Moschea di Umbertide, l’attacco di Guasticchi all’amministrazione Pd

Moschea di Umbertide, l’attacco di Guasticchi all’amministrazione Pd

Torna in grande stile il genere “Cattolico in politica” | Il Vice presidente Vicario della Regione ammonisce il suo partito

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La figura del Cattolico in politica, sembrava da tempo una categoria della militanza sociale e della polis ormai relegata ai confini dell’impero. Avevamo riposto nell’armadio le gramaglie per l’abbandono della scena da parte di mitologiche figure del genere come quella di Pier Ferdinando Casini, noto amante della politica del doppio forno, quand’ecco che il corpaccione generoso del Partito Democratico ha accolto e cullato in seno i nuovi epigoni della specie.

Passi che Papa Francesco faccia squillare la tromba per chiamare a raccolta i cattolici che fanno politica, e non in un partito in particolare sia chiaro. Ma che questi nuovi esemplari di cattoumanoidi, cresciuti a bibbia e martello (la falce no è troppa fatica) si siano tutti annidati all’interno del Pd, sta creando più di una domanda a numerosi osservatori scientifici del fenomeno. Un esemplare di lusso, diremmo con carrozzeria abarth, è presente anche in Umbria e risponde al nome di Marco Vinicio Guasticchi.

L‘epigono in questione, ultimo presidente della Provincia di Perugia prima della riforma, non ha mai fatto mistero della sua natura di cattolico in politica. Si ignora se le fondamenta del suo dna affondino nel cemento del donsturzismo, in quello dossettiano o andreottiano, magari venato di ciropomicinismo. Ma sta di fatto che se il Patron Renzi ha un giannizzero in Umbria, questo è senza dubbio Marco Vinicio Guasticchi.

L’uomo, attualmente consigliere regionale e Vice presidente Vicario della Regione, non manca mai di far sentire la sua voce sui più disparati argomenti di sensibilità pubblica e sociale perchè una delle sue qualità peculiari è quella del fregolismo intellettuale. Una posizione per ogni argomento, anche se apparentemente in difformità con la linea ed i principi basilari del partito a cui appartiene. Del resto che Guasticchi amasse cambiare d’abito in base alla necessità è facilmente verificabile in rete, dove si trovano molte sue foto ufficiali del periodo della presidenza alla Provincia, quando il Vicario diventava presidente a cavallo, presidente sciatore, presidente judoka, presidente cacciatore, presidente figurante della Quintana, presidente ciclista, e via enumerando. E’ mancato il tempo per essere presidente che mangia il fuoco e poi tutto si sarebbe compiuto.

E sempre in rete si trovano interventi guasticchiani sui classici argomenti da cattolico in politica iscritto al Pd. “Il crocifisso sia obbligatorio in tutte le scuole italiane”, tuonò una volta su uno dei problemi insormontabili che affliggono il paese, aggiungendoci non contento una tipica espressione cattolica sul genere “porgi l’altra guancia”, “abbiamo tollerato troppo…”. Mancava solo il grido “In hoc signo vinces”. Il vice presidente vicario si è anche distinto sulla fecondazione assistita, ma quella volta a favore, perchè si trattava di difendere gli esperimenti di riproduzione del centro faunistico di Torre Certalta di proprietà della Provincia. Ma quelli sono animali e allora amen!

Mancava il salto di qualità, ma l’attesa non è stata vana. Nella giornata di venerdì 1 aprile è arrivata nella posta di redazione un nota su un intervento dell’epigono che va all’attacco del simbolo dei simboli per i miscredenti. La costruenda moschea di Umbertide. Nefandezza delle nefandezze, e per di più in terra natale del Vicario regionale.

“La vicenda della moschea ha di nuovo messo in evidenza l’arroganza di una parte di dirigenza politica e amministrativa del Pd umbertidese. Si è fatta una scelta sopra la testa dei cittadini, considerati poco o nulla nelle scelte politico-amministrative della nostra comunità. Una moschea di oltre mille metri (1800 incluse pertinenze, parcheggi etc ndr.) quadrati con tanto di minareto per scandire le ore di preghiera. Uno schiaffo alla nostra cultura cattolica e alla nostra storia, caratterizzata sempre da un atteggiamento accogliente e di apertura, ma stavolta si è veramente passato il segno”.

Giustamente un autorevole membro del Pd regionale con chi se la deve prendere? Ma con il Pd di Umbertide, ovviamente, che regge l’amministrazione comunale ed è arrogante. Il tutto tra i salti di gioia del segretario regionale del Pd, Giacomo Leonelli, che dopo la grana “sanità” gli mancava giusto quella della moschea per farsi benedire definitivamente. Benedizione doppia! Del resto du gust is megl che one, notoriamente.

A condire l’attacco epigonale non può mancare il commento da fine urbanista alla Le Corbusier sulla grandezza della moschea e non sia mai del minareto canterino. Vuoi mettere la differenza edificatoria con chiese, chiesette e cattedrali tutte intorno con i campanili scampanellanti allo scandire della giornata come vuole la regola? “Uno schiaffo…” dice Guasticchi ricordandosi anche che i cattolici sono accoglienti e aperti al prossimo nei secoli dei secoli. Chissà se per “atteggiamento accogliente e di apertura” si voleva intendere una lottizzazione di piccole moschee da 30 metri quadri  tutte da accatastare in categoria C6, Stalle, scuderie, rimesse, autorimesse, dette anche Garage. Senza minareto sia chiaro. Al massimo si può consentire una canna dei fumi della caldaia, anche se i fedeli ne possono fare tranquillamente a meno.

Prosegue Guasticchi, “Un cambio di destinazione urbanistica effettuato nel 2012 ha trasformato questa area ad hoc. Destinazione per attività culturali e ricreative. Forse la numerosa comunità islamica umbertidese  interessa troppo ai suddetti politici locali. Sicuramente tutte le procedure sono state regolari sia nel vendere il terreno che per dare la concessione – prosegue Guasticchi – ma un’amministrazione oculata deve anche preoccuparsi delle tensioni sociali che certe iniziative innescano. La politica dello struzzo non è più praticabile a Umbertide e i cittadini, che tutto sono tranne che razzisti, oggi si sentono presi in giro da coloro di cui si fidavano. Non è normale costruire una gigantesca moschea in una cittadina di poco meno di ventimila abitanti”.

Insomma se uno si mette a leggerla bene la intemerata del Vicario, rischia di perdere di vista il problema. Sulle prime la moschea è uno schiaffo. Poi il richiamo in politichese malizioso su tutte le procedure risalenti al 2011-’12 (tempi non sospetti e sufficienti per far dire la sua al cattolico in politica), che sarebbero però state rispettate e regolari. Poi Guasticchi ci ripensa e dice che chi amministra deve preoccuparsi. Poi rispuntano i cittadini che non sono razzisti, sono accoglienti, ma si preoccupano in generale anche loro attanagliati dalla sindrome nimby (non nel mio cortile). Ed infine la sentenza in puro stile edificatorio: una moschea di mille metri quadri è troppa per una città di 20mila abitanti.

Atteso che tutti i 20mila umbertidesi non sono musulmani, non si è capito che conteggio sulla densità per metro quadrato abbia elaborato il Vicario, soprattutto quando ammette che a Umbertide c’è una numerosa comunità, più di 2mila praticanti di fede islamica (ammesso che vadano tutti contemporaneamente, 2 circa per metro quadrato secondo la nostra matematica), la cui colpa però, non è quella di volere un luogo di culto, ma di far gola ai governanti locali. Quindi se il Pd che guida la città ha dato spazio alle richieste di cittadini musulmani residenti e votanti, a Perugia i vertici dello stesso partito non sono d’accordo. Ora se questa è apertura al prossimo, come dire, parliamone.

A noi semplici osservatori di periferia sembra che il problema sia invece un’altro e che questo attenga ad ambiti squisitamente correntizi e di fedeltà politica a qualche guida nazionale. Anche in questo caso c’entra la fede, l’appartenenza ed un luogo di culto. Ma il tutto non va confuso con la moschea, o la chiesa e la storia dei popoli.

E così il cattolico in politica getta il sasso nello stagno per increspare l’acqua e vedere l’effetto che fa.
Al Vice presidente Vicario della Regione Umbria consigliamo però una rapida visita a Spoleto, dove si stanno tenendo le preziose lezioni della LXIV Settimana di Studi sull’Alto Medievo che quest’anno trattano il tema “Monachesimi d’Oriente e d’Occidente”, per avere un quadro più chiaro ed esaustivo sull’origine della chiesa intesa come comunità. Il Vicario ci potrà trovare qualche spunto interessante sui alcuni parallelismi tra diverse tradizioni e sulla origine geografica dei monaci cenobiti (il fondatore del cenobitismo, San Pacobio era un egiziano vissuto tra il III e il IV Secolo), così simili ai tanti mistici e maestri Sufi e ai loro cenobi, le Tekke, che altri non sono che strutture per confraternite islamiche, non dissimili dalle nostre Abbazie.

Noi che siamo giornalisti di campagna apprezziamo le cose schiette: o politici, magari coerenti, o celebranti. Poi dice che uno si butta a sinistra!

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