Dna sconosciuto sull'arma che ha ucciso il Carabiniere

Dna sconosciuto sull’arma che ha ucciso il Carabiniere, mistero sull’ogiva

Sara Minciaroni

Dna sconosciuto sull’arma che ha ucciso il Carabiniere, mistero sull’ogiva

Ipotesi di ripulitura dell'arma che ha colpito a morte Emanuele Lucentini
Ven, 25/09/2015 - 08:54

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Poche, pochissime tracce. Non abbastanza per eseguire il test del Dna. Per questo la genetista Eugenia Carnevali, perito chiamato a rispondere alla domanda se sull’arma e sull’ogiva del proiettile che ha ucciso il carabiniere Emanuele Lucentini il 16 maggio scorso nella caserma di Foligno vi fossero segni di chi l’ha impugnata, ha dovuto affidare ad un software il poco materiale biologico isolato per determinare le probabilità di compatibilità con i profili genetici dell’indagato Emanuele Armeni e della vittima.

Mistero dell’ogiva. E dalla perizia emergerebbe quindi che sull’ogiva del proiettile che ha colpito alla testa Lucentini per poi fuoriuscire e rimbalzare sul muro e finire a terra nel piazzale della caserma non vi sarebbe stato materiale biologico sufficiente per l’esame del Dna. Possibile? Forse si, in base alla ricostruzione balistica della velocità con cui il proiettile si è conficcato nel muro per poi rimbalzare a terra.

Mentre sull’M12 s2 analizzato nelle parti interne e nella parte anteriore dell’impugnatura l’esame parla di residui blandi del Dna di Armeni (sul grilletto) e di traccia mista di profili genetici, tra cui quello dell’indagato e della vittima, ma anche di due ignoti. Troppo strano”, secondo i legali della famiglia del carabinieri ucciso il 16 maggio scorso nel piazzale della caserma di Foligno, che le tracce siano così minime sia sull’arma che sull’ogiva e si limitano, per ora, ad una constatazione: “che quell’arma l’abbia toccata è oggetto di confessione dello stesso Armeni, ma forse è stata toccata anche da altre persone o forse è stata oggetto di un tentativo di ripulitura”.

L’ M12 non era l’arma personale di Lucentini (questo spiegherebbe la presenza degli altri 2 profili genetici non attribuiti) ma quel giorno l’aveva in dotazione lui e Armeni che “solo per cortesia la stava tenendo” (secondo la tesi difensiva), avrebbe fatto partire accidentalmente il colpo mentre scivolava durante la caduta, ma la procura non gli ha mai creduto. “Impossibile”, secondo la perizia balistica che un colpo parta accidentalmente da quel tipo di arma.

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La perizia, depositata nei giorni scorsi, si aggiunge così al fascicolo già sostanzioso degli inquirenti e presto, probabilmente già nei primi giorni di ottobre a questi si aggiungerà anche l’esito dell’autopsia sul corpo del carabiniere originario di Totelinto. La procura potrebbe quindi chiudere presto il cerchio con gli ultimi elementi necessari alla fase delle indagini.

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L’altro esito che si attende è quello sul denaro rinvenuto nell’auto privata della vittima ma, secondo indiscrezioni, non ci sarebbero elementi tali da far imboccare nuove strade ne utili alla formulazione di un movente che ancora manca. Non ci sarebbero in altre parole tracce dell’Armeni su quei soldi che, secondo i legali della vittima Berellini e Belluccini, non erano altro che una somma con cui effettuare dei pagamenti già stabiliti per un mezzo agricolo di famiglia. E allora perchè Armeni avrebbe ucciso il collega, secondo la procura con “una scelta consapevole e volontaria”?.

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Dissidi sul lavoro? un segreto che non doveva essere rivelato? Oppure una figura femminile quella a cui Armeni avrebbe telefonato (intercettato) qualche giorno dopo il funerale di Lucentini spiegando che per “lei” sarebbe stato disposto a tutto? Quel “tutto” potrebbe significare anche uccidere? In merito a questi spunti investigativi  la famiglia di Lucentini attraverso i suoi legali ha sempre rifiutato ogni ipotesi che possa macchiare la memoria del carabiniere originario di Tolentino “uomo perbene e carabiniere esemplare al servizio dello Stato”La stessa vedova di Lucentini ha spiegato che più volte il marito  le aveva confidato di avere difficoltà con quel collega carabiniere “che andava troppo forte in macchina” e che doveva spesso rimproverare, ma di Armeni emerge, come spiegato dall’avvocato della famiglia della vittima Giuseppe Berellini, “il ritratto di un militare sopra le righe, da indiscrezioni risulterebbe anche la conferma di atteggiamenti spavaldi nel maneggiare le armi, da parte di alcuni colleghi, sentiti anche dal magistrato”.

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