Maran Spoleto, piano “lacrime e sangue” e partner per salvare l’azienda

Maran Spoleto, piano “lacrime e sangue” e partner per salvare l’azienda

Per evitare il fallimento necessari performance adeguate, licenziamenti, trasformazione dei contratti e investitori | Muro contro muro tra proprietà e sindacati, il 16 gennaio si torna a discutere

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Per salvare la Maran servono sacrifici e, soprattutto, un partner. E’ quanto emerso durante gli attesi incontri di oggi in cui la proprietà (rappresentata da Teresa Maran e dal consulente aziendale Andrea Marzapane) ha illustrato le prospettive per la società di recupero crediti che conta quasi 400 dipendenti, tutti a tempo indeterminato. Sul tavolo non è stato messo un piano industriale vero e proprio, come invece si attendeva, anche se di numeri ne sono stati illustrati diversi. L’azienda ha preso tre mesi di tempo entro i quali arriverà ad una soluzione, nel bene o nel male. Delineando tre scenari possibili e su cui si sta lavorando, con l’obiettivo primario di evitare il fallimento delle società del gruppo.

Il primo appuntamento del giorno è stato in Comune, con la proprietà che intorno alle 11 si è seduta allo stesso tavolo dei rappresentanti sindacali e di quelli istituzionali (per la Giunta c’erano la vicesindaco Maria Elena Bececco e l’assessore allo sviluppo economico Corrado Castrovillari). Presente anche un rappresentante di Confindustria. Oltre due ore di incontro, con momenti di confronto anche forti, che comunque viene definito “costruttivo” dal vicesindaco. “Si è arrivati ad un punto estremamente critico, solamente lavorando insieme se ne potrà in qualche modo uscire. Noi vigileremo” ha aggiunto Bececco.

Nel pomeriggio, quindi, l’incontro con i lavoratori. A parlare loro è stato soltanto Marzapane (seduta accanto a lui c’era comunque Teresa Maran), illustrando dettagliatamente gli scenari e dettando i tempi. Infine i dipendenti si sono riuniti in assemblea, non prendendo per ora decisioni su forme di protesta, in attesa di un nuovo incontro tra sindacati ed azienda, programmato per martedì 16 gennaio.

Due manifestazioni d’interesse da partner industriali

Le prospettive della Maran, è emerso chiaramente, non sono rosee. L’idea è quella di un piano comunque ‘lacrime e sangue’ che per forza di cose comporterà licenziamenti e modifiche dei contratti. Quanti esuberi non si sa, probabilmente almeno 50; mentre per i contratti si parla di circa una trentina di persone tra dipendenti Maran e R&S che rimarrebbero con contratto a tempo indeterminato mentre tutti gli altri verrebbero riassunti con un contratto a progetto. Molto dipenderà anche dal partner che affiancherà la società per uscire dal guado: 5 quelli con cui si sta interloquendo, alcuni internazionali, 2 dei quali hanno anche depositato una manifestazione d’interesse non vincolante. L’alternativa è quella di un partner finanziario, che apporti quindi capitale, anche l’ipotesi più concreta al momento è quella di una vendita a società del settore, con l’attuale proprietà pronta a farsi da parte.

Bilancio in rosso e -40% di ricavi nonostante performance positive

Prima di illustrare le prospettive, il consulente aziendale ha spiegato la situazione economica della Maran, alle prese con un bilancio in rosso e riserve finanziarie del gruppo esaurite con la conseguenza che le banche stanno restringendo le linee di credito. I ricavi degli ultimi tre anni hanno portato ad un trend negativo, con un -40% di ricavi, nonostante l’azienda faccia ogni mese performance positive. Illustrati anche i risultati operativi e l’indebitamento (che fino ad un paio di anni fa era marginale sui ricavi). L’obiettivo primario dell’azienda è comunque quello della continuità aziendale. Che può essere consentita con 3 caratteristiche, che devono coesistere contemporaneamente: mantenimento delle performance, che comportano un mantenimento dei ricavi; partner industriali o finanziari che permettano di fare i prossimi passi; e una riduzione dei costi. L’assenza anche solo una di esse bloccherebbe la continuità aziendale, che sarebbe a termine.

I tre scenari, licenziamenti e tagli ai compensi indispensabili

Per garantire la continuità industriale l’azienda è in contatto con 5 possibili partner interessati, tutti industriali, vale a dire società che già operano nel settore. “Di queste 5, 2 che sono internazionali, hanno manifestato l’interesse per iscritto. Questo non è garanzia – ha spiegato Marzapane ai lavoratori Maran e R&S presenti (c’era anche una delegazione della sede di Catanzaro – che la cosa si possa concludere positivamente, ma è sicuramente un passo importante”.  

Il primo scenario illustrato, quindi, è che una delle condizioni chiarite dal consulente, che comporterebbe il fallimento delle società del gruppo. Il secondo scenario, invece, è che si trovi un partner finanziario, accanto alle performance mantenute ed alla riduzione dei costi; questo comporterebbe una riduzione dei livelli gerarchici, la revisione delle retribuzioni di alcuni dipendenti, la riassunzione degli operatori telefonici con contratto di collaborazione, 50 esuberi tra Maran e R&S e la riduzione di altri costi, tra cui gli affitti.

Il terzo scenario, invece, quello che prevede l’ingresso di un partner industriale, prevede all’incirca le stesse conseguenze per i lavoratori, ma con dettagli sul numero di esuberi e sui contratti che però sarebbe la società subentrante a stabilire. “Quello che deve essere chiaro, nessun partner farà mai un accordo con noi prima della ristrutturazione o comunque lo condizionerà alla ristrutturazione” ha precisato Marzapane.

Tra le ipotesi paventate ai lavoratori, quella che, con contratto a progetto e non più a tempo indeterminato, andrebbero a percepire 200 euro di compenso fisso più gli incentivi a seconda dell’attività svolta.

Entro marzo il closing

Secondo i piani della proprietà, tutto si dovrebbe chiudere nel giro di tre mesi. I tempi infatti prevedono nel mese di gennaio la selezione dei potenziali partner, la negoziazione con loro a febbraio ed a marzo la ristrutturazione aziendale ed il closing, vale a dire la chiusura dell’accordo.

Quanto invece ai compensi arretrati, il 12 gennaio dovrebbe essere erogato l’ultimo terzo di quattordicesima rimasto, oltre a tutta la tredicesima. Nessuna certezza, invece, sul pagamento del saldo di ottobre e novembre e della mensilità di dicembre, così come sugli stipendi dei prossimi mesi.

Lavoratori e sindacati sugli scudi

La quasi totalità dei lavoratori ha manifestato contrarietà alle prospettive illustrate, in merito ovviamente ai licenziamenti ed alle riassunzioni con contratti precari dopo la stabilizzazione avvenuta negli ultimi anni. E gli stessi sindacati non vogliono cedere sul punto, anche se sono pronti al confronto.

“L’azienda – spiegano in una nota i segretari dei sindacati di categoria Simona Gola, Cristina Taborro, Paolo Pierantoni – ha lamentato una situazione di forte crisi determinata dal cambiamento delle richieste di mercato nel settore del recupero crediti, una carenza di risorse economiche e una riduzione dei margini aziendali. Contestualmente la stessa dirigenza Maran ha lamentato un costo del lavoro giudicato non più concorrenziale. Questi elementi hanno portato la  stessa azienda alla presentazione di un piano programmatico che prevede una sensibile riduzione del costo del lavoro e una riorganizzazione dell’organigramma aziendale.  Tuttavia, tutto ciò non è comunque sufficiente – sempre secondo l’azienda – a garantire i livelli occupazionali senza l’intervento di partner industriali o finanziari. Come Fisascat Cisl, Filcams Cgil e Uilcom Uil, nel rigettare qualsiasi proposta che preveda solo tagli occupazionali e riduzioni del salario, abbiamo chiesto ed ottenuto un incontro urgente per discutere più dettagliatamente le tematiche illustrate nel piano che si terrà il giorno 16/01/2018 presso i locali aziendali”.

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