Oggi 21 dicembre, Solstizio d’Inverno | Porta d’ingresso al Natale e promessa di rinascita - Tuttoggi

Oggi 21 dicembre, Solstizio d’Inverno | Porta d’ingresso al Natale e promessa di rinascita

Carlo Vantaggioli

Oggi 21 dicembre, Solstizio d’Inverno | Porta d’ingresso al Natale e promessa di rinascita

In un vecchio articolo di TO, il momento dell’anno, che per la sua caratteristica di “notte più buia”, non è molto spesso celebrato
Ven, 21/12/2018 - 09:56

Condividi su:


Il testo che segue ripropone un nostro vecchio articolo del 2011 pubblicato su Tuttoggi.info e riguardante il tema del Solstizio d’Inverno. Un momento dell’anno, che per la sua caratteristica di “notte più buia”non è molto spesso celebrato o tenuto in dovuta considerazione.

Eppure  il Solstizio è anche il momento esatto in cui tutto  sta per ricominciare, in cui le modificazioni astronomiche, preannunciano l’arrivo di nuova (rinnovata) luce. Allo stesso modo di come sentimmo il bisogno di scriverne nel 2011, e dopo averlo riproposto ai lettori nel 2015, così anche quest’anno desideriamo ricordarvi questo  importante passaggio. Sembra impossibile ma la valenza e le riflessioni circa gli argomenti del 2011, ancora oggi è di straordinaria attualità.

Poichè al termine dell’articolo viene citato il concetto di circolarità delle cose umane, allora non possiamo che confidare senza paura nella rinascita positiva del tutto.


Tra qualche giorno sarà Natale.  Ma più andiamo avanti con gli anni e meno è possibile rintracciare il vero significato di questo appuntamento, oltre il consueto tran tran di cene e shopping, anche se da alcuni anni in tono decisamente minore, causa crisi.

Nessuno ad esempio, o perlomeno davvero poche persone, ricordano che prima di arrivare al 25 si passa per il 21 dicembre, data in cui canonicamente cade il Solstizio di inverno, ovvero il momento dell’anno in cui la notte è più lunga e profonda.

Non è tempo perso se dedichiamo due righe a questo passaggio che segna in maniera continua e profonda il succedersi degli anni, anche perché tutte le popolazioni del mondo e le loro credenze, religioni o fedi trattano il tema in maniera tale che si può senz’altro affermare che il significato del Solstizio d’inverno è comune a tutte, al di là delle diverse ritualità con le quali poi veniva e viene celebrato.

“Non dimentichiamo infatti – come racconta Alberto Mariantoni nel suo “Dies Natalis Solis Invicti” che l’avvenimento iniziò ad essere celebrato dai nostri antenati, ad esempio presso le costruzioni megalitiche di Stonehenge, in Gran Bretagna, di Newgrange, Knowth e Dowth, in Irlanda o attorno alle incisioni rupestri di Bohuslan, in Iran, e della Val Camonica, in Italia, già in epoca preistorica e protostorica. Esso, inoltre, ispirò il “frammento 66” dell’opera di Eraclito di Efeso (560/480 a.C) e fu allegoricamente cantato da Omero (Odissea 133, 137) e da Virgilio (VI° libro dell’Eneide).

Quello stesso fenomeno, fu invariabilmente atteso e magnificato dall’insieme delle popolazioni indoeuropee: i Gallo-Celti lo denominarono ‘Alban Arthuan’ (rinascita del dio Sole); i Germani, ‘Yulè’ (la ruota dell’anno); gli Scandinavi ‘Jul’ (ruota solare); i Finnici ‘July’ (tempesta di neve); i Lapponi ‘Juvla’; i Russi ‘Karatciun’ (il giorno più corto). Nel giorno del Natale il Sole, che, nel suo moto annuo lungo l’eclittica – il cerchio massimo sulla sfera celeste che corrisponde al percorso apparente del Sole durante l’anno – viene a trovarsi alla sua minima declinazione nel punto più meridionale dell’orizzonte Est della Terra, che culmina a mezzogiorno alla sua altezza minima (a quell’ora, cioè, è allo Zenit del tropico del Capricorno) e manifesta la sua durata minima di luce (all’incirca, 8 ore e 50/55 minuti)” ; raggiunto il punto più meridionale della sua orbita e facendo registrare il giorno più corto dell’anno, riprende, da questo momento, il suo cammino ascendente.

Nella Romanità, in una data compresa tra il 21 e il 25 dicembre, si celebrava solennemente la rinascita del Sole, il Dies Natalis Solis Invicti, il giorno del Natale del Sole Invitto, dopo l’introduzione, sotto l’Imperatore Aureliano, del culto del dio indo-iraniano Mithra nelle tradizioni religiose romane e l’edificazione del suo tempio nel campus Agrippae, l’attuale piazza San Silvestro a Roma, che era praticamente incluso all’interno di un più vasto ciclo di festività che i Romani chiamavano Saturnalia, festività dedicate a Saturno, Re dell’Età dell’Oro, che, a partire dal 217 a .C. e dopo le successive riforme introdotte da Cesare e da Caligola, si prolungavano dal 17 al 25 Dicembre e finivano con le Larentalia o festa dei Lari, le divinità tutelari incaricate di proteggere i raccolti, le strade, le città, la famiglia.”

 Insomma quando la notte diventa padrona e il buio è totale, è necessario mantenere accesa la fiamma della Fede in attesa di una rigenerazione, della rinascita. E’ davvero interessante notare come quasi tutti i popoli della terra hanno da sempre celebrato la nascita delle loro divinità o degli esseri cosiddetti soprannaturali in questo esatto periodo, tra il 21 ed il 25 dicembre.

E’ evocativa quanto suggestiva l’interpretazione delle “porte solstiziali” legata alla simbologia della entrata e uscita dalla Caverna Cosmica. La porta di ingresso data il 21 giugno con il materializzarsi del Solstizio d’estate mentre l’uscita è appunto il 21 dicembre, Solstizio d’inverno. In sostanza si entra “uomini” e si esce rigenerati in “divinità”. Nella caverna accade ciò che può accadere in un utero materno, la lenta trasformazione da embrione a genere umano, solo che in questo caso poiché si entra gia “uomini” si rinasce una seconda volta trasformati.

Una ipotesi di lavoro filosofico, che se applicata alla realtà quotidiana, soprattutto ora con la situazione generale che stiamo vivendo, potrebbe in qualche misura dare risposte a molti comportamenti umani, ed indicare nel contempo una via da percorrere per poter “rigenerarsi”.

Non basta dunque togliersi un “cappello” ed indossarne un altro per diventare ciò che non si è. Occorre un periodo lungo di buio, una caverna, per riflettere, concentrarsi sul proprio calore, ed interiorizzare l’importanza della luce di quel solstizio d’estate che ora manca, ma che, a dispetto di tutto ciò che il genere umano crede di sapere sulla natura, tornerà imperterrito ogni 21 di giugno a rischiarare le cose e farle “rinascere” in una incessante rigenerazione.

Riproduzione riservata

Aggiungi un commento

"Innovare
è inventare il domani
con quello che abbiamo oggi"

Lascia i tuoi dati per essere tra i primi ad avere accesso alla Nuova Versione più Facile da Leggere con Vantaggi e Opportunità esclusivi!

true Cliccando sul pulsante dichiaro implicitamente di avere un’età non inferiore ai 16 anni, nonché di aver letto l’informativa sul trattamento dei dati personali come reperibile alla pagina Policy Privacy di questo sito.

"Innovare
è inventare il domani
con quello che abbiamo oggi"

Grazie per il tuo interesse.
A breve ti invieremo una mail con maggiori informazioni per avere accesso alla nuova versione più facile da leggere con vantaggi e opportunità esclusivi!