direttori amministrativo (Sammartino) e sanitario (Lavazza) ha poi allegate 6 pagine di omissis.

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