Norcia, ecco la “casa” dei professionisti

Norcia, ecco la “casa” dei professionisti

Consegnate le chiavi degli studi professionali di via Meggiana, per l’apertura mancano gli allacci | Il punto sulle altre delocalizzazioni

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Consegna delle chiavi degli studi professionali di Via Meggiana a Norcia, alla presenza del Vice Presidente della Giunta regionale, Fabio Paparelli e del Sindaco di Norcia, Nicola Alemanno, questa mattina.

Saranno 27 gli studi professionali che occuperanno la struttura temporanea, tra studi tecnici, medici, commercialisti, notai ed anche un bar. Tutte strutture che risultate inagibili a causa del sisma dell’autunno scorso. Gli spazi, per essere operativi, però, necessiteranno ancora di qualche settimana, in attesa di completare gli allacci e le procedure burocratiche

“Inauguriamo in una giornata particolare, anniversario di uno dei tre eventi sismici che ha interessato l’Umbria – ha detto il Vice Presidente Paparelli – questa struttura modulare temporanea, sviluppata in due livelli, che ospiterà i professionisti di Norcia, dotata di parcheggi e di ogni servizio di connessione. E’ un lavoro di buona fattura impreziosito anche dall’idea del legno che la circonda”. 

Nel corso dell’incontro il vicepresidente ha fatto il punto sul processo di delocalizzazione delle attività commerciali di Norcia realizzate dalla Regione: “Tutti i cantieri relativi alla delocalizzazione delle attività commerciali sono partiti – ha sottolineato Paparelli – fatta eccezione per quello dei ristoratori di Castelluccio per cui avremo una riunione risolutiva a breve. In particolare, le strutture destinate ai commercianti del centro storico e, oggi, quelle per i professionisti di Norcia, sono state consegnate. Entro l’8 dicembre auspichiamo che sarà completata anche la delocalizzazione dei ristoranti di Norcia”.

Il Sindaco Alemanno ha sottolineato come questo luogo sia strategico e in funzione anche della ricostruzione. “La ricostruzione procede lentamente, dettata da processi che giornalmente dobbiamo affrontare. Non è lo stesso modello di ricostruzione adoperato nel 1979 e nel 1997. Prima si finanziava in base alla priorità, oggi in capo alla scala c’è il cittadino, poi il professionista, quindi l’Ufficio Speciale della Ricostruzione e infine il Comune che deve rilasciare le autorizzazioni. Questo modello non gira ancora perfettamente, per far si che ciò avvenga – prosegue Alemanno – ognuno di noi deve fare la sua parte perché c’è un unico impianto normativo. Occorre dunque sviluppare una casistica di riferimento, ecco perché si invita a presentare i progetti”.

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