Terni

Nervi tesi tra Bandecchi e giornalista | Bagarre Odg-Corridore

A margine del consiglio comunale di ieri, 20 giugno, si è verificato uno spiacevole episodio tra il sindaco di Terni e un giornalista. Secondo quanto è stato possibile apprendere, sembra che un giornalista abbia incalzato il sindaco sulle note questioni discusse nell’ambito del consiglio comunale e che Bandecchi abbia reagito in modo piuttosto stizzito, perché il giornalista, a dire del vicesindaco Corridore, si sarebbe trovato in uno spazio che non dovrebbe essere accessibile alla stampa.

Odg “Giornalista vittima delle intemperanze del sindaco”

“La reazione verbale del sindaco di Terni a un giornalista che lo intervistava, ribadisce l’insofferenza di Stefano Bandecchi nei confronti degli operatori dell’informazione – è quanto si legge in una nota dell’Ordine dei Giornalisti dell’Umbria – Dobbiamo purtroppo ricordare che il linguaggio adottato da un esponente delle istituzioni – sebbene nella piena e garantita libertà individuale di voler esprimere il proprio pensiero con i termini che più lo rappresentano – dovrebbe essere conforme al ruolo svolto. In più, sottolineiamo che lo stesso ruolo dovrebbe renderlo garante della tutela dei diritti sanciti dalla nostra Costituzione. Nell’esprimere solidarietà al collega vittima delle intemperanze del primo cittadino di Terni, assicuriamo che vigileremo con ancora maggior forza affinché sia tutelata la dignità professionale dei giornalisti, sempre e in ogni contesto e, soprattutto, in quello in cui si esplica il potere politico-istituzionale”.

La risposta di Corridore “Giornalisti intrufolati in spazi che non dovrebbero essere loro accessibili”

La replica è stata affidata al vicesindaco Riccardo Corridore: “La verità – dice il vicesindaco – è che andrebbe evitato che i giornalisti invadano gli spazi istituzionali senza alcuna autorizzazione. Circostanza questa che non si verificherà più in futuro. L’educazione è posta alla base del vivere civile e pertanto andrebbe accertato il come e il perché questi operatori dell’informazione si siano intrufolati in spazi che a loro non dovrebbero essere accessibili”.