Il Coordinamento umbro delle squadre di caccia al cinghiale ha presentato all’assessore regionale alla Caccia Simona Meloni una proposta di riforma del regolamento regionale 34/99.
Una proposta discussa nell’assemblea che si è tenuta a Spello e che è stato anche portato a conoscenza delle associazioni venatorie.
Una proposta di modifica in 8 punti.
La richiesta è quella di assegnare esclusivamente i settori alle squadre per 4 anni, tempo nel quale redigere un piano di gestione specifico. L’assegnazione deve prevedere un gruppo di settori contigui, su tutto il territorio già settorializzato, fatta eccezione di quelli non utilizzati.
Per ogni distretto di caccia al cinghiale in braccata si chiede di stabilire il numero massimo delle squadre attraverso la media degli ettari complessivi del boscato del distretto.
Le battute congiunte devono essere autorizzate in tutto il territorio regionale, anche se le squadre non appartengono allo stesso distretto o allo stesso Atc.
Per il Coordinamento delle squadre andrebbe abrogata o almeno tolta dai settori della caccia in braccata e regolamentata con le stesse norme delle squadre. Inserire, poi, la regole dell’uso massimo di due cani di proprità.
Si propone di mantenerla esclusivamente per la gestione delle aree protette da 3 a 6 cacciatori con massimo 2 cani di proprietà.
Si chiede di effettuare censimenti per stabilire il numero di animali da abbattere per classi e sesso, vietando l’uso di visori luminosi e di calore, evitando la sovrapposizione con il contenimento.
Non essendo una forma di caccia, non dovrà essere regolamenta con il regolamento in questione.
Si chiede alla Regione la possibilità di intervenire con l’ausilio dei cacciatori formati anche delle squadre.
L’idea è quella di creare una filiera delle carni pubblica, dove far confluire i capi provenienti dal contenimento, sia nei territori a caccia programmata, sia nei territori delle aree protette. Si propone di destinare il ricavato al comparto caccia (in particolare prevenzione e pagamento danni).
Devono essere geolocalizzate e censite con sementi naturali, utilizzando fototrappole per fare stime della specie.