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Maria Grazia Carbonari lascia il Movimento 5 stelle: “Voglio essere libera”

Redazione

Maria Grazia Carbonari lascia il Movimento 5 stelle: “Voglio essere libera”

L'atteggiamento su Sanitopoli e l'alleanza sbagliata con il Pd: le accuse dell'ex consigliera regionale
Sab, 09/11/2019 - 15:53

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Maria Grazia Carbonari lascia il Movimento 5 stelle: “Voglio essere libera”

Il tonfo alle elezioni regionali lascia il segno nel Movimento 5 stelle, passato da 2 a un solo consigliere (il ternano Thomas De Luca) e con appena il 7,41% dei voti raccolti. Non è stata confermata in Consiglio regionale l’uscente Maria Grazia Carbonari, addirittura terza nella classifica delle preferenze, anche dietro ad Angelica Trenta.

Chiusa la prima esperienza E la consigliera uscente, dopo qualche giorno di riflessione in cui evidentemente la rabbia è tutt’altro che passata, ha annunciato di lasciare il Movimento 5 stelle. E la politica, per il momento. “Con la proclamazione degli eletti – il suo annuncio – si è definitivamente chiusa la mia prima esperienza politica“.

Un messaggio, il suo, che è insieme una rivendicazione del lavoro svolto a Palazzo Cesaroni, ma anche un atto di accusa per come è stata gestita la campagna elettorale. Con un accordo, quello con il Pd, dal quale aveva messo in guardia. Anche perché, in caso contrario, sarebbe stata quasi certamente lei la candidata presidente per i pentastellati, assicurandosi così il posto a Palazzo Cesaroni.

Sanitopoli e immobilismoHo iniziato questa sfida – ricorda – mettendoci anima e corpo per combattere un sistema che si era incancrenito e alla fine ci eravamo riusciti. Sarebbe bastato iniziare subito a fare campagna elettorale. Ricordo quando proponevo una manifestazione a Piazza Italia, con delle vele che girassero la regione e manifesti per informare i cittadini su quanto accaduto e sul nostro lavoro, anche per riportare a casa il risultato. Queste iniziative però furono inspiegabilmente frenate – accusa – da vari esponenti del Movimento, che le ritenevano ‘esagerate’, visto che “ormai erano morti” e ricordare lo scandalo Sanitopoli sarebbe stato ‘vilipendio di cadavere’. Non si poteva neanche fare campagna elettorale finché non sarebbero stati noti i candidati e si attendeva l’apertura delle Regionarie, che però non arrivava mai, senza alcuna motivazione sulle ragioni di tale immobilismo…“.

RegionarieA settembre, quando avevo quasi perso la speranza che il Movimento potesse partecipare alle elezioni e continuava questo incomprensibile silenzio – prosegue il suo racconto – si ipotizzava addirittura una possibile ‘desistenza’ non partecipando al voto. Valutai allora di creare una lista civica autonoma, chiamando alcuni esponenti del Movimento che sapevo si sarebbero presentati. Casualmente, il giorno dopo si aprirono miracolosamente le Regionarie del Movimento per individuare i candidati. Girava la voce di una potenziale alleanza e quindi lessi bene le regole della candidatura: si parlava solo di liste civiche e cliccai”.

Un voto, quello delle Regionarie, che aveva incoronato Maria Grazia Carbonari la più votata, con ampio margine. Un voto su Rousseau che evidentemente non si è replicato nelle urne reali.

L’alleanza sbagliata col Pd Così la scelta dell’alleanza con il Pd, fatta decidere a livello nazionale. “Riguardo alla ipotesi di correre in coalizione con il Pd – commenta a questo proposito Maria Grazia Carbonari – sono state aperte le votazioni su questa discutibile scelta agli iscritti di tutta Italia invece che ai soli umbri, forse perché il risultato qui sarebbe stato scontato? Io espressi le mie perplessità sin da allora, proprio per tutelare il Movimento e la mia immagine, evidentemente compromessa da tale scelta dopo anni di battaglie contro il sistema di potere in Umbria. Il resto lo conoscete“.

Non chiama in causa direttamente il capo politico Luigi Di Maio che questa alleanza l’ha voluta a Roma. E nemmeno l’ex compagno di banco a Palazzo Cesaroni, Andrea Liberati, che l’ha gestita, insieme a pochi altri, in Umbria. Ternano, liberati, come l’unico consigliere che oggi ne prende il posto, Thomas De Luca. Non fa nomi Maria Grazia Carbonari, ma la rabbia è tante e si comprende verso chi sia indirizzata.

Il risultato elettorale – rivendica ora – dimostra che questa alleanza (non mi riesce chiamarla diversamente) non si doveva fare, lo sentivo a pelle e sarebbe stato meglio se avessi fatto un passo indietro, ma non ho voluto provocare un subbuglio che avrebbe danneggiato la mia forza politica, in cui ho sempre creduto.
Così ho provato a convincermi e sono andata avanti sperando che ero io a sbagliare“.

Fuori dalle istituzioni E qui Carbonari prova a dare una spiegazione alla sua mancata rielezione: “Forse, non essendone convinta, ero spenta, demoralizzata, demotivata e non sono riuscita a convincere gli elettori, che non mi hanno perdonato che dopo quasi 5 anni di segnalazioni contro il ‘sistema’ poi mi alleavo con il partito di maggioranza che aveva sempre governato. Ho pagato tale scelta restando fuori dalle istituzioni“.

Chiudo col M5s Ora, dopo alcuni giorni in cui  ha cercato dentro di sé “la strada che mi consenta di continuare le battaglie per questi valori“, da “cittadina senza nessun ruolo istituzionale che è tornata a fare a tempo pieno il suo lavoro” può liberamente fare la sua scelta: “Voglio essere libera, come sono stata fino a pochi mesi fa – la conclusione a  cui è arrivata – di parlare di qualsiasi argomento senza essere tirata per la giacchetta, quindi oggi scelgo di chiudere con il Movimento 5 Stelle, che tanto mi ha dato, tantissimi amici e tanti bei momenti, ma che sempre più mi pare aver deciso di andare a braccetto con questo marcio sistema“.

Dopo queste elezioni – accusa – vari portavoce ed esponenti del Movimento neppure rispondono alle mie telefonate e nessuno parla più dell’inchiesta e dei problemi della nostra Regione“.

Sono orgogliosa – conclude Maria Grazia Carbonari – delle tante inchieste e battaglie portate avanti in questi anni, che ritengo abbiano un grande peso politico. Sono sempre stata una donna libera e intransigente sui valori in cui credo, che credevo essere quelli del Movimento“.


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