Massimo Zuccaccia è andato via | Due o tre cose che so di lui - Tuttoggi

Massimo Zuccaccia è andato via | Due o tre cose che so di lui

Carlo Vantaggioli

Massimo Zuccaccia è andato via | Due o tre cose che so di lui

Mer, 29/12/2021 - 11:41

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Quando muore un amico con il quale hai condiviso angoli profondi ed inesplorati della tua esistenza, davvero ti senti mancare un pezzo del corpo

Quando muore un amico con il quale hai condiviso angoli profondi ed inesplorati della tua esistenza, davvero ti senti mancare un pezzo del corpo fisico. Ma come coloro che perdono per vari motivi un arto, per un lungo periodo permane la sensazione del possesso di quella parte mancante (sindrome dell’arto fantasma).

E questo ci consola, perchè in effetti non siamo molto daccordo che tu, Massimo, abbia deciso di andare a passeggiare in una nuova dimensione. Per uno come te, c’erano ancora mille cosa da dire e fare.

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Questo è il momento in cui dovremmo ricordare di te i tanti pregi e gli inevitabili difetti umani. Ma la netta sensazione è che tu sia qui e che ci ascolti accennando il tuo sorriso sornione sotto baffi e barba. Molti non se ne fanno una ragione logica ma realmente so per certo che ci osservi.

Il nostro comune amico Giorgio, te lo ricorderai, descriveva lucidamente il momento del trapasso e lo stazionamento per un tempo non precisato nel Kamaloka, quel luogo post-mortem dove si provano desideri, sentimenti e passioni, e dove dovresti percepire su di te tutti gli eventi che hai fatto provare a tutte le persone conosciute nella tua vita.

Ed allora te lo voglio proprio dire, usando il coraggio dell’arto fantasma: ti ho sempre invidiato quella massa rigogliosa di capelli che troppo presto invece mi avevano abbandonato appena 30enne. Su di te creavano la condizione di una perenne giovinezza, quella che invece avevi nella tua testa e che come sempre donavi a piene mani a tutti, scettici, ignoranti e maleducati compresi. Una missione di redenzione, o magari solo di redistribuzione del dono che avevi avuto: quello di una intelligenza esplosiva e contagiante.

E invece un grandissimo difetto che avevi era quello di succhiare una caramella di menta extra-strong subito dopo aver preso il caffè. Avrei voluto strozzarti ogni volta che lo facevi dopo le mattine di colazioni caciarone al Bar Canasta, al chiuso o all’aperto sotto la copertura del “bancaraccio”, luogo di grandissime discussioni sui destini del mondo e di Spoleto.

Lì avevi creato, tanto per cambiare con la solita verve curiosa e anche un po’ sanitaria, il gruppo dei “prostatici”, prendendo per i fondelli tutti gli appartenenti di cui conoscevi davvero il PSA, ma stimavi fino in fondo la voglia di fare comunella per confrontarsi su tutto. Chi c’era lo sa, qualcuno nel frattempo è andato via prima di te, e non mi metto a fare i nomi, altrimenti saresti capace di mandarci segnali per farci rifare le analisi ex-novo.

Avevi anche un pessimo approccio con le macchine. Solo tu riuscivi a comprarle piene zeppe di difetti. Mi ricordo ancora, forse era il 1995 o 1996, una delle bellissime gite istruttive che facevamo con altri indimenticati amici, e che in quel caso ci avrebbe dovuto portare all’Abbazia di Fonte Avellana. Ti offristi come sempre generoso, di prendere la macchina, una Mercedes bianca. Non facemmo in tempo ad arrivare allo svincolo di Foligno in direzione Nocera Umbra che ci dovemmo fermare perché perdevi acqua dal radiatore. Una intera giornata a rimboccare il maledetto, e senza contare le frescacce che ti sei beccato strada facendo. Ma che risate, come scordarsele…

Ci hai curato tutti, con le parole e anche con i consigli pratici. In un periodo complicato per la mia gola e le mie difese immunitarie, mi hai trattato persino con la medicina ayurvedica, e funzionava alla grande. Meglio di uno stregone, a cui in ogni caso avresti insegnato qualcosa!

Non si contano le volte che sei stato presente nella vita della mia famiglia, e con la stessa intensità lo sei stato per una numero incalcolabile di persone a cui non hai mai negato un consiglio ed anche un aiuto concreto, senza pretendere nulla in cambio, mai!

Ti sei impegnato nella società civile, nel contesto degli umani, perchè la tua umanità fosse di esempio e stimolo per chi invece aveva agito con altri propositi. Sei stato un insegnante, un evangelizzatore e forse anche un vero padre, e non solo per i tuoi amati figli.

Avevi un mucchio di idee e di propositi, ma nessuno che fosse per un tuo vantaggio. Ed io e te siamo sempre stati legati da una profonda empatia, come se le tue impronte fossero della stessa dimensione delle mie, tali da farci percorrere un cammino parallelo. E chi lo sa dove si va a finire ora…

Sei stato pietra d’angolo di tanti progetti, mantenendo fede al tuo impegno di costruttore, perché è così che ci si comporta se si è guida e mentore, lasciando tracce di te che servano anche a chi arriva dopo.

La testimonianza, quella che tantissimi membri della nostra comunità hanno dimenticato di professare, scegliendo magari la strada più corta del potere materiale e dei fuochi fatui, è stata invece il tuo faro.

Da te ho imparato che la fatica dello studio è quasi inebriante e te ne sono grato. Se oggi leggo un po’ di più è anche per te.

Ed ora? Se te ne vai anche tu…

Ma non è stato inutile, proprio grazie ai tuoi mattoni messi uno sopra l’altro. E’ stata una grande avventura e qualcuno lo finirà questo muro, stanne certo!

Mi invecchio anche io, ma per fortuna ci restano, e mi restano le tue impronte. Ci vediamo di là in un tempo “piccolo”. Fuoco, per te!

Il commiato e le esequie

La Camera Ardente è allestita dalle 15 di oggi, mercoledì 29 dicembre, presso la casa funeraria AROF. Il funerale religioso si terrà nella chiesa parrocchiale di San Brizio, giovedì 30 dicembre alle ore 15.00

(Da sinistra nella foto di Virgilio Massani al Bar Canasta: Carlo Vantaggioli, Patrick Nwamu, Massimo Zuccaccia. Seduto, Lucio Soldoni )

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