Nuova Monteluce, 180 posti letto per universitari e spazi per startup - Tuttoggi

Nuova Monteluce, 180 posti letto per universitari e spazi per startup

Alessia Chiriatti

Nuova Monteluce, 180 posti letto per universitari e spazi per startup

Il progetto per la città che rinasce | Il 30% degli appartamenti sono vuoti e le attività commerciali in sofferenza
Sab, 20/02/2016 - 01:03

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C’è il 30% di appartamenti vuoti e sfitti a Monteluce, quartiere alle porte del centro storico di Perugia. E c’è un tessuto economico ormai sfibrato da anni di crisi, di nuova edilizia residenziale in altri luoghi del capoluogo umbro. C’è una scuola, la Ciabatti, che attende di conoscere il suo destino. E poi c’è l’area dell’ex Policlinico, per la quale è in corso, anzi in via di ultimazione, un progetto di ampio respiro, su cui politica e cittadinanza puntano tanto. E’ lì che, a gennaio 2017, ma forse anche prima spera il commissario dell’Adisu, Maurizio Oliviero, verranno riconsegnati a Perugia e ai suoi studenti due nuovi plessi: in uno ci saranno 180 posti letto per universitari. Nell’altro verrà creato uno spazio di coworking di startup e innovazione, dove, promette l’assessore alla Regione Umbria, Antonio Bartolini, verrà trasferito tutto il comparto di Umbria Digitale, la società consortile con sede oggi in via XX Settembre.

Il progetto – Perugia è una città che prova rinascere, partendo dalla psicologia e dal cambiamento degli spazi. La riqualificazione dell’area dell’ex Policlinico è condotta da Fondo Umbria – Comparto Monteluce, il fondo immobiliare istituito e gestito da BNP Paribas, alla quale la Regione Umbria e l’Università degli Studi di Perugia hanno trasferito le aree del complesso. Al momento, il 70% del Fondo è in mano alla Regione, con la partecipata Gepafin, e all’Università, mentre il restante 30% è di BNP. In base a quanto redatto nel progetto iniziale, nel vecchio ospedale resteranno i fabbricati che compongono l’ex monastero (la chiesa e i campi annessi, compresi quelli prospicienti sulla piazza), la cappella ed il padiglione E. Sarà inoltre mantenuti gran parte della vegetazione esistente, oggetto di uno specifico progetto di valorizzazione, insieme ai principali percorsi pedonali interni. Le residenze (in edilizia libera o convenzionata) occuperanno il 43% della superficie; il 24% sarà occupato da strutture ricettive e residenze per studenti; il 15% da commerciale e terziario;  il 15% da strutture socio-sanitarie pubbliche e private; il restante 3% da altri servizi. La progettazione preliminare, dopo l’approvazione del piano attuativo, è stata voluta e seguita dallo studio Bolles-Wilson (vincitore del concorso di idee), in particolare per gli edifici prospicienti le piazze.

Il quartiere però continua a discuterne, riunito nella sede del circolo Arci di Sant’Erminio, durante un incontro organizzato dalla consigliera comunale del Pd, Sarah Bistocchi. Un circolo che lamenta l’assenza all’incontro dei rappresentanti della giunta comunale, che guarda all’integrazione dei tanti studenti cinesi che abitano il quartiere (per i quali anche il rettore dell’Unistrapg, Giovanni Paciullo, avrebbe su carta immaginato un progetto), e che vorrebbe guardare all’ambizioso sviluppo di Monteluce come un traino per tutta Perugia, sempre “nel rispetto dell’ambiente e con uno sguardo all’innovazione”, dice Bistocchi.

Innovazione e comunicazione diventano la sintesi delle parole del Dr. Alfredo Notargiacomo, e dei professori Nadotti, Ferrucci e Belardi, intervenuti al tavolo dell’incontro ognuno per sua competenza. Monteluce come campus universitario o come cittadella a parte? La prima, nelle parole di Oliviero, sembra ormai fuori tempo. C’è posto allora per ripensare lo sviluppo urbano, e per fare di Monteluce un luogo dove stimolare l’insediamento di nuove attività produttive, frutto anche di spin off della ricerca. “In Italia – dice il Prof. Nadotti – spendiamo poco per la ricerca, circa l’1,1%. Di questo, il 40% dei fondi viene dalla spesa pubblica. L’Università di Perugia ha investito in una quarantina di imprese frutto di spin off, di cui 30 sono ancora in piedi e 10 continuano a crescere“. E poi c’è da puntare sulla digitalizzazione della macchina amministrativa, sanità inclusa.

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La Regione Umbria ci metterà tante risorse: 56 milioni arriveranno (su tutta l’Umbria, non certo solo a Perugia) per la banda ultralarga. 30 milioni saranno poi destinati ai laboratori di innovazione, con Umbria Digitale. La palla passa ora al Comune di Perugia: Bartolini conferma la scrittura di delibere di giunta che hanno deciso il trasferimento degli uffici nella parte conventuale, sempre a Monteluce naturalmente, per lasciare spazio proprio a Umbria Digitale. Altro spiraglio sarà quello della programmazione 2014/2020 sull’Agenda Urbana, con la quale arriveranno finanziamenti per le prime cinque città in Umbria, e dunque anche per Perugia. La partita è dunque ancora tutta aperta: magari in questo modo, come ha detto Bartolini, Perugia uscirà da quel torpore in cui è caduta nel 2000, quando è divenuta un “ricco magazzino, ma ripiegato su stesso”.

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