“Mia figlia di 12 anni contagiata dal Covid e trattata come un’untrice da altre mamme su gruppi Whattsapp e Facebook“.
Covid, 180 gli attualmente contagiati a Corciano
dopo l’ultima impennata di casi
E’ la denuncia di una mamma che risiede in una frazione di Corciano, in quarantena con le sue due figlie, di 16 e 12 anni, positive al Coronavirus.
“Abbiamo passato mesi a dire che il Covid poteva essere un modo per riscoprire una nuova sensibilità – racconta Paola (nome di fantasia) – invece sta facendo venir fuori il peggio e lo sto vivendo sulla mia pelle e quella di Giulia e Emma (nomi di fantasia). Quando abbiamo avuto consapevolezza che la positività di un nostro familiare poteva avere creato problemi alle figlie con le quali era venuto a contatto, è scattato l’isolamento precauzionale in ottemperanza alle norme … ma anche l’ostracismo sociale”.
Paola racconta l’allarmismo che è subito serpeggiato a scuola, condito anche da una certa cattiveria, che ha portato alla creazione di gruppi Whatsapp ed anche di post (poi rimossi) su Facebook nei quali la figlia minore – “rea” di avere causato la chiusura della sua classe – veniva additata come untrice. “Attacchi che definisco di bullismo – dice ancora Paola – maldicenze gratuite difficili da spiegare a ragazzine che comprendono bene la situazione e che da vittime di un virus subdolo, si trovano ad essere accusate“.
“Già è difficile destreggiarsi tra le richieste di informazioni, dal medico di base alla Asl, e le conseguenti procedure che spesso non sono chiare o ritardano – aggiunge – già è difficile capire come si può svolgere la quotidianità quando, ad esempio, benché siano ripartiti i contagi, molti esercizi non hanno riattivato il servizio di consegne a domicilio e tu non puoi materialmente uscire. Già è difficile vedersi consegnare dal servizio igiene ambientale i sacchi per i rifiuti speciali che ti danno la misura del tuo essere ‘a rischio’ e pericoloso, al pari dell’essere soggetto a controlli di polizia in quanto positivo … Ma nulla è così difficile da sopportare come una esperienza così psicologicamente pesante. E’ un male interiore che va ad aggiungersi al Male rappresentato dal contagio”.
La sensazione che emerge di più è quella della solitudine, aumentata, per le figlie, anche dal non vivere più la scuola. “Quando una classe va in quarantena – spiega Paola – per gli insegnanti è come se scattasse la malattia e, pertanto, non c’è alcun obbligo di fare lezione e mantenere i contatti con gli studenti. Alle superiori, invece, la didattica a distanza è a discrezione e le classi sono divise in gruppi che si alternano settimanalmente”.
Tra tanti motivi di ansia, stress e smarrimento comunque, sorprendono e danno speranza i meccanismi di difesa della bambina più piccola. “Quando la classe di mia figlia è stata chiusa – conclude Paola – mi sono sentita di scrivere un messaggio al gruppo dei genitori, al quale non tutti ovviamente hanno risposto, in cui esprimevo dispiacere per il disagio causato ai ragazzini e alle loro famiglie, pur ripetendo che il virus può colpire tutti e non ci sono ‘colpe’. La lezione più bella, me l’ha data proprio mia figlia, rassicurandomi ‘mamma tranquilla, mi difendo da sola!’”.
Ad oggi comunque, Paola ha effettuato il tampone ed è negativa, le figlie sono in attesa del secondo tampone “che auspichiamo – conclude lei – sia negativo, così che possano tornare ad avere una parvenza di ‘normalità’ e gli stessi diritti degli altri studenti, oltre la libertà che questo virus silenziosamente si prende senza il nostro consenso!“.