“Ombre penombre e forme” a Villa Magherini Graziani - Tuttoggi

“Ombre penombre e forme” a Villa Magherini Graziani

Redazione

“Ombre penombre e forme” a Villa Magherini Graziani

Dal 18 giugno al 28 agosto l’esposizione di quattro artisti tra scultura, fotografia e arti visive
Ven, 17/06/2016 - 13:06

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Si sta per alzare il sipario su uno degli eventi culturali più rilevanti della stagione a Villa Magherini Graziani a Celalba di San Giustino. Dal 18 giugno al 28 agosto, con il patrocinio del Comune e della Regione Umbria, gli spazi della villa ospiteranno l’importante esposizione “Ombre penombre e forme”. Un percorso d’eccezione che vedrà confrontarsi e dialogare quattro artisti con linguaggi e caratteristiche diverse. Protagonisti una scultrice e tre fotografi: Hisu Choi, Maurizio Rossi, Nico Vigenti, Claudio Bianconi. Il progetto “Ombre penombre e forme”, curato dall’art director Mariagrazia Ricci, accomuna molteplici e interessanti punti di vista sulla luce, sulle declinazioni del pieno e del vuoto, nell’arte della scultura.

Il vernissage della mostra si terrà sabato 18 giugno alle 18.30. La serata inaugurale prevede un momento di contaminazione tra arte e musica con l’installazione di teatro visivo dal titolo “Ars Gratia Artis”, scritto diretto e interpretato da Nico Vigenti, con Tommaso Bruschi al violoncello. “Ars Gratia Artis è una scrittura scenica poetica, sonora, surreale, altisonante, delirante, dissacrante, che attinge agli abissi dell’animo e ascende all’immensità dell’universo”.

La mostra rimarrà aperta fino al 28 agosto con apertura al pubblico nei fine settimana (sabato e domenica), con i seguenti orari: sabato 10-13 e 15.30-18.30; domenica 10-13 e 15.30-18.30. Con gli stessi orari la mostra rimarrà aperta anche nei giorni festivi e nel giorno di Ferragosto.

Appassionato e ricco di una fluidità tutta sua è il levigare, il sottrarre piuttosto che aggiungere, della scultrice coreana Hisu Choi – spiegano i curatori – immersa nelle tridimensionalità eterea e pulsante, visionaria e dolcemente smussata di ogni possibile spigolo/spigolosità della materia. Così come visionario, ma sul versante dell’elaborazione di una progettualità raziocinante e straniante è il fotografo Maurizio Rossi, in una interpretazione della fotografia che assimila e associa l’onirismo e il surrealismo alla tecnica, soprattutto espressa in post-produzione. Di visioni e di poetica è intrisa anche la fotografia “narrata” di Nico Vigenti, attore, regista teatrale e artista visivo che scompone e ricompone gli archetipi per farne proiezioni visuali verso l’altro e l’altrove in un tragitto che dal particolare si estende all’universale e il linguaggio dell’arte si sublima in un esperanto di emozioni e sensazioni. Claudio Bianconi offre invece un angolo di visuale insolito su alcuni luoghi simbolici dell’Umbria con l’ausilio della tecnica dell’infrarosso, le sue ‘alchimie’ fotografiche delineano un’Umbria drammatizzata di neri saturi e di bianchi rifulgenti che evocano un forte dualismo”.

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